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È possibile il matrimonio con una persona di religione islamica?

Married islamic couple

© ZouZou / SHUTTERSTOCK

IUS CANONICUM - pubblicato il 09/12/14

È difficilissimo. È fondamentale che i fidanzati siano consapevoli delle difficoltà che dovranno affrontare, ma possono essere un segno di riconciliazione nella società

L’atteggiamento della chiesa nei confronti dell’islam, manifestato nel documenti del Concilio Vaticano II (cfr. Lumen Gentium, 16; Nostra Aetate, 3), non le impedisce di essere consapevole del fatto che la differenza di fede e di contesto sociale e giuridico tra i Paesi di cultura cristiana e musulmana può creare gravi problemi alla convivenza matrimoniale e alla pienezza della vita coniugale, così come all’esercizio del diritto e al compimento del dovere di educare cristianamente i figli (cfr. canoni 1055 § 1 e 226 § 2). La Chiesa, quindi, stabilisce impedimenti ai matrimoni misti per le difficoltà che comportano quasi sempre e perché impediscono l’intima comunione tra i coniugi.

Quando il legislatore canonico esige da chi richiede una dispensa per sposarsi con una persona di religione musulmana la promessa di fare quanto le è possibile affinché i figli siano battezzati ed educati nella religione cattolica, è consapevole della difficoltà di mantenere questa promessa, contrapposta non solo ai doveri religiosi del musulmano praticante, ma anche, quando la parte musulmana è l’uomo, alle disposizioni giuridiche che nel diritto musulmano obbligano il figlio a seguire la religione del padre.

Atteggiamenti e orientamenti pastorali generali
Tutti coloro che devono trattare pastoralmente questi casi hanno bisogno, di fronte all’islam e ai musulmani, di un atteggiamento di conoscenza che li liberi dai topici tradizionali, e allo stesso tempo di responsabilità per rispettare e scoprire il progetto di Dio in altri cammini religiosi oltre a quello cristiano.

“La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini” (Concilio Vaticano II, Dichiarazione Nostra Aetate, 3). Per consigliare bene, serve una certa conoscenza del diritto matrimoniale musulmano in generale e dei diversi Codici civili moderni, così come delle realtà sociologiche del Paese della parte musulmana.

I pastori devono esprimere soprattutto grande tatto e audacia, frutto della massima carità, per riconoscere le esigenze reciproche e i tratti specifici (culturali, religiosi, giuridici e pedagogici) di questi matrimoni, arrivando a sconsigliarli in modo assoluto se i fatti lo richiedono. Il tutto accompagnato da una grande misericordia per comprendere, accogliere e collaborare a ogni caso concreto.

Atteggiamenti particolari in vista del discernimento e della preparazione

Servono un’accoglienza sincera e una collaborazione generosa che evitino ogni tipo di paternalismo, e ancor più un proselitismo camuffato. Questa accoglienza è fondamentale, visto che, infrangendo le norme sociologiche del proprio ambiente da cui sorgeranno inevitabilmente incomprensioni e rifiuti, è facile che la coppia senta, pur non confessandolo, emarginazione e isolamento, risultando vulnerabile se non si superano i muri delle rispettive culture e società.

Accanto all’accoglienza, il servizio più importante che si può prestare ai contraenti nel corso del dialogo pastorale è permettere a entrambi di prendere coscienza, in modo leale, sereno e congiunto, delle distanze personali, culturali e religiose che li separano, e che resteranno perché non possono essere completamente superate. È di massima importanza per la solidità futura del matrimonio che entrambi soppesino nel modo più obiettivo possibile le difficoltà che inevitabilmente si presenteranno loro. Difficoltà che non faranno altro che accentuarsi con l’arrivo dei figli. La parte cristiana in genere ha una completa mancanza di conoscenza delle questioni giuridiche relative all’eredità, alla custodia dei figli, alla comunità dei beni, al divorzio, ecc., così come del fatto che i figli nati da questa unione saranno secondo il diritto musulmani, il che renderà difficile alla donna cristiana la condivisione della propria fede con i figli. La stessa ignoranza è relativa in genere alle condizioni sociologiche in cui dovrà vivere, soprattutto se la coppia si insedia in un Paese musulmano.

È anche importante che sappia che nell’ambiente musulmano l’amore tra l’uomo e la donna non ha né la stessa forma né la stessa espressione che ha nella concezione tradizionale dell’Occidente cristiano. Un’altra difficoltà di cui la parte occidentale deve tener conto è rappresentata dalla separazione tra la società maschile e quella femminile, aggiungendo a questo fatto che non si tratterà della famiglia unicellulare, ovvero ristretta al nucleo della coppia e dei suoi figli, ma di una famiglia di tipo patriarcale.

La parte musulmana, nonostante il suo sforzo di adattamento alla lingua e alla cultura occidentale, continuerà ad essere normalmente e legittimamente imbevuta delle proprie categorie religiose e socio-culturali islamiche. Ciò farà sì che le concezioni occidentali cristiane della famiglia corrano il rischio di disorientarla, di modo da non farle comprenderle nella loro ampiezza la sensibilità e le reazioni del partner e dell’ambiente.

