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Il richiamo di Bartolomeo I per l’unità dei cristiani

© AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO
CITE DU VATICAN, Vatican City : This handout picture released by the Vatican press office on March 20, 2013 shows Pope Francis (R) greeting the Ecumenical Patriarch Bartholomew I during a private audience at the Vatican. Bartholomew was the first patriarch of Constantinople to attend a papal inauguration since 1054 when the eastern and western halves of Christendom split in the "Great Schism". AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO/HO RESTRICTED TO EDITORIAL USE - MANDATORY CREDIT "AFP PHOTO / OSSERVATORE ROMANO" - NO MARKETING NO ADVERTISING CAMPAIGNS - DISTRIBUTED AS A SERVICE TO CLIENTS
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Il patriarca di Costantinopoli attende con trepidazione la visita di Papa Francesco: "l'unità della Chiesa è Cristo"

Si apre oggi il viaggio in Turchia di Papa Francesco, un nuovo incontro tra Roma e Costantinopoli, tra i successori di Pietro e di suo fratello Andrea. Forti di questa consapevolezza, Francesco e Bartolomeo I vivono un intenso scambio di rapporti e davvero tra di loro si respira aria di fraternità e amicizia come solo si poteva immaginare tra Paolo VI e Atenagora nel 1964, con il primo incontro tra il “Patriarca d'Occidente” e quello d'Oriente a Gerusalemme e il reciproco ritiro delle scomuniche che separano quelli che Giovanni Paolo II definiva “i due polmoni” del cristianesimo, dal 1054.

Importanti interviste su Avvenire (28 novembre) e su Famiglia Cristiana al Patriarca Bartolomeo I che spiegano l'importanza di questo momento e il fermento vitale che anima anche la Chiesa ortodossa che – nel 2016 – si appresta al suo primo sinodo panortodosso dopo decenni. Nell'intervista diversi passaggi sulla testimonianza concreta da dare al mondo e sul tema dell'unità tra le chiese e un messaggio chiaro: annunciare il Logos è la via per camminare insieme come fratelli. Di Papa Francesco il Patriarca apprezza molto l'idea di sinodalità nel governo della Chiesa, un concetto molto caro al mondo ortodosso che non conosce una "centralizzazione" nel senso inteso da quella cattolica.

Riportiamo qui alcuni passaggi salienti:

Circa l'unione, non unità, delle Chiese, Sua Santità Bartolomeo I spiega che: “L’idea di unione sorge nella Chiesa nel secondo millennio, a causa di un’eccessiva centralizzazione del suo essere Chiesa, in contrapposizione quasi al suo essere Corpo santificante del Cristo. È la prerogativa umana di un corpo indifferenziato, privo dei doni dello Spirito Santo. L’unità, invece, non è la sola soluzione di dispute teologiche, ma è il modus vivendi offertoci dall’esperienza ecclesiale dei primi secoli. E riscoprire questo aspetto dell’unità, come vissuto nel primo millennio di vita della Chiesa, può aiutare le nostre Chiese a superare oggi le difficoltà relazionali che ancora si possono riscontrare tra di esse. L’unità perciò non sarà il risultato di strategie umane, ma la scoperta di essere compagni di strada, fedeli ai pensieri ed ai sentimenti di Cristo” (Avvenire).

Un tassello molto importante circa il motivo di tanta divisione nella Chiesa per il Patriarca è una lucida analisi dello spirito mondano che ha pervaso l'idea di societas christiana rendendo il cristianesimo ideologia di potere e non solo strumento di Salvezza: “L’idea dell’impero cristiano, della Societas christiana hanno travalicato il principio buono, per introdurre lo spirito mondano. E questo spirito mondano è un processo che allontana dalla fonte che illumina la Chiesa, il Cristo morto e risorto, per produrre un’autocoscienza ecclesiale, che vorrebbe brillare da sé. Questo pensiero mondano, quello che il papa Francesco chiama "malattia spirituale", questa mondanità, questo peccato spirituale, hanno senza dubbio facilitato la nascita delle radici della contrapposizione, dell’autoaffermazione e quindi della divisione” (Avvenire).

