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Cosa farebbe papa Francesco se rinunciasse al pontificato come Benedetto XVI?

AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI

ITALY, Rome : Pope Francis waves as he arrive at Santa Sabina church in Rome on March 5, 2014, to lead the mass for Ash Wednesday, opening Lent, the forty-day period of abstinence and deprivation for the Christians, before the Holy Week and Easter. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI

John Burger - Aleteia - pubblicato il 04/12/14

Intervistato da un giornalista israeliano, il pontefice parla con franchezza di argomenti personali e di questioni complesse della Chiesa

Nella prima (e lunga) intervista che ha concesso a un mezzo di comunicazione di Israele, papa Francesco ha esposto un po' di più la sua vita personale, le sue frustrazioni e le speranze e la visione che ha del sacerdozio e del pontificato.

L'intervista è stata realizzata in parti che insieme formano 10 ore di conversazione tra il papa e Henrique Cymerman, di Israel News. Il giornalista ha fatto anche varie telefonate al papa, una delle quali dopo l'attacco contro una sinagoga di Gerusalemme nel quale sono state uccise cinque persone.

“Condanno fermamente ogni tipo di violenza in nome di Dio”, ha detto Francesco al giornalista. “Ho seguito l'inquietante escalation in Gerusalemme e in altre comunità della Terra Santa con molta preoccupazione e prego per le vittime e tutti coloro che soffrono per inaccettabile violenza che non risparmia lughi di culto. Dal profondo del mio cuore faccio appello a tutte le parti coinvolte di porre fine all'odio e alla violenza e lavorare alla riconciliazione e alla pace. È difficile costruire la pace, ma vivere senza pace è un incubo”.

Riflettendo sulla sua visita di quest'anno in Terra Santa, viaggio che a suo avviso gli ha aperto gli occhi su molte cose, Francesco ha rivelato che trovarsi nella terra dell'Incarnazione è stato un momento di profondo impatto spirituale. Quando sperimenta emozioni forti, ha rivelato, diventa introverso, e questo si intensifica a poco a poco fino a diventare evidente per chi lo guarda dall'esterno.

Cymerman ha interpellato il papa sulla possibilità dell'apertura degli archivi del Vaticano per gettare più luce sul ruolo svolto dalla Chiesa durante la II Guerra Mondiale, e soprattutto sull'atteggiamento di papa Pio XII. Francesco ha difeso con forza il suo predecessore, ricordando all'intervistatore che prima dell'opera “Il Vicario” di Rolf Hochhuth, del 1963, Pio XII era quasi universalmente acclamato per l'aiuto che aveva offerto agli ebrei perseguitati dai nazisti.

“Ne ha nascosti molti nei conventi di Roma e di altre città italiane, e anche nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Là nella casa del Papa, nella sua camera da letto sono nati 42 bambini, figli di ebrei e di altri perseguitati rifugiatisi lì”, ha detto Francesco. “Non voglio dire che Pio XII non abbia commesso errori – anch'io ne commetto tanti -, però il suo ruolo deve essere letto nel contesto di quel tempo”.

Il papa ha anche sottolineato che c'è più persecuzione contro i cristiani oggi che nei primi tempi della Chiesa. Ha riconosciuto i rischi esistenti per la propria persona, soprattutto per le minacce del gruppo terroristico dello Stato Islamico, ma ha espresso un atteggiamento di accettazione della mortalità: “Alla mia età non ho molto da perdere”.

Più importante, per lui, è poter stare vicino alle persone come un sacerdote del tipo “pastore delle pecore”. Nella Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, ad esempio, ha insistito per evitare la papamobile blindata. “Non posso salutare un popolo e dirgli che lo amo da dentro una scatola di sardine, anche se è di cristallo”, ha detto il papa. “Per me questo è un muro”.

Francesco ha aggiunto che tornando dalla visita pastorale in Corea del Sud voleva fermarsi in Iraq, dove lo Stato Islamico ha costretto migliaia di cristiani e membri di altre minoranze etniche e religiose ad abbandonare le proprie case, ma la sua équipe di sicurezza non gliel'ha permesso.

Il papa ha raccontato a Cymerman di firmare regolarmente un documento con il quale si assume la responsabilità per qualunque cosa possa accadergli in pubblico, soprattutto nei viaggi all'estero.

Quando gli è stato chiesto se si sente un semplice sacerdote o se si sia già abituato ad occupare l'incarico più alto della Chiesa cattolica, Francesco ha risposto: “Il ruolo del sacerdote riflette meglio le mie aspirazioni. Servire le persone è qualcosa di naturale per me. Spegnere la luce per evitare lo spreco di energia elettrica… Queste sono le abitudini di un sacerdote. Ma io mi sento papa, sì, e questo mi aiuta a prendere le cose sul serio. Non sto cercando di svolgere il ruolo del papa-sacerdote. Sarebbe infantile da parte mia. L'approccio sacerdotale è innanzitutto una cosa interna, e a volte è manifestata in gesti che si compiono. In ultima analisi, però, ho responsabilità come papa e ci sono impegni che devo rispettare”.

Francesco ha detto che il conclave che lo ha eletto ha fatto una serie di raccomandazioni di cambiamento e che ora egli sta mettendo in pratica molte di queste, come il Consiglio di cardinali con il quale si riunisce una volta ogni due o tre mesi per discutere le riforme del Vaticano.

Un cambiamento può essere attribuito al suo immediato successore, e Francesco, ancora una volta, ha parlato della volontà di seguire i passi del papa emerito Benedetto XVI annunciando un'eventuale rinuncia al papato se pensasse che questa sia la volontà di Dio. In questa ipotesi, però, probabilmente non resterebbe in Vaticano. Ha parlato di progetti che aveva fatto prima di essere eletto papa, quando pensava di ritirarsi in una casa per sacerdoti in pensione in Argentina e di lavorare come “un sacerdote soldato semplice”, “aiutando le comunità”.

C'è una cosa che apparentemente non è cambiata per Jorge Mario Bergoglio dopo essersi trasferito a Roma. Secondo Cymerman, papa Francesco porta sempre con sé, nelle sue vesti bianche, una foto della sua squadra del cuore, il San Lorenzo.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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