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Pensi che Dio si curi della tua autostima?

Sophie-Louise-CC

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 02/12/14

Non tutto riguarda te

Com'è la tua autostima oggi? Se hai più di cinquant'anni, potresti non pensarci molto. Se ne hai meno di 40, hai probabilmente sentito che dovresti pensare molto alla questione. Se sei sotto i 30, è probabile che tu sia stato esortato a pensare alla tua autostima costantemente, perché è – o così ti è stato detto – la fonte di tutti gli altri beni. Sei cresciuto tra tutte le storie di ammonimento sulle cose terribili che fanno le persone come risultato di una bassa autostima.

Direi che il culto dell'autostima è un'inversione del giusto orientamento del cristiano; questo orientamento dovrebbe essere del discepolo verso il maestro, ovvero del cristiano rispetto a Cristo. E sì, uso la parola “culto” in modo piuttosto deliberato. Coltivare deliberatamente il proprio io si traduce facilmente in un ridondante senso di sé, portando alla patologia narcisistica. Gli scienziati sociali Twenge e Campbell documentano questo “culto di sé” nel loro studio The Narcissism Epidemic: Living in the Age of Entitlement.

Qual è il fascino dell'esaltato senso di sé? E che effetto ha sulla vita cristiana? C.S. Lewis offre un resoconto incisivo su come il culto dell'autostima/patologia narcisistica mostri una mancanza di immaginazione cristiana: “… se consideriamo la promessa esplicita di ricompensa e la natura strabiliante delle ricompense promesse nei Vangeli, sembrerebbe che Nostro Signore trovi i nostri desideri non troppo forti, ma troppo deboli. Siamo creature senza entusiasmo, che si gingillano con alcool e sesso e ambizione quando ci viene offerta una gioia infinita, come un bambino ignorante che vuole continuare a fare torte di fango nella baraccopoli perché non può immaginare cosa si intenda con l'offerta di una vacanza al mare. Veniamo accontentati fin troppo facilmente”.

In altre parole, visto che siamo così abituati a pensare a noi come orfani spirituali rassegnati al proprio destino, ci accontentiamo dell'idolo del sé piuttosto che di prendere a cuore le promesse di Cristo. Ma temo che Lewis non vada abbastanza lontano. Credo che la patologia sia più profonda di quanto ha indicato, e il danno – no, il vero orrore – del sé “maestoso” sia molto, molto peggiore. Permettetemi di spiegarmi.

Durante un'omelia all'università, una volta ho provocato panico, mormorii di indignazione e un fuggi fuggi verso il centro di assistenza psicologica quando ho detto “Dio non si cura della vostra autostima! Dio vuole rendervi santi e darvi la felicità. Se foste radicati in Dio come prima soddisfazione del cuore, allora preoccuparsi di sentirsi bene con se stessi non sembrerebbe così interessante”.

Santità e gioia – è questo che Dio ci offre. A noi che siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio, che attraverso il Battesimo siamo stati consacrati per la resurrezione e destinati alla gloria, viene offerta un'eternità di estasi, se solo seguissimo la via dell'obbedienza che conduce alla casa di nostro Padre. Ma come Adamo ed Eva, crediamo non all'invito di Dio, ma alle bugie del serpente. Crediamo al serpente che ci dice che Dio ci nasconde qualcosa. Crediamo al serpente che ci dice che Dio non ha il meglio per noi. Crediamo al serpente che ci dice che possiamo essere felici solo se diventiamo i nostri stessi dei.

E visto che crediamo al serpente, abbattiamo il tempio che Dio ha costruito per noi. Visto che crediamo al serpente, eliminiamo l'immagine e la somiglianza di Dio che Egli ha messo in noi. Visto che crediamo al serpente, strappiamo da noi qualsiasi cosa ci ricordi Dio, per cui possiamo cercare di essere il nostro stesso dio. Credere al serpente cosa implica? Vogliamo saperlo? Vogliamo davvero saperlo? Il risultato del fatto di credere al serpente è quello che vediamo pendere dalla croce – un uomo, che è la corona della creazione, ora picchiato e mutilato quasi al di là del riconoscimento. È questa la nostra opera.

Il cadavere sul crocifisso è quello che sembriamo quando seguiamo la nostra saggezza personale e non la saggezza divina. Dobbiamo guardare alla bruttezza della croce, dobbiamo guardare alla violenza superflua caricata sull'amabilità umana e dire “Scelgo questa bruttezza piuttosto che accettare la santità e la gioia che Dio mi ha offerto. Questa bruttezza è avvenuta perché l'ho scelta, e continua a verificarsi perché mi rifiuto di smettere di sceglierla”.