Infine la consapevolezza che l'unità dei cristiani non passa dal comune nemico, bensì dal comune Signore. Non una alleanza contro qualcuno, ma l'amore verso Cristo che ha un unico corpo mistico la Chiesa ed è a quello che bisogna uniformarsi: “L’unità dei cristiani è principalmente un dono di Dio, che possiamo attualizzare, come abbiamo detto, solo riscoprendoci alla sequela del Cristo. Di conseguenza è del tutto evidente che non possa trattarsi di un’alleanza o di una battaglia comune contro un nemico comune, secondo l’ideologia del mondo. L’unità è un atto di fedeltà all’annuncio del Logos di Dio. L’idea del nemico comune spesso viene richiamata da chi, nelle religioni, non vede un atto d’amore di Dio verso la sua creatura e un atto di fedeltà del credente verso Dio, ma un tipo di società umana che cerca di manipolare l’uomo creandogli un nemico comune. Questa manipolazione ha creato spesso e crea anche oggi elementi estranei alla vita religiosa, come i tanti fanatismi che percorrono il mondo” (Avvenire).

Unità che Bartolomeo aspira a vedere coronata in un ipotetico nuovo Concilio di Nicea nel 2025: “Celebrare i 1.700 anni dalla convocazione del primo Concilio ecumenico della Chiesa, a Nicea, lì dove esso è stato celebrato, significa testimoniare al mondo quanto importante sia il tema dell’unità. I 318 santi padri che si riunirono insieme, dall’Oriente e dall’Occidente, avevano come principale scopo quello di risolvere le divisioni che si erano introdotte nella Chiesa nascente, oltre che a definire in modo chiaro la consustanzialità del Figlio col Padre, nella Santa Trinità. Ed è proprio il modello della Santa Trinità che deve ispirare l’unità delle nostre Chiese. Non si tratta di un’uniformità, tipica del mondo globalizzato in cui viviamo, ma dell’unità nella diversità. Celebrare “insieme” questa ricorrenza vorrà sottolineare, oggi come allora, che l’unità del gregge è secondo la volontà del Signore, e non un sogno umano. Abbiamo dinanzi a noi undici anni, non sono molti per un verso, ma certamente possono essere anni proficui nel cammino iniziato. Innanzitutto il dialogo teologico prosegue anche su quei temi verso i quali abbiamo delle sensibilità diverse. E se certamente non raggiungeremo la piena unità, il dialogo teologico, “in amore e carità”, farà scoprire frutti che neppure immaginiamo” (Famiglia Cristiana).

Sebbene tra le righe si intuisca il problema vivo tra la Chiesa di Costantinopoli e quella di Mosca, in un processo di “primazia” se non giuridica (impossibile) di certo nei fatti (il patriarcato di Mosca è il più grande per numero di fedeli e per risorse tra le chiese ortodosse, NdR), il Patriarca Bartolomeo spiega così il tema della “doppia unità”, nella Chiesa ortodossa e con la Chiesa cattolica: “Con la santa Chiesa di Russia, il Patriarcato ecumenico non ha mai interrotto la comunione. La Chiesa di Costantinopoli è prima madre della Chiesa russa, avendo inviato a evangelizzare quei popoli i santi di Tessalonica, Cirillo e Metodio; ha fatto crescere la figlia amata fino a concederle lo status di autocefalia nell’anno 1448 e il nostro predecessore di beata memoria, il patriarca Geremia XI l’ha elevata a Patriarcato nel 1589. Questa Chiesa figlia e sorella è in piena comunione col Patriarcato ecumenico, il quale, durante il periodo dell’ateismo, ha cercato di aiutarla in molti modi. Noi stessi l’abbiamo visitata diverse volte. Tra fratelli possono esserci dei punti di vista diversi, su temi non di fede, ma di amministrazione ecclesiastica, ma questo non tocca l’unità visibile del Corpo di Cristo. Con l’antica Chiesa di Roma, invece, la comunione si è interrotta e quando, a Dio piacendo sarà ristabilita, non sarà l’unione della Chiesa di Costantinopoli con quella di Roma, ma di tutta la Chiesa ortodossa d’Oriente con la Chiesa d’Occidente” (Famiglia Cristiana).

 

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