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Papa Francesco in Turchia: si avvicinerà a cattolici, poveri e minoranze

Public Domain
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Il direttore delle POM nel Paese confessa le sue aspettative circa la visita di papa Francesco

Papa Francesco inizia questo venerdì una visita in Turchia che durerà fino al 30 novembre. Martin Kmetec, direttore delle Pontificie Opere Missionarie (POM) della Turchia, rappresenta una delle istituzioni ecclesiali presenti in questo Paese in cui la Chiesa cattolica non è riconosciuta come persona giuridica e in cui i cattolici sono una minoranza.

Scettico circa i cambiamenti che potrebbe portare al Paese la visita papale, Kmetec riconosce che con essa la Turchia sarà per qualche giorno al centro dell'attenzione mondiale. Sloveno di nascita e membro dell'Ordine dei Frati Conventuali, ha lavorato in Libano per 11 anni ed è in Turchia dal 2001. È autore del primo libro in cui si presenteranno raccolti in lingua turca i testi di papa Francesco.

Il cristianesimo è una religione minoritaria in Turchia. Qual è la situazione della Chiesa cattolica nel Paese? Che percezione ha la gente dei cristiani?

La Turchia ha più di 75 milioni di abitanti, per la maggior parte musulmani, appartenenti alla famiglia sunnita e sciita, chiamati “Alevi”. I cristiani in Turchia sono meno di 100.000 e appartengono alle Chiese ortodosse: Chiesa ortodossa greca e Chiesa ortodossa armena e assira. I cattolici sono per la maggior parte latini. Alcuni appartengono ai riti orientali, come i cattolici armeni, i cattolici siriaci e i cattolici caldei. Vivono soprattutto nelle grandi città costiere: Iskenderun, Mersin, Adana, Smirne e Istanbul.

Ci sono anche molti rifugiati cristiani provenienti da Iraq e Siria. Nell'ultimo periodo affrontiamo una forte immigrazione dai Paesi africani e asiatici – che partecipano molto alla vita della Chiesa, soprattutto a Istanbul. La situazione della Chiesa cattolica è difficile perché ci sono questioni legali che non sono state risolte, in primo luogo quella relativa allo status giuridico della Chiesa, che non è riconosciuta dalla legge come persona legale. Ciò comporta difficoltà riguardo alla proprietà e ad altre attività ecclesiali. Dopo lunghi secoli di complicazioni e sofferenza, attualmente la visione generale dei cristiani è diversa, ma non è ancora così nei movimenti estremisti.

Quanti missionari ci sono in Turchia? Di che nazionalità?

In Turchia ci sono circa 70 missionari, per la maggior parte appartenenti a ordini religiosi, includendo le suore. In passato i missionari provenivano in genere da Paesi europei, oggi da Asia e Africa.

Qual è il ruolo delle Pontificie Opere Missionarie in Turchia?

Il ruolo delle Pontificie Opere Missionarie è risvegliare continuamente il senso della missione. In genere è accettata la teoria per la quale la missione in Turchia in quanto Paese musulmano non è possibile, ma cerchiamo sempre di promuovere l'opera evangelizzatrice, qualunque sia la situazione, perché noi, come Chiesa, siamo nati dalla missione e questa è la sua vita.

Attraverso le lettere che invio alle varie comunità, le invito a riflettere in modo più approfondito sul nostro ruolo come missionari, e dico loro che il momento più importante è la Giornata Mondiale delle Missioni (Domund), che si celebra in tutte le parrocchie e le comunità. La partecipazione nel senso di condivisione è sempre buona.

Cosa rappresenta la visita del papa nel Paese?

Non credo che la visita di papa Francesco significhi molto per lo Stato turco, ma è sicuramente un modo per stare al centro dell'attenzione mondiale. Il pontefice viene principalmente per far visita al patriarca ecumenico Bartolomeo I in occasione della festa di Sant'Andrea, seguendo l'agenda comune di progresso ecumenico.

Lei parteciperà agli atti previsti? Le Pontificie Opere Missionarie saranno presenti agli eventi?

Assisterò all'Eucaristia celebrata da papa Francesco nella cattedrale di Istanbul. Per me sarà motivo di grande gioia. Le POM non hanno un ruolo particolare negli eventi, ma a titolo personale sono stato coinvolto in due temi.

Il primo è la preparazione di una mostra che presenterà nella prima parte “gli eventi a Gerusalemme” di 50 anni fa, quando papa Paolo VI ha incontrato il patriarca ecumenico Atenagora I, e l'incontro del maggio di quest'anno tra papa Francesco e il patriarca ecumenico Bartolomeo, con la dichiarazione congiunta, che è molto importante. Vorremmo sottolinearlo. La seconda parte dell'esposizione riguarderà la visita di papa Francesco a Istanbul e il suo incontro con il patriarca Bartolomeo I. Il titolo della mostra, che sarà ospitata nella basilica di Sant'Antonio, è “Incontri di amore duraturo”.

La seconda questione nella quale sono stato coinvolto è il primo libro in cui si presentano i testi di papa Francesco in lingua turca.

Che incentivo può dare il papa alla comunità cristiana in Turchia?

Come Chiesa minoritaria, che è come una goccia d'acqua nel mare, papa Francesco si avvicinerà a noi in questa situazione di povertà come in genere si avvicina alle situazioni di povertà e fragilità umana. Ci spingerà a vivere sulla base del Vangelo e alla gioia del Vangelo, come dice sempre; soprattutto, ci inviterà ancora una volta alla fedeltà a Cristo e alla testimonianza di vita.

Speriamo che la visita del papa porti molti frutti…

È mio dovere ringraziarvi per aver pensato a noi. Quando celebro l'Eucaristia, molte volte con ben poche persone in chiesa, mi sento unito a tutti voi, in ogni luogo. Sono momenti di comunione, momenti in cui si fa Chiesa, perché la Chiesa è dove Cristo è presente nel cuore umano, e dove c'è la Chiesa c'è Cristo. Facciamo tutto per il Vangelo e per l'amore del Signore.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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