La tragedia del culto dell'autostima/patologia narcisistica è duplice. In primo luogo, distruggiamo l'immagine di Dio in noi; in secondo luogo, rifiutiamo il dono di Dio che ci ha fatto nel Suo unico Figlio, la Parola fatta Carne che è Gesù, che viene per rendere divino ciò che Dio ha fatto umano. Rifiutiamo che Dio ci abbia fatti e rifiutiamo ciò che Dio vuole fare di noi. Rifiutiamo la sovranità di Dio e la sua generosità. Non osiamo credere che Dio possa essere abbastanza per noi, e ci agitiamo convulsamente mentre cerchiamo di diventare abbastanza per noi stessi. Il culto dell'autostima tradisce sia Dio che l'uomo.

C'è sicuramente bisogno di un po' di chiarezza a questo punto. Nessuno capace di introspezione può assumere la naturale innocenza umana – tutti abbiamo affrontato le richieste dell'io egoista, pronto a distruggere se stesso e altri. Allo stesso tempo, non osiamo soccombere all'odio verso se stessi; noi che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio non dovremmo negare la generosità e la saggezza divina nel renderci intelligenti, liberi e corporei. Sicuramente, non dobbiamo negare che abbiamo abusato della nostra intelligenza, della nostra libertà e del nostro corpo – ci siamo ribelliati al modo in cui Dio ci ha fatti, abbiamo respinto il nostro orientamento radicato verso la verità, la bontà, la bellezza e l'amore. Più di tutto, dobbiamo ammettere umilmente che siamo dei peccatori amati. Siamo abbastanza stupidi da aver bisogno di essere salvati, e abbastanza amati per aver ricevuto in offerta da Dio la salvezza.

Cosa abbiamo imparato finora? Abbiamo imparato che il fascino di sé è un'illusione tossica. Abbiamo imparato che l'autodenigrazione è un rifiuto della creazione e della salvezza. Abbiamo imparato che siamo benedetti da un dono gratuito ma molto prezioso di Dio – l'opera salvifica di Suo Figlio Incarnato, Gesù, e dobbiamo ammettere che viviamo in una cultura che ci fa dimenticare chi siamo e di chi siamo; viviamo in una cultura che vorrebbe che vivessimo, paradossalmente, con orfani autosufficienti – quelli che non hanno niente e nessuno e che devono lottare per farsi degli idoli soddisfacenti di sé.

Non sorprende, allora, che Shakespeare nell'Amleto abbia scritto: “Che capolavoro è l'uomo, così nobile nella ragione, così infinito nelle facoltà e per forma e moto così perfetto e ammirevole, e nell'azione così simile a un angelo, e a un Dio nell'intelletto: lui, la bellezza del mondo, il paragone degli animali… però cosa è per me questa quintessenza di polvere?”

Tra tutte le creature di Dio, solo noi abbiamo la capacità di renderci miserabili; tra tutte le creature di Dio, solo noi abbiamo la capacità di ricevere la Lui il dono di Sé e la prospettiva di diventare come Lui. Quanto è molto più grande questo fatto, nel bene e nel male, del culto del fascino di sé/autoaffermazione che è l'idolatria dell'autostima e la patologia narcisistica… Abbiamo la capacità di rifiutare o di accettare un dono divino! Quanto è più grande questa responsibilità del progetto di ammirare il sé egoista e che ammira se stesso che è l'oggetto del culto dell'autostima!

Ciascuno di noi conosce sicuramente un bambino che ora viene “marinato” nell'acqua tossica dell'autostima narcisistica. Alla luce di queste riflessioni, come potremmo rivolgerci a un bambino di questo tipo? Forse potremmo dire qualcosa del genere: “Mio caro bambino, sei come chiunque altro. Sei fatto a immagine di Dio, e hai il grande e terribile potere di dire 'sì' o 'no' alla tua chiamata data da Dio a diventare cittadino del Cielo. E sei unico – solo tu puoi dare il tuo 'sì' o il tuo 'no' a Dio. Se guardi a Dio come primo luogo in cui trovare tutta la verità, bontà e bellezza che desideri, allora puoi trovare tutto ciò che vuoi dimenticandoti di te stesso. E questa è la libertà migliore e più vera”.

Amici miei, che dono possiamo fare ai nostri figli! Possiamo insegnare loro a dimenticare se stessi, a fare spazio a Dio, e così a ricevere tutto ciò che desiderano e per cui sono stati fatti. Non dovremmo essere sorpresi da questo grande dono, perché nostro Signore ci ha detto: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?” (Matteo 16, 25-26)

Padre Robert McTeigue, S.J.è membro della provincia del Maryland della Compagnia di Gesù. Docente di Filosofia e Teologia, ha una lunga esperienza in direzione spirituale, ministero di ritiri e formazione religiosa. Insegna Filosofia presso la Ave Maria University ad Ave Maria, Florida, ed è noto per le sue lezioni di Retorica ed Etica Medica.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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