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Come gestire l’insicurezza?

© Eli Christman / Flickr / CC

Péndulo en museo de ciencia

padre Carlos Padilla - pubblicato il 09/12/14

Tremeremo di paura e di freddo. In quei momenti non potremo fare altro che guardare in alto e confidare

I cambiamenti d'animo. Le circostanze che cambiano. La vita che ha tante svolte. L'unica cosa che resta immutabile è Dio in alto, che sostiene il pendolo della mia vita.
Le cose e le circostanze potranno cambiare, ma Egli non cambia, non smette di essere al centro. Posso dimenticarmi di Lui, ma Lui non si dimentica di me. Vorremmo imparare a confidare sempre.
Di fronte alla vita che scorre e cambia, dov'è l'equilibrio? Chi ci sostiene? Il punto di equilibrio è in Dio. Egli ci sostiene nei nostri cambiamenti e nelle nostre oscillazioni.
Ci sembra che la vita ci trascini, per questo abbiamo bisogno di ancorarci al profondo del cuore di Dio. Per questo sigliamo l'alleanza con Maria. Non perché siamo tranquilli e confortati nel Santuario, non perché ci sentiamo forti e sicuri.
Piuttosto, è perché abbiamo bisogno di abbandonarci a Colui che ci dà sicurezza. Solo Dio ci dà la sicurezza. Solo nel cuore di Gesù possiamo affrontare la vita e lottare.
Abbandono che ha a che vedere con un atto della volontà, del cuore. È necessario imparare ad essere bambini.
In qualche momento del cammino sperimentiamo l'abbandono. Ci sentiremo soli in mezzo al mondo, abbandonati. Toccheremo l'aridità del cammino. Dio non ci donerà la consolazione che cerchiamo.
Ci sentiremo buttati in mezzo agli uomini. Ci toglieranno le sicurezze sulle quali basiamo la nostra vita. Tremeremo di paura e di freddo. In quei momenti non ci resterà altro che alzare lo sguardo e confidare. Consegnare il cammino percorso.
La malattia, l'insuccesso, la vecchiaia ci metteranno in questa situazione di fragilità, di precarietà. E dovremo imparare a lasciare il timone della nostra barca.
La verità è che una persona non impara a confidare dalla mattina alla sera. Tutto nella vita richiede il suo tempo, serve un allenamento.
Dobbiamo imparare ad abbandonarci, a lasciare che la vita quotidiana non sia sotto il nostro controllo. Confidare di più in Dio e in Maria e meno nelle nostre forze, che un giorno ci abbandoneranno.
Dobbiamo imparare a tollerare la possibilità dell'insuccesso senza avere una paura profonda e lacerante. Sapere che non abbiamo il controllo sul presente e ancor meno sul futuro.
Quanto ci fa bene abbandonarci a quell'àncora che è Dio! Il pendolo della nostra vita prosegue il suo corso. Oscilla da un estremo all'altro. Non ci importa. L'unico elemento sicuro continua ad essere Dio.
Abbiamo paura, è vero, ma continuiamo a camminare. La paura fa parte del nostro bagaglio. Una persona molto malata scriveva:
“La realtà è che in questo mondo non sappiamo nulla, siamo ciechi e l'unica cosa che ci aiuta è la fede. Io devo averne molto poca perché ho molta paura e molta angoscia sempre, ogni giorno. In fondo penso di non credere al cielo, anche se sento Gesù e Maria molto vicini a me, regalandomi continuamente le loro carezze attraverso quello che ho e l'amore di tutti coloro che mi vogliono bene”.
Quanto è difficile mantenere una fede salda nei momenti di solitudine e malattia! Solo la fede in quel Dio che ci sostiene e ci ama può mantenerci in piedi. Quell'amore che si abbassa per sostenere la nostra vita ci esorta a lottare di più.
A volte le nostre forze verranno meno. Dovremo incontrare persone che ci aiutino a camminare quando non sappiamo dove guardare. Persone che ci indichino con la loro vita dove deve essere la nostra sicurezza.
Sono persone unite al cielo, che mostrano il cielo con le loro parole e i loro gesti. Il cielo è in loro. Sono gli angeli che ci parlano di Dio.
L'Avvento è il periodo in cui anche noi siamo quegli angeli che portano a Dio. Quegli angeli che con il loro sguardo e la loro vita rendono trasparente Gesù che si fa carne.
Viviamo in un mondo in cui intorno a noi non c'è sicurezza. Non possiamo confidare nelle cose che tocchiamo. Oggi abbiamo tutto, domani forse niente.
Per questo il cammino è imparare a vivere confidando in Dio, distaccati da tutto ciò che possediamo, liberati da tutto quello che ci lega. Consapevoli del fatto che la nostra vita è nelle sue mani.
Siamo figli di un Padre che ci cerca, che ci abbraccia, che ci sostiene, che si fa carne, uomo come noi. Un Padre che è vasaio e ci modella, crea un'opera d'arte con la nostra argilla.
Questo ci rallegra. Pensare che è Lui e non io a realizzare l'opera. Ma a volte ci fa male. L'argilla quando si indurisce si spezza. Quanto è difficile lasciarsi “fare” da Dio! Quanta insicurezza sul nostro cammino!
Pensavo all'insicurezza di Maria e Giuseppe mentre andavano a Betlemme. Innamorati. Pieni di Dio. Allegri e timorosi. Con la paura delle difficoltà. Custodendo il Figlio di Dio tra le loro povere mani.
Come non angosciarsi pensando alle proprie forze e alla missione così grande che avevano tra le mani! Hanno vissuto quello che spesso viviamo anche noi. Nel loro essere indifesi, hanno confidato.
Anche oggi l'uomo si sente indifeso davanti alla vita. Vive senza radici, povero, abbandonato, indigente. È pieno di paure e di angosce. Diceva padre Kentenich: “Quando sono buoni gli effetti della paura? Quando ci spingono a gettarci tra le braccia di Dio. La benedizione più grande che porta con sé la paura consiste in quello stimolo a cercare sicurezza e riparo su un piano superiore.
Non cercate tranquillità e sicurezza sullo stesso piano nel quale vivete, ma in uno superiore, in Dio. Questo è ciò che Dio vuole ed è questo il senso della paura.
Dicevamo che l'uomo è un essere pendolare, e per questo Dio vuole che cerchiamo e troviamo la serenità nell'alto, in Lui. Dio vuole che cerchiamo e troviamo riparo nella donazione semplice e filiale a Lui”.
Questa è la via. Non possiamo trovare rifugio e sicurezza nelle nostre forze. Non importa se abbiamo paura, se la paura ci porta a Dio. Bisogna andare più in alto. Arrivare in cima.
[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]
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