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Ti senti figlio amato di Dio o pezzo intercambiabile del macchinario?

© Montecruz Foto / Flickr / CC

padre Carlos Padilla - pubblicato il 02/12/14

Possiamo costruire solo confidando in Dio, ma a volte ci costa vedere il suo amore, toccare la sua misericordia: lo diciamo, ma non lo viviamo

I grandi successi dell'umanità hanno in genere un inizio umile. Nella storia dell'uomo, molti geni hanno avuto un inizio senza clamore, vivevano poveramente, non sono stati valorizzati nella vita. Nella storia della Chiesa è sempre stato così. Piccoli inizi, strumenti deboli. Perché si possa vedere chiaramente la mano di Dio che muove i fili.

Grandi basiliche spesso sono nate come piccole cappelle, come la basilica della Natività a Betlemme, dov'è nato Gesù. Una povera grotta.

Il piccolo è l'origine del grande. Gesù nascosto a Nazareth, prima di iniziare a fare miracoli. Gesù morto come un malfattore, sulla croce, prima che si lacerasse il velo del tempio. Gesù nascosto nel pane e nel vino, per sconcertare gli uomini che cercano ciò che si vede, ciò che ha potere.

Molti uomini fragili hanno seguito le orme di Gesù. Sono diventati vulnerabili come Lui. Hanno donato la propria vita conoscendo la loro fragilità. Hanno gettato il seme dell'eternità in terra feconda. Ci sono sempre stati uomini che hanno creduto per la loro fede in ciò che nessuno vedeva ancora. Hanno saputo che Dio chiedeva loro di compiere un salto di audacia, e non confidando nelle proprie forze lo hanno compiuto. Hanno avuto paura di perdere tutto, ma hanno seguito il suo cammino, gli sono stati fedeli.

Nella vita dobbiamo sempre tener conto della paura. Una persona pregava: “Mi fa paura perdere ciò che ho, restare senza radici, vuoto senza di te. Mi fa paura perdere il senso, non amare le tue orme, non esserti fedele. Non riesco a credere che dietro le onde ci sia Tu che mi dici: 'Vieni da me, abbi fiducia, vieni da me, sulle acque. Abbandona tante paure, tanti dubbi, svuòtati'. Mi fa paura non trovare la via d'uscita, cadere nelle mie ombre, nell'oscurità senza di te. Mi fa paura il fatto di non essere all'altezza, di non toccare la vetta, di non ascoltare la tua voce”.

Ci sono tante paure nel cammino della vita… Possiamo costruire il tempo della nostra vita solo basandoci su Dio, confidando in Lui. Ma a volte ci costa vedere il suo amore, toccare la sua misericordia. Lo diciamo, ma non lo vediamo.

Diceva padre Josef Kentenich: “Quanto siamo massificati! Non so, se vi chiedessi 'Credete davvero che Dio vi ami?' e voi mi rispondeste 'Lo crediamo', allora vi direi che non credo che ci crediate. Siamo così. Diciamo le cose, ma in termini generali ci sentiamo come un pezzo intercambiabile del macchinario, come tutti gli altri”.

È vero. Ci fa paura lasciare le redini e permettere che sia Dio a condurre la nostra vita. Pensiamo: “Ci ama tanto?” Non riusciamo a crederci, non ci siamo ancora convertiti. Dimentichiamo la cosa importante: Dio ci ama.

E visto che ci ama è possibile intraprendere il cammino e costruire. Le grandi opere hanno piccoli inizi, ma tutto comincia sempre con una decisione salda per amor di Dio. Così è stata la storia di San Francesco d'Assisi. La piccola porziuncola di Assisi, quella piccola cappella, è il germe di tutta la famiglia francescana. Lì è iniziato tutto. Ora la piccola cappella quasi si perde nella maestosità della basilica che la ospita. Il piccolo che è origine del grande.

Francesco ha iniziato da solo questo cammino. Molti hanno seguito le sue orme perché hanno creduto in lui. Si sono fidati della sua vita. Le sue parole diventavano carne e viveva ciò di cui parlava. Il seme ha iniziato a dare frutto. Il fuoco gli ardeva nel petto, e il suo sguardo aveva la forza di un ciclone. Il fuoco si è esteso rapidamente. Ha toccato molti uomini. Ha toccato Chiara. Era un uomo piccolo e povero inviato a restaurare la Chiesa. Un uomo vuoto di se stesso e pieno di Dio.

Una missione ingente su spalle deboli si può svolgere solo basandosi sulla fiducia e sull'umiltà. Solo così si può costruire una grande opera, perché è il potere di Dio a farlo.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
misercordia
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