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13 consigli dei primi cristiani per vivere con gioia

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Primeros Cristianos | Tue Dec 16 2014

Se teniamo lo sguardo fisso sulle cose dell'eternità, i contrattempi non ci abbatteranno e la prosperità non ci riempirà di superbia

La vita dei primi cristiani è piena di un'allegria traboccante, perché sanno che stanno facendo in ogni momento della loro giornata ciò che il Signore vuole da loro. La loro gioia non dipende dallo stato d'animo, né dalla salute o da qualsiasi altra causa umana, ma dalla vicinanza di Dio, che è il motivo della loro felicità profonda e senza paragoni.

La loro allegria è capace di sussistere in mezzo a tutte le prove, anche nei momenti più duri e oscuri, come la persecuzione e il martirio. La loro gioia è inoltre contagiosa: trasmetterla è il tesoro più prezioso che possono offrire a quanti li circondano. Molte persone hanno trovato e trovano Dio vedendo l'allegria dei cristiani.

“Ogni persona allegra agisce bene, pensa bene e calpesta la tristezza. La persona triste invece agisce sempre male”

(Erma, “Il Pastore”, II secolo)

Nel suo libro “Il Pastore”, Erma – fratello di papa Pio I –, a metà del II secolo, offre ai cristiani una serie di raccomandazioni sull'importanza di evitare la tristezza e di essere allegri.

1. Lungi da te la tristezza e non angustiare lo Spirito Santo che abita in te, perché non si rivolga a Dio contro di te e si allontani da te. 6. Lo Spirito di Dio dato a questa carne non tollera né tristezza né angustia (Erma, Il Pastore, Comandamenti, 10, 2-4)

2. Rivestiti, dunque, di gioia che è sempre gradita a Dio e gli è accetta. In essa si diletta. Ogni uomo allegro opera bene, pensa bene e disprezza la mestizia.

Invece l'uomo triste si comporta sempre male. Prima agisce male perché contrista lo Spirito Santo che fu dato gioioso all'uomo, poi, contristando lo Spirito Santo, compie l'ingiustizia di non supplicare Dio e di non confessarsi a Lui. La preghiera dell'uomo triste non ha mai la forza di salire all'altare del Signore (Erma, Il Pastore, Comandamenti, 10, 2-4)

3. I santi, mentre vivevano in questo mondo, erano sempre allegri, come se stessero sempre celebrando la Pasqua (Sant'Atanasio, Lettera, 14, 1-2)

4. Sarai sempre allegro e contento, se in tutti i momenti rivolgi a Dio la tua vita, e se la speranza del premio addolcisce e allevia le pene di questo mondo (San Basilio Magno, Omelia sulla gioia, 25)

5. “Chi pratica la misericordia – dice l'Apostolo – lo faccia con gioia”: questa prontezza e questa diligenza raddoppieranno il premio della tua elargizione. Perché ciò che si offre malvolentieri e per forza non risulta in alcun modo gradevole o bello (San Gregorio Nazianzeno, Dissertazione sull'amore per i poveri, 14)

6. Come avete sentito nella precedente lettura nella quale l’Apostolo diceva: “Rallegratevi nel Signore sempre” (Fil 4, 4), la carità di Dio, o fratelli carissimi, ci chiama, per la salvezza delle nostre anime, alle gioie della beatitudine eterna. Le gioie del mondo vanno verso la tristezza senza fine. Invece le gioie rispondenti alla volontà del Signore portano alle gioie durature ed intramontabili coloro che le coltivano assiduamente. Perciò l’Apostolo dice: “Ve lo ripeto ancora: rallegratevi” (Fil 4, 4).

Egli esorta ad accrescere sempre più la nostra gioia in Dio mediante l’osservanza dei suoi comandamenti, perché quanto più avremo lottato in questo mondo per obbedire ai precetti del Signore, tanto più saremo beati nella vita futura, e tanto maggior gloria ci guadagneremo agli occhi di Dio (Sant'Ambrogio, Trattato sulla Lettera ai Filippesi, 1)

7. I seguaci di Cristo vivono contenti e allegri e si gloriano della loro povertà più che i re del loro diadema (San Giovanni Crisostomo, Omelia su San Matteo, 38)

8. Sulla terra perfino l'allegria finisce in tristezza, ma per chi vive secondo Cristo anche le pene si trasformano in gioia (San Giovanni Crisostomo, Omelia su San Matteo, 18)

9. Se teniamo lo sguardo fisso sulle cose dell'eternità e siamo persuasi che tutto ciò che è di questo mondo passa e termina, vivremo sempre contenti e resteremo saldi nel nostro entusiasmo fino alla fine. Il contrattempo non ci abbatterà né la prosperità ci riempirà di superbia, perché considereremo entrambe le cose come caduche e transitorie (Cassiano, Istituzioni, 9)

10. La gioia nel Signore sia sempre crescente, la gioia nel mondo sia sempre più debole fino a spegnersi. Queste cose non si dicono perché quando siamo in questo mondo non dobbiamo avere delle gioie, ma perché, pur situati in questo mondo, dobbiamo già godere nel Signore (Sant'Agostino, Discorso 171, 1)

11. Allora grande e perfetta sarà la gioia, allora pienezza di gaudio, dove non ci allatta più la speranza ma ci nutre il possesso. E tuttavia anche fin d'ora,prima che arrivi per noi il possesso, prima che noi arriviamo al possesso, godiamo nel Signore. Perché non è piccola la gioia che ci viene dalla speranza, a cui poi seguirà il possesso (Sant'Agostino, Discorso 21, 1)

12. Perché non c'è nulla di più infelice della felicità di coloro che peccano 

(Sant'Agostino, La vita felice, 10)

13. Questo erano i primi cristiani, e questo dobbiamo essere noi cristiani di oggi: seminatori di pace e di gioia, della pace e della gioia che ci ha portato Gesù (San Josemaría Escrivá, Es Cristo que pasa, 30)

Tratto dal libro Orar con los primeros cristianos, di Gabriel Larrauri (Ed. Planeta)


[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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