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Amore e libertà, i volti del Dio di Benigni

© Roberto Vicario / Wikipedia
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I "dieci comandamenti" spiegati dal comico toscano su Rai Uno emozionano e spalancano una finestra sul Mistero

Benigni ci è piaciuto. Questo va detto al netto di ogni altra considerazione, al netto di eventuali “bischerate”, di due o tre cose non dette nella spiegazione magistrale dei primi tre comandamenti avvenuta ieri sera su una Rai Uno che finalmente si è ricordata cosa vuol dire servizio pubblico. Due ore senza interruzione pubblicitaria, dove si è parlato di cose alte, in un modo che ha incantato forse anche i più piccini. Roberto Benigni ha parlato di Dio associandolo all'amore, alla libertà, alla pienezza del significato, senza mai banalizzare, senza mai scordarsi di essere leggero. Scelta che  stata premiata anche dallo share: 33.22% e oltre 9 milioni di persone davanti alla tv. Speriamo se lo ricordino a Viale Mazzini…

Ieri sera il comico toscano, premio Oscar per “La vita è bella”, ha alzato l'asticella personale e della televisione e – scherzandoci su – «Stasera o mi arrestano per vilipendio della religione. Oppure mi fanno cardinale». Magari scherzassero tutti così su Dio, con Dio…

Prima di iniziare si è lasciato qualche minuto per la satira, forse scontata, sulla questione di “Mafia Capitale”: «Siamo a Roma, la città più bella. Adesso poi per Natale tutte queste luminarie, queste luci bianche e blu messe sopra le automobili perché si vedano meglio, specialmente davanti al Campidoglio». Ma siamo qui per i Comandamenti. «Politici e amministratori romani sapevano che venivo qui a parlarne e allora hanno fatto in modo di violarli tutti, proprio tutti, li ho contati, eh?». Ce n’è anche per il premier: «Solo un miracolo può salvarci. Infatti Renzi è andato in Vaticano. Ad esempio, la legge elettorale: quella vaticana gli va benissimo, uno viene eletto e governa per tutta la vita…». Ma bisogna parlare della Bibbia, «non di Rebibbia» (Avvenire, 15 dicembre).

Nell’excursus di Benigni c’è «il Dio liberatore, che ci insegna come dalla legge venga la libertà e dalla libertà l’amore», «il Dio geloso, che ci vuole tutto per sé. Mi sembra di sentirlo: Robertino, dimmi la verità, non è che hai visto Buddha ieri sera?». Il Dio implacabile, che ci vieta di «inginocchiarci davanti agli idoli, perché gli idoli addormentano, il divino inquieta», il Dio tenero che ci insegna come anche gli animali siano «il nostro prossimo». C’è la consapevolezza che «in 3500 anni di storia sono state combattute più guerre in nome di Dio che per qualsiasi altra cosa, e questa è la più grande bestemmia», e l’Isis che «usa il nome di Dio per terrorizzare gli uomini, ma questo è un delirio di dio, è un inno alla morte». C’è la certezza «che il riposo fa parte del lavoro» e che «il rombo della creazione sfocia nel silenzio del sabato. Il senso del tutto è nel silenzio. Pensate oggi quanto ce ne sarebbe bisogno: siamo tutti sempre connessi con tutto il mondo, ma disconnessi con noi stessi. Nessuno ha più il coraggio di rimanere da solo con se stesso. Ma i Comandamenti ci dicono di fermarci: siamo andati talmente di corsa con il corpo, che la nostra anima è rimasta indietro. Fermiamoci – è il monito con cui Benigni conclude questa prima serata evento – altrimenti l’anima ce la perdiamo per sempre» (La Stampa, 15 dicembre)

Mette subito le cose in chiaro Benigni: «Stasera cominciamo da Adamo ed Eva. Cos'è la Bibbia, poi? E' l'unico caso in cui l'autore del libro è anche dei lettori, è un bestseller da quando è uscito», scherza ma coglie il punto. Dio prima “ci fa” e poi “ci spiega” si potrebbe sintetizzare…

Il Dio di Benigni è il Dio dei piccoli, degli ultimi, con grande intelligenza il comico sottolinea un passo fondamentale. Dio non si presenta agli Ebrei come il Creatore del mondo, ma come il liberatore dalla schiavitù, dalla condizione servile senza dignità. Dio si occupa degli ultimi: «Parliamo dell'alleanza fra Dio e il popolo d'Israele: perché scelse proprio loro? Perché è il popolo più disprezzato del mondo. Dio non è interessato ai potenti, ma agli oppressi», per il semplice fatto che siamo noi tutti, nella nostra condizione di peccatori, schiavi di qualcosa, ed ecco che ci ricorda come «Essere liberi non è facile. La libertà è faticosa, vuol dire essere responsabili delle proprie scelte, per questo tanti non la vogliono. Dio, invece, vuole che noi impariamo la libertà». Anche quando siamo convertiti, la tentazione ci assale «Essere liberi non è affatto facile: è stato più facile togliere gli Ebrei dall'Egitto che l'Egitto dal cuore degli Ebrei». Ma fortunatamente il “Dio geloso” condanna per 3 o 4 generazioni, ma perdona e ama per oltre 1000, ed è per questo che «Quelle che noi giudichiamo debolezze, agli occhi di Dio sono grandezze». Benigni ci ricorda che cosa sono davvero i Comandamenti: «Ogni passo è un passo della nostra storia. Camminano tutti insieme verso la Terra promessa, finché Dio non regala loro i Dieci Comandamenti, la libertà».

Una perla sul roveto ardente, il segno con cui Dio si presenta a Mosé sul Sinai la prima volta: «Cos'è che arde e non consuma? L'amore. Quando siamo innamorati si brucia, si arde, ma non si consuma». Noi siamo innamorati? Di Dio, della vita, dei nostri amici, dei nostri figli, dei nostri mariti, mogli, fidanzati? Siamo fuoco che arde? E' la domanda che Dio ci pone da 3500 anni e dice sempre la stessa cosa: “fai come me, ama come amo io”…

Parlando del secondo comandamento: "La vera unica grande bestemmia è far diventare Dio un idolo e convincere la gente a uccidere nel suo nome. 'Non nominare il nome di Dio invano' vuol dire non rendere vano Dio, non rendere vana la tua vita", ha poi aggiunto durante la trasmissione. Benigni ha concluso la sua performance con una riflessione sul fanatismo religioso, quando dice: "l'Isis usa il nome di Dio per terrorizzare gli uomini, ma questo è un delirio di dio, è un inno alla morte" (Repubblica, 15 dicembre).

Nel suo monologo Benigni cita il suo parroco di quando era bambino, Don Tasselli (che doveva essere una vera forza della natura…), e in coda ringrazia invece un pastore Valdese, il teologo Paolo Ricca, autore di diverse riflessioni sui comandamenti. Un quadro di ecumenismo per nulla perbenista che ci fa apprezzare lo sforzo reale con cui il comico (ma basta questa etichetta per Benigni?) ha preparato la serata di ieri e quella che si appresta a fare oggi, in cui parlerà degli ultimi 7 comandamenti.  

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