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Vuoi essere felice? Cerca di rallegrare più che di essere allegro

© Aikawa Ke / Flickr / CC

Niña con sombrero sonriendo

padre Carlos Padilla - pubblicato il 15/12/14

Preghiera a Maria per quando arriva la tristezza: “Metti musica ai miei testi senza vita e restituisci allegria alle mie canzoni di dolore”

Mi piacciono le persone allegre, quelle che hanno la risata facile, quelle che prendono la vita con umorismo. Quelle che sorridono quando ti salutano e non ti guardano con aria truce. Quelle che non si buttano giù quando qualcosa non riesce bene e sono capaci di ridere dei loro difetti e dei loro errori.

Mi piacciono le persone allegre, che vivono seminando luce, con innocenza, senza darsi importanza. Sono quelle che ridono della vita per com'è, non si prendono troppo sul serio e sanno accettare le critiche e gli scherzi con umorismo, senza ribellarsi, senza mettersi sulla difensiva di fronte al minimo consiglio che diamo loro.

Diceva padre Josef Kentenich: “Il figlio 'minorenne' e immaturo si chiede dove sarà più felice, dove sarà più protetto, mentre il figlio purificato si chiede cos'è che dà più gioia al Padre. Naturalmente, a questa maggiore gioia sarà unita la maggior protezione, che in questo caso sarà una conseguenza e non una finalità. In effetti, la protezione è la conseguenza della donazione totale”.

È interessante. Quante persone vivono cercando il cammino della propria autorealizzazione, il modo di essere più felici! Cercano come finalità della propria vita un luogo, uno spazio, una realizzazione delle proprie potenzialità.

Non importa loro lasciare feriti lungo il proprio cammino. A volte le loro decisioni feriscono, spezzano, pongono fine ad altre speranze. E tutto per essere più felici, per trovare il loro luogo migliore.

Non si chiedono tanto dove Dio li voglia. Non cercano dove possono essere più fecondi per altri.

Vivono come i bambini piccoli, concentrati sul loro desiderio, sul loro benessere, sul rispondere alle proprie passioni. Guardandosi l'ombelico anziché guardare Dio. Vivono centrati, mai decentrati.

Qualche tempo fa una persona mi diceva: “Ho molte capacità, sento di non essere valorizzato e che non viene utilizzato tutto il mio potenziale”. La sua affermazione mi ha sorpreso. Non si sentiva valorizzata, sfruttata per tutto ciò che poteva dare.

Mi è dispiaciuto. Credo che si debba imparare a fiorire nel pezzo di terra in cui Dio ci pone. A volte non potremo sfruttare tutto il nostro potenziale, ma non importa, è di Dio. Egli saprà cosa fare.

Se viviamo pensando sempre di non essere sufficientemente valorizzati, di non essere abbastanza riconosciuti, non saremo mai felici.

Saremo il contrario, un po' cinerei. Semineremo amarezza, e lo sappiamo, l'amarezza è quel piccolo seme che dà un albero immenso, l'albero della tristezza, della critica, dell'invidia, del giudizio.

Quando il mio obiettivo nella vita è rallegrare Dio e rallegrare gli uomini, tutto cambia. Chi posso rallegrare oggi? Chi ho rallegrato oggi con la mia vita, con le mie parole e i miei gesti?

Sicuramente molti giorni non è facile, ma è bene che ce lo ricordino. Ci sono sempre ragioni per sorridere, per ringraziare, per guardare al futuro con speranza. Nella crisi, nella croce.

È il momento per alzare lo sguardo a Maria e dirle: “Tutta la mia vita sia un canto d'amore per te. Tutta la mia vita canti per te. Metti musica nei miei testi senza vita e restituisci allegria alle mie canzoni di dolore. Scrivi nella mia pagina bianca il cammino che mi porta al vero amore. Tutta la mia vita sia tua, canti, rida, soffra e ami per te”.

Mi piacerebbe recitare questa preghiera tutti i giorni. Per non dimenticarmi. Anche oggi posso sorridere. Anche oggi posso far sorridere altri.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
felicitàspiritualità
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