Dall’altro alto, abituato all’accoglienza, all’ospitalità tradizionale e alle numerose visite alla famiglia e ai parenti, il musulmano accetterà difficilmente gli atteggiamenti attuali di riservatezza, individualismo o apparente distacco che si verificano nella società occidentale, potendo anche interpretarli come disprezzo.

In alcuni casi, inoltre, la parte musulmana non è accettata dalla famiglia della parte cattolica, producendosi in quella parte un senso di isolamento e insicurezza che forse la spingerà a precipitare il ritorno nel proprio Paese, nel quale ritroverà il suo contesto familiare.

Tutta la pastorale sarà quindi orientata a che entrambi assumano le proprie differenze per trasformarle in ricchezza, il che presuppone cuore, intelligenza e saggezza. Per questo non tutti sono capaci di formare una famiglia islamo-cristiana, a causa delle differenze da accettare o della tendenza a minimizzarle o a presupporre che il proprio caso sarà diverso. C’è quindi un discernimento formale che deve essere suscitato negli interessati, cosa non facile ma che fa parte del lavoro pastorale.

Effettuato il discernimento, se si decide in modo consapevole e maturo di andare avanti, queste coppie dovranno mostrare una creatività molto speciale, il che è già di per sé un grande arricchimento. Dovranno soprattutto fare qualcosa di originale, senza copiare né il modello occidentale né quello del Paese d’origine della parte musulmana. Dovranno inventare uno stile di vita proprio che dovrà, più che nel caso di altre coppie, fare appello alle qualità essenziali del cuore, come la comprensione, la delicatezza e la pazienza. Dovranno soprattutto dotarsi di un amore di grande qualità.

Nella preparazione della celebrazione dei matrimoni misti musulmano-cristiani davanti alla Chiesa, i contraenti verranno informati della peculiarità religiosa del matrimonio che vogliono contrarre, dei fini e delle proprietà essenziali di questo, che nessuno dei due può escludere, e dell’esistenza dell’impedimento di disparità di culti e delle condizioni richieste per ottenere la dispensa necessaria.

Si orienteranno anche i contraenti sulle forme possibili di celebrazione del matrimonio cattolico, sia in forma canonica che con dispensa da questa, e sulle esigenze e le implicazioni di ciascuna di esse, di modo che nel dialogo pastorale si possa discernere qual è la forma di celebrazione più adeguata all’atteggiamento religioso dei contraenti. A questa formazione dei fidanzati può partecipare il ministro religioso musulmano.

Istruendo la parte musulmana sui fini e sulle proprietà essenziali del matrimonio e sulla necessità indispensabile di impegnarsi per iscritto a non escludere questi fini e queste proprietà, si può far vedere che la rinuncia al divorzio e alla poligamia non ha nulla di strettamente incompatibile con l’islam, ma è una via riconosciuta all’interno di questa religione, messa in pratica in modo libero e gioioso da molti musulmani. Si deve senz’altro aiutare la parte musulmana nel riconoscimento dell’inviabilità di questa via islamica, che deve assumere come qualcosa di proprio perché il matrimonio progettato sia contratto validamente davanti alla Chiesa.

Per celebrare il matrimonio cristiano con disparità di culto, è indispensabile che la parte musulmana sia consapevole, e in modo molto preciso, delle esigenze che comporta il matrimonio, abbandonando le possibilità concesse dalla legge islamica (divorzio, poligamia…), che non hanno nulla di strettamente incompatibile con l’islam.

Anche se il successo di questi matrimoni è molto problematico ed esige (non possiamo stancarci di ripeterlo) una preparazione molto seria e impegnata, quando si realizzano con le dovute garanzie racchiudono enormi ricchezze. Può essere l’occasione sul piano religioso di un reale approfondimento della dimensione religiosa personale. La soluzione negativa sarebbe eludere questo compito rifugiandosi nell’indifferenza. Al contrario, sarà all’interno di un progresso spirituale e di una maggiore fedeltà come credenti che i giovani sposi potranno trarre forza e certezza per portare a buon fine il loro progetto in comune.

Questo incontro e confronto musulmano-cristiano può essere fonte di una maggiore esigenza, che invita a tornare insieme all’essenziale: Dio, che è al di là di tutto ciò che i discorsi umani potranno mai dire al riguardo. Il matrimonio misto, inoltre, conferisce al dialogo musulmano-cristiano un’altra dimensione più estesa di quella degli incontri di esperti, perché si radica nella piena realtà umana attraverso la vita quotidiana e si moltiplica in numerose famiglie.

Questi matrimoni, portati avanti seriamente, sono un segno di riconciliazione possibile tra i popoli, tra le razze e le religioni, e possono essere un arricchimento per le comunità umane e religiose a testimonianza del fatto che i particolarismi, le visioni ristrette, i razzismi di qualsiasi tipo possono essere superati. Ed è auspicabile che alcuni matrimoni misti acquisiscano la consapevolezza di una missione di riconciliazione e di pace radicata nella propria esistenza.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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