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Papa Francesco: “no complici di nuove schiavitù”

© Antoine Mekary / Aleteia

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 10/12/14

Il Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2015 contro abusi, sfruttamento e "lavoro schiavo". Anche i consumatori devono essere più responsabili

Nessuno può girare la faccia davanti al fenomeno imponente delle moderne forme di schiavitù, nessuno può rendersene in qualche modo complice con la propria indifferenza, perchè Dio chiederà: "Dov'è tuo fratello?". E' l'accorato appello di papa Francesco a tutti gli uomini e le donne di buona volontà perchè concorrano insieme a porre fine all'"abominevole fenomeno" dello "sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo" che conduce a calpestare "i diritti fondamentali dell’altro e ad annientarne la libertà e dignità" contenuto nel Messaggio per la 48.ma Giornata Mondiale della Pace, che si celebra il 1° gennaio 2015.

Non più schiavi, ma fratelli”, questo il titolo del messaggio, si richiama alla lettera di san Paolo a Filemone. L'Apostolo, come ricorda il pontefice, chiede al suo collaboratore di accogliere Onesimo, già schiavo dello stesso Filemone e ora diventato cristiano, in nome di quella fraternità che è generata dall'essere tutti discepoli di Gesù.

Da sempre il peccato interrompe la "fraternità creaturale" che nasce dalla comune appartenenza alla famiglia umana: Caino uccide Abele per invidia commettendo il primo fraticidio della storia, Cam viene maledetto dal padre Noè per la sua irriverenza. Già nel racconto delle origini della famiglia umana il peccato di allontanamento da Dio, "dalla figura del padre e dal fratello" diventa un’espressione del "rifiuto della comunione" e si traduce nella "cultura dell’asservimento".

Ci sono state epoche della storia, ricorda papa Francesco in cui l’istituto della schiavitù era generalmente accettato e regolato dal diritto così che "lo schiavo poteva essere venduto e comprato, ceduto e acquistato come se fosse una merce". Ai nostri giorni, a seguito "di un’evoluzione positiva della coscienza dell’umanità", la schiavitù, "reato di lesa umanità", è stata formalmente abolita nel mondoeppure ancora oggi milioni di persone "vengono private della libertà e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavitù".

Bergoglio ne traccia un elenco minuzioso e impressionante che comprende i lavoratori, anche minori, sfruttati in tutti i settori nei paesi dove non esistono norme adeguate agli standard internazionali oppure, perchè illegali, anche in quei paesi dove le norme a tutela dei lavoratori ci sono; i migranti che spesso, nel loro percorso, "soffrono la fame, vengono privati della libertà, spogliati dei loro beni o abusati fisicamente e sessualmente"; il "lavoro schiavo" di chi accetta qualsiasi condizione di occupazione "specie quando le legislazioni nazionali creano o consentono una dipendenza strutturale del lavoratore migrante rispetto al datore di lavoro, ad esempiocondizionando la legalità del soggiorno al contratto di lavoro"; gli schiavi e le schiave sessuali, per esempio le ragazze rapite e tenute cattività da gruppi terroristici; le donne costrette a matrimoni forzati; i ragazzi commerciati per l'espianto degli organi. La lista sembra inesauribile ma "oggi come ieri, – afferma papa Francesco – alla radice della schiavitù si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto".

Accanto alla "causa ontologica" del "rifiuto dell’umanità nell’altro" concorrono a spiegare le forme contemporanee di schiavitù "la povertà, il sottosviluppo e l’esclusione, specialmente quando essi si combinano con il mancato accesso all’educazione o con una realtà caratterizzata da scarse, se non inesistenti, opportunità di lavoro". Giovani e giovanissimi che cercano di uscire dalla povertà vengono adescati con false promesse di lavoro e cadono nelle mani delle "reti criminali che gestiscono il traffico di esseri umani", complice anche la corruzione di coloro, tra le forze dell'ordine, funzionari, istituzioni che "sono disposti a tutto per arricchirsi". "Questo succede – sottolinea ancora una volta papa Francesco – quando al centro di un sistema economico c’è il dio denaro e non l’uomo, la persona umana".

Il fenomeno delle nuove schiavitù è talmente esteso e imponente, ragiona Bergoglio, che supera le competenze di una sola comunità o nazione e per sconfiggerlo "occorre una mobilitazione di dimensioni comparabili a quelle del fenomeno stesso".

Accanto "all’enorme lavoro silenzioso che molte congregazioni religiose, specialmente femminili, portano avanti da tanti anni in favore delle vittime" cercando di "spezzare le catene invisibili che tengono legate le vittime ai loro trafficanti e sfruttatori", occorre "uno sforzo comune" da parte dei diversi attori che compongono la società. Tutti sono chiamati in gioco. Gli Stati, in primo luogo, perchè producano "leggi giuste" a difesa dei diritti della persona anche in materia di migrazioni, lavoro, adozioni e vigilino affinchè le norme sulla "delocalizzazione delle imprese e sulla commercializzazione di prodotti realizzati mediante lo sfruttamento del lavoro siano realmente rispettose della dignità della persona". Le organizzazioni intergovernative sono chiamate "ad attuare iniziative coordinate per combattere le reti transnazionali del crimine organizzato che gestiscono la tratta delle persone umane ed il traffico illegale dei migranti", mentre le imprese devono vigilare affinché "forme di asservimento o traffico di persone umane non abbiano luogo nelle catene di distribuzione".

Papa Francesco richiama anche la responsabilità sociale del consumatore in quanto ogni persona dovrebbe avere la consapevolezza che "acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico", evitando l'acquisto di "prodotti che potrebbero ragionevolmente essere stati realizzati attraverso lo sfruttamento di altre persone".

Un grande impegno, al quale la Santa Sede negli ultimi anni ha dato un particolare contributo, richiede dare visibilità al "fenomeno della tratta delle persone", sensibilizzando l'opinione pubblica e agevolando la collaborazione tra i diversi attori impegnati su questo fronte. La Chiesa, afferma papa Francesco, ha il compito di mostrare a tutti "il cammino verso la conversione", che induca a "riconoscere nell’altro, chiunque sia, un fratello e una sorella in umanità", come illustra la storia di Giuseppina Bakhita, la santa che ha vissuto la schiavitù sulla sua carne.

"La globalizzazione dell’indifferenza, che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli – è l'appello di papa Francesco per un 2015 nel quale non si ceda alla "tentazione di comportarci in modo non degno della nostra umanità" -, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità".

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