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Cina: i cristiani sono più dei comunisti

AP Photo/Elizabeth Dalziel
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Le chiese traboccano, e i leader comunisti sono furiosi

Negli ultimi tempi, il Governo comunista cinese è furioso con i cristiani e sta abbattendo delle chiese nella città costiera di Wenzhou, arrestando vescovi e altri leader ecclesiali ritenuti clandestini e ordinando illecitamente sacerdoti docili al regime come “vescovi cattolici”. Dietro questa escalation della repressione, e come sua vera causa, c'è il rapido aumento dei cristiani in Cina.

Attualmente nel Paese più popolato al mondo ci sono circa 100 milioni di cristiani. Solo i cattolici sono circa 12 milioni. Molti di loro sono nuovi convertiti, che ansiosi di compiere la Grande Missione stanno evangelizzando i propri connazionali. Anche il Partito Comunista Cinese negli ultimi anni ha reclutato nuovi membri, aprendo le sue fila a intellettuali, imprenditori e altre classi in precedenza “sospette”, perfino ai capitalisti! Anche così, gli 86,7 milioni di seguaci formali di questa “fede” oggi decadente, in maggioranza comunisti solo di nome, sono ormai meno dei crescenti e vibranti gruppi di seguaci del cristianesimo in Cina.

Per i leader del Paese, che preferiscono chiaramente che il popolo cinese non creda in alcuna divinità che non sia il dio-Partito (e il Partito sono loro), questa situazione è intollerabile. La risposta comunista è la recente ondata di persecuzioni anticristiane. La buona notizia è che il cattolicesimo in Cina è in ascesa anche così.

Vorrei condividere con voi, lettori di Aleteia, alcuni dei molti aspetti della fede cattolica che ho verificato nel mio recente viaggio in Cina che suscitano speranza.

Uno di essi è il volto di un sacerdote cattolico, parroco nelle periferie di una grande città cinese, che è determinato a salvare il maggior numero possibile di anime. Mentre parlavamo, mi ha mostrato il progetto di un'enorme statua di Gesù Cristo. Vuole costruirla in segreto e poi metterla di notte su un piedistallo che guardi alla ferrovia che passa vicino alla sua chiesa. “Come otterrà il permesso delle autorità?”, ho chiesto. “È terra della Chiesa”, ha risposto con fermezza. “Non ho bisogno di permesso”.

Nelle province settentrionali della Cina che ho visitato non ci sono state chiese abbattute. Ci sono invece chiese costruite. Le migliaia di chiese che sono state abbattute o confiscate per ordine del Partito negli anni Cinquanta e Sessanta sono state quasi tutte ricostruite o restaurate, spesso con donazioni straniere. Un esempio è la chiesa parrocchiale di Dongergou, nella provincia di Shanxi, dove le Messe vengono celebrate in modo continuativo da più di 220 anni.

Ricordo i volti delle persone che assistevano alla Messa ogni giorno quando ero lì. Arrivavano mezz'ora prima e passavano il tempo cantando preghiere in cinese classico, composte centinaia di anni prima. Al momento dell'inizio della Messa, la chiesa era gremita.

Sono state costruite molte nuove chiese, alcune con il permesso ufficiale, altre senza. Questa è una zona in cui i laici prendono spesso l'iniziativa. In uno dei villaggi, i parrocchiani, in larga misura neoconvertiti, organizzavano riunioni di preghiera e Messe occasionali quando un sacerdote poteva essere presente. Il luogo? Una stalla abbandonata. Ho fatto loro una donazione per aiutare a costruire una nuova chiesa.

Ricordo il volto delle cinquanta coppie di evangelizzatori laici di una parrocchia che, pieni di zelo, viaggiavano in moto ogni domenica mattina per evangelizzare le comunità vicine. Andavano alla Messa della chiesa parrocchiale la sera prima e la domenica mattina, dopo una benedizione del sacerdote locale, partivano per i villaggi a quindici, trenta, cinquanta chilometri di distanza per predicare il Vangelo. Si riunivano con persone curiose di conoscere la fede cattolica in case private, per leggere la Bibbia e pregare. Alcuni di questi gruppi di nuovi credenti erano già troppo numerosi per riunirsi a casa di qualcuno. Quando il Governo locale ha negato loro il permesso per costruire una chiesa, hanno costruito un “salone sociale”. Una chiesa con un altro nome è sempre una chiesa, a patto che sia debitamente consacrata. Quando oggi si cammina per le strade cinesi, si vedono molte persone che portano una croce. Se si interpellano, risponderanno che sono cristiane, anche se in realtà non sanno quasi niente della fede. Un cinese diventa membro di una chiesa domestica frequentandola anche una volta sola. Un cinese diventa cristiano leggendo il Vangelo di Marco e facendo una preghiera in cui accetta Gesù come suo Signore e Salvatore. Questi passi sono importanti, è chiaro, ma se il numero di protestanti in Cina sta aumentando molto più rapidamente di quello dei cattolici è perché la Chiesa esige dai suoi membri molto più di questo.

Ricordo i volti raggianti dei 26 bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione nella cattedrale dell'Immacolata Concezione. Tutti avevano ricevuto vari mesi di catechesi, memorizzato le preghiere e compreso il significato dell'Eucaristia. Sono stato felice vedendo che il numero di bambini e bambine era praticamente uguale, il che non è comune in Cina, dove tante bambine, ancora nel grembo materno, sono vittime della politica del figlio unico, che provoca una maggioranza sproporzionata di bambini.

Vari vescovi cattolici sono agli arresti domiciliari in Cina per aver rifiuitato l'autorità dell'Associazione Cattolica Patriottica Cinese (ACP), un'organizzazione di facciata creata dal Partito Comunista Cinese per monitorare e controllare i cattolici. Ciò include il vescovo di Shanghai, monsignor Thaddeus Ma, agli arresti domiciliari nel seminario di Sheshan da più di due anni. Monsignor Ma ha approfittato della sua Messa di ordinazione per annunciare che stava rinunciando all'ACP. Il suo annuncio è stato accolto dalla congregazione di 1.000 membri con applausi fragorosi, il che non sorprende considerando il disprezzo dei fedeli cattolici per questa organizzazione manipolata dal Governo.

Ricordo il volto di un giovane sacerdote, che chiameremo Giuseppe, che stava progettando di recarsi a Roma per studiare bioetica. Il Governo crede ancora che sia un seminarista, mi ha detto. In realtà, Giuseppe è già stato ordinato da un vescovo ritenuto clandestino dal Governo cinese, ma sta tenendo segreto il suo sacerdozio. “Quando un buon vescovo dell'Associazione Patriottica verrà nella mia città, sarò ordinato da lui. Così il Partito mi riconoscerà come sacerdote e non come seminarista. Questo ha i suoi vantaggi”. Quello che Giuseppe vuol dire con “buon vescovo dell'Associazione Patriottica” è che questo vescovo sia riconosciuto sia da Pechino che da Roma. Ce ne sono alcuni, come l'attuale arcivescovo di Pechino, monsignor Joseph Li Shan.

La conversione della Cina al cristianesimo è stata un processo lungo. I cristiani nestoriani sono arrivati in Cina nel VII secolo, ma hanno ottenuto poche conversioni. I gesuiti sono arrivati nel XVI secolo, alimentando la speranza che, se fossero riusciti a convertire l'imperatore, anche milioni di cinesi avrebbero abbracciato la fede. Il grande gesuita Matteo Ricci colpì l'imperatore Wanli, della dinastia Ming, che offrì alla Chiesa il terreno su cui è situata oggi la cattedrale del Nord di Pechino. Uno dei successori di padre Ricci è arrivato molto vicino a convertire l'imperatore Shunzhi, della dinastia Qing, che partecipò a circa 24 Messe nella stessa chiesa. La storia del mondo sarebbe stata molto diversa se ci fosse riuscito.

Oggi, quattro secoli dopo, lo Spirito Santo agisce ancora una volta in modo molto potente in questa terra tanto antica, risvegliando i cuori e le menti del popolo cinese all'amore e al perdono di Dio.

Il volto umano di questo amore e perdono può essere visto nella navata occidentale della cattedrale del Sud, sempre a Pechino, dove si trova una bella rappresentazione di Maria con il Bambino Gesù. Maria ha l'abito di una imperatrice manciù, mentre il Bambino è vestito come il principe ereditario manciù, quello che un giorno regnerà su tutta la Cina. Oremus!

Steven W. Mosher è il Presidente del Population Research Institute e autore di Population Control: Real Costs, Illