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I cristiani di Turchia attendono papa Francesco

Johnny K.
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Continuano i preparativi nella cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul: rammarico per la mancanza di spazi adeguati per la celebrazione

Accanto ai banchi della navata centrale sono spuntate file e file di sedie e altre dovranno essere aggiunte, quasi fin sotto la balustra che delimita la zona del presbiterio, ma anche così la cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul non ce la farà ad accogliere tutti i fedeli che vorrebbero partecipare alla celebrazione eucaristica inter-rituale che sarà presieduta da papa Francesco nel pomeriggio di sabato 29 novembre. Sono stati distribuiti circa 1200 biglietti per la chiesa e il cortile antistante la cattedrale, ma le richieste sono state più del doppio, se non il triplo. La comunità cattolica della Turchia conta circa 53 mila fedeli in tutto il paese (non esistono statistiche aggiornate), che in percentuale significa la 0,07 di una popolazione che sfiora gli 80 milioni di abitanti. Negli ultimi anni sono stati soprattutto i lavoratori stranieri provenienti dalle Filippine e dal Congo oppure i profughi sfollati a migliaia da Iraq e Siria a riempire le chiese la domenica dopo che le comunità cristiane delle origini si sono lentamente svuotate dopo la nascita della moderna repubblica turca laica e le successive emigrazioni.

 

Per quanto i cattolici rappresentino un "piccolo gregge", tuttavia lo spazio della cattedrale dello Spirito Santo è davvero troppo esiguo e non manca la delusione tra quanti avrebbero voluto stringersi intorno a papa Francesco per pregare insieme a lui e sentirsi rinfrancati dal suo incoraggiamento. Tanto più che rilevanti misure di sicurezza chiuderanno tutte le strade intorno alla cattedrale latina e al Fanar, la sede del patriarcato ortodosso dove si svolgeranno gli altri momenti della visita del pontefice in occasione della festa di Sant'Andrea, patrono del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, così che la gente non potrà nemmeno salutarne il passaggio.

 

I problemi da affrontare per la comunità cattolica non sono pochi, a partire dal mancato riconoscimento della personalità giuridica della Chiesa (con conseguenze pratiche rilevanti circa i beni delle parrocchie o delle congregazioni che spesso, alla morte delle persone fisiche intestatarie, finiscono per essere incamerati dallo Stato) e dei permessi di soggiorno per i sacerdoti e i religiosi che non vengono concessi con facilità e comunque devono essere rinnovati ogni anno.

 

Mentre Papa Francesco vola versa Ankara, dove è probabile che questi temi siano affrontati nei colloqui con le autorità turche, nella cattedrale latina continuano i preparativi per la celebrazione. La guida rossa srotolata lungo tutta la navata centrale si congiunge al rosso dei tappeti del presbiterio dove spicca la sede costruita per l'allora Delegato apostolico Angelo Roncalli, che rimase in Turchia dal 1935 al 1944 stabilendo delle relazioni di così cordiale amicizia e benevolenza nel paese e adoperandosi in special modo durante la seconda guerra mondiale per aiutare rifugiati, perseguitati ed ebrei, che quando fu eletto papa con il nome di Giovanni XXIII, le autorità di Ankara lo definirono "il primo papa turco della storia".

 

Rosso anche il colore dei paramenti liturgici che saranno adoperati nelle celebrazione eucaristica, perchè, come spiega il diacono don Emilio Devrel, sul bianco prescritto dalla liturgia della prima domenica di Avvento che cade il 30 novembre, prevale il calendario liturgico della diocesi e la festa di Sant'Andrea. Le casule, appese in ordine nella sacrestia in attesa dei celebranti, portano un logo che richiama lo Spirito Santo cui è dedicata la cattedrale.

 

Don Devrel, che sabato affiancherà Bergoglio nella celebrazione, è nato a Istanbul ma la strada degli intrecci tra politica, storia e questioni religiose lo ha portato in Svizzera, a Lugano. La sua famiglia andò via in fretta dalla Turchia nel 1969: "siamo scappati perchè cristiani – racconta – con un ultimatum di 48 ore, altri ne hanno avuto uno di sole 24". Oggi i profughi siriani o iracheni che vede in giro per la città gli ricordano la sua vicenda familiare e lo sgomento di chi deve ricominciare daccapo con tutta la sua vita chiusa in qualche valigia. A Lugano dirige tre case per anziani della diocesi e periodicamente torna a Istanbul per offrire consulenza ad alcune strutture dedicate all'assistenza agli anziani che fanno capo a delle fondazioni cattoliche. In Turchia, spiega, gli anziani hanno pensioni molto basse e non c'è un'assistenza sociale avanzata per aiutarli. All'interno del paese gli anziani possono fare affidamento sulla solidarietà familiare, ma in città soffrono spesso la solitudine.

 

Sono le fragilità cui si rivolge sempre l'attenzione di papa Francesco, i risultati della "cultura dello scarto" e della "globalizzazione dell'indifferenza" contro le quali non si stanca di ammonire. Le sue parole sapranno arrivare, oltre le transenne, dai microfoni della cattedrale e dai maxischermo sistemati nel cortile: poveri, rifugiati e il "piccolo gregge" dei cristiani di Turchia le stanno aspettando.

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