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Come vivevano la fede i primi cristiani?

© Julian Kumar / GODONG
Ícone ortodoxo de Jesus no Getsêmani
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Padre Scognamiglio racconta i volti di Gesù nei primi quattro secoli della Chiesa

L’ultimo lavoro editoriale di padre Edoardo Scognamiglio, teologo e filosofo della Provincia religiosa di Napoli dei Frati Minori Conventuali, da sempre impegnato nel dialogo interreligioso e Ordinario di Cristologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, riguarda i volti di Gesù nel cristianesimo delle origini.

GESU' IL "VENIENTE"
Il volume, si legge su L'Eco di Caserta (28 novembre), è incentrato sul modo con il quale le prime comunità cristiane hanno maturato una coscienza ecclesiale della fede con la morte e resurrezione di Gesù, proclamato (nel kerygma) Signore e Messia (Kyrios e Christos). L’autore spiega, con un racconto che trascina il lettore, come le immagini e i volti di Gesù Cristo che si possono tracciare dal punto di vista biblico, teologico e storico-critico nei primi quattro secoli hanno una radice comune: l’esperienza autentica e viva – ossia reale – che i discepoli hanno fatto di Gesù, il Crocifisso-Risorto. Uno dei primi titoli attribuiti a Gesù è quello di “Veniente”, ossia di “Colui che si rende presente allo spezzare del pane”. Cristo è presentato anche, nei Vangeli come il “Vivente” che non bisogna più cercare tra i morti.

IL MESSIA E I PRIMI CRISTIANI
In tre capitoli, prosegue il quotidiano casertano, l’autore ripercorre il cammino delle comunità primitive nella conoscenza e comprensione della presenza di Gesù “fatto uomo”. Il cristianesimo indica una funzione della Chiesa, ossia una comunità già formata che esprime la fede in Gesù Cristo e ne celebra il culto. Da qui l’autore sviluppa un interessante discorso che evidenzia come la fede in Gesù Cristo e la stessa Chiesa non possono essere visti soltanto come reazione assolutamente nuova e autonoma degli uomini rispetto alla vicenda umana di Gesù: sono due realtà che si co-appartengono e che ritrovano nell’umano di Gesù una medesima traccia d’origine o radice.

PASQUA DI RESURREZIONE 
La questione sul Gesù della storia e il Cristo della fede è posta nell’introduzione e sviscerata in buona sostanza nelle diverse fasi dello sviluppo dell’opera. Infatti, in relazione al Gesù della storia e al Cristo della fede, l’autore dice che “possiamo pacificamente affermare che gli inizi della cristologia neotestamentaria hanno due radici ben intrecciate tra loro”, a partire “dalla pasqua di resurrezione”. Le due radici sono: l’annuncio del Regno da parte di Gesù e l’annuncio della sua risurrezione da parte dei discepoli.

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