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Adama Natale, il bimbo che ha portato l’amicizia “impossibile” tra cristiani e musulmani

Jeffrey Bruno
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Un piccolo grande miracolo di Natale accaduto nel lontano Burkina Faso...

Padre Alexis Ouedraogo non è un sacerdote qualunque. Vive nella diocesi di Kaya, in Burkina Faso, ed è responsabile dei media cattolici e della pastorale delle comunicazioni sociali, oltre che direttore della radio diocesana "Radio Notre Dame". Padre Alexis, con il suo sorriso e la sua voglia di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà, ha raccontato ad Aleteia come lui e il suo popolo stanno vivendo l'avvicinamento al Natale, ricordando tra le varie vicissitudini, un curioso episodio accaduto proprio nel giorno di Natale…
 

Padre, cosa si aspetta dal Natale che arriva?

Il nostro paese, il Burkina Faso che vuole dire “La terra degli uomini integri”, ha attraversato un periodo socio-politico significativo. Parlo soprattutto dell'insurrezione popolare che ha fatto cadere il regime del presidente Blaise Compaore, liberando la popolazione dal terrore, dalla paura, dalla corruzione, da quella che era una dittatura silenziosa di un lupo che si nascondeva sotto la pelle dell'agnello. La pace è stata seriamente minacciata durante questa rivoluzione. Di conseguenza, il regalo che io aspetto dal Natale è ovviamente la pace, la riconciliazione, la fiducia tra le famiglie da una parte, e dall’altra tra i cittadini e i nuovi dirigenti del governo di transizione. Desidero la pace secondo le parole del canto degli angeli: “Gloria a Dio nel alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”.
 

Natale è Dio che si fa uno di noi, cosa la aiuta a fare memoria del significato di questa festa?

Natale, festa della nascita di un bambino come ponte tra il cielo e la terra, come legame tra Dio e l’Uomo, come segno concreto di solidarietà di Dio che vola a soccorrere l’Uomo. Insomma è festa di Dio che viene incontro all’uomo per condividere la sua condizione più intima, portandogli, nel contempo, il suo amore. E in questo modo, ci invita a fare lo stesso gli uni nei confronti degli altri. Questa condivisione è ciò che cerchiamo di vivere, a nostro modo e secondo il nostro contesto, il giorno di Natale: il cibo viene preparato e condiviso tra le famiglie, i vicini di casa, gli amici e soprattutto con i poveri, agli ammalati, agli anziani, etc. È bello vedere i piatti girare tra le case, portati dai bambini. Penso che questo gesto ci fa intravedere di più il significato del Natale, festa di condivisione, di solidarietà senza frontiere ne confini. Ci fa vedere la presenza di Dio che, senza guardare alla miseria dell’Uomo, lo visita nella sua precarietà.

Cosa chiede nella preghiera?

Innanzitutto, prego per la pace nel nostro paese e anche nel mondo, perché non siamo un’isola rinchiusa. Essere chiusi crea un’acqua stagnante, chiamata a marcire. Prego per il miglioramento della situazione di vita di migliaia di migliaia di bambini che lasciano la scuola, le loro famiglie, i loro genitori che rischiano ogni giorno la vita nelle miniere, tanti muoiono lì, sul posto di lavoro. Gesù nasce a Natale per tirarci fuori da ogni forma di povertà. Non è accettabile che l’avvenire di migliaia di migliaia di bambini, per causa della povertà, svanisca nell’aria! Ma noi possiamo fare ancora tanto per impedire che questo avvenga. Quindi prego perché la venuta di Gesù Bambino faccia nascere nei cuori di tutti, il sentimento di solidarietà nei confronti di questi bambini, perché l’incarnazione è una forma di solidarietà di Dio nei confronto dell’umanità ferita dalla povertà del peccato.

C'è una storia, un episodio curioso legato al Natale?

Una storia curiosa è quella del piccolo Adama Natale, un bambino musulmano la cui nascita, il giorno di Natale dell’anno scorso, ha permesso al suo villaggio di incontrare il Vangelo. Suo padre, musulmano, capo del villaggio e stimato da tutti, prese una quarta moglie, circa dieci anni fa, ma non riuscivano ad avere figli. Una donna cristiana, amica della moglie, l'aveva invitata a partecipare con lei alla veglia della notte di Natale nel villaggio vicino. Segretamente, la giovane donna musulmana decise di partecipare e chiese a Maria, madre di Dio, la Grazia di avere un figlio. E proprio il Natale successivo la donna diede alla luce il piccolo Adama Natale! E’ bene sottolineare che il villaggio in cui vivono è a maggioranza musulmana e, fino all’anno scorso, non c'era alcuna possibilità per i cristiani di acquistare un terreno per costruire una chiesa e questo li costringeva a pregare segretamente. Curiosamente o miracolosamente, suo marito, messo al corrente del fatto, raccontò la storia a tutti ma soprattutto regalò un terreno del suo villaggio ai cristiani. Poco dopo incontrò il vescovo al quale disse che era disposto a lasciare entrare il Vangelo nel loro villaggio, per coloro che volessero accoglierlo e viverlo. E così quest'anno per la prima volta nella storia del villaggio, sarà celebrato il Natale in chiesa! Gesù è ponte tra Dio e gli uomini. Cosi, il piccolo Adama Natale è stato un ponte tra musulmani e cristiani nel suo villaggio.

 

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