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Ami o semplicemente convivi?

© Vladimir Pustovit / Flickr / CC

Pareja en un banco

padre Carlos Padilla - pubblicato il 11/12/14

L'amore dà vita, allarga l'anima, ci spezza da dentro, ci lascia feriti

Non vogliamo abituarci alle cose di sempre. Vogliamo rinnovare il nostro atteggiamento di abbandono alla volontà di Dio.

Ce lo ricorda padre Josef Kentenich: “Non vogliamo appartenere alla schiera di coloro che pregando sanno dire molto sulla donazione totale ma poi riuniscono tutti i cavalli del mondo perché tirino il carro della propria vita e lo facciano tornare indietro quando Dio inizia a prendere sul serio la loro preghiera e fa con loro ciò che Egli vuole”.

È vero, non vogliamo appartenere a quel gruppo di codardi. Anche se a volte ci sentiamo così.

Vogliamo vivere questo Avvento come una grazia, come un tempo nuovo. Vogliamo rinnovare il nostro sì, la nostra dedizione senza riserve. Non vogliamo rifiutarci di accettare i progetti quando il “si faccia la tua volontà” tocca l'aspetto più sacro della nostra vita.

L'Avvento ci insegna a vivere senza paura, rischiando, donando. Ci insegna il valore della rinuncia e il dono che Dio ci fa quando ci ama. Ci insegna a camminare lentamente per percorsi nuovi senza timore di calpestare terre sconosciute.

Ci insegna a non tenere per noi, perché la vita merita quando viene donata. Ci insegna a confidare, perché Egli ci viene incontro. Ci insegna ad aspettare alla porta dell'amore chiedendo di essere amati.

Pensavo che in questo periodo di Avvento ci viene donata una nuova opportunità per amare. Cosa facciamo del nostro tempo? Come usiamo le ore che ci sfuggono?

Una persona mi raccontava che un giorno ha pregato in ginocchio nella chiesa in cui i suoi genitori si erano sposati più di cinquant'anni prima. Mi ha scritto queste righe:

“Come si misura lo scorrere del tempo? Non importa molto misurarlo, calcolarlo. A volte ci provo, non serve. Vivere oltre mezzo secolo con qualcuno è vivere molti anni amando, toccando, ascoltando, parlando, tacendo.

Ma è anche possibile vivere senza amare, senza guardare, senza toccare, senza donare. Le ore sono di incontro o di disincontro.

Come si misura l'amore nel tempo? Si misura in parole e in gesti? O forse in vagoni di silenzi pieni di luce per i quali passa la vita?

Forse non c'è un modo preciso per misurare la fedeltà dell'amore con il passare del tempo. O forse, lo so, il tempo si misura in montagne di tenerezza per le quali passa l'uomo, amando e donando.

Perché nella vita, come in tutto, è chiaro, o si è fedeli o non lo si è. L'amore è verità o è menzogna. Spetta a me. Sono io a scegliere”.

Sono rimasto in silenzio pensando a questo. È vero quello che ascoltiamo: “Per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni sono come un giorno”. Cinquant'anni sono molti. Cent'anni sono ancor di più. Un giorno non sembra nulla, ma importa molto.

Il tempo forse non importa tanto, perché siamo sognati per l'eternità. Ma è una realtà che il nostro amore è vero o è menzogna. Amiamo o non amiamo. Tutti vogliamo che sia vero. A nessuno piace amare mentendo.

Vogliamo che l'amore non muoia. Che non sia sterile. Che sia profondo, autentico, libero, puro, fedele. Non c'è nulla di più triste di un amore che si chiude in se stesso e si spegne morendo, senza generare speranza. Un amore che ha cercato se stesso pretendendo vanamente di dare la vita.

Come sono i miei amori? Com'è il mio amore più profondo? Voglio imparare ad amare bene. Mi fermo e penso. Raccolgo la mia vita tra le mani come un germoglio di speranza.

L'amore è fecondo. Dà vita, allarga l'anima, ci spezza da dentro, ci lascia feriti. Amare ci rende più grandi e più piccoli. Più pieni e più umili. Più ricchi e più poveri.

È l'eterno paradosso di guadagnare la vita perdendola, donarci ricevendo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
convivenza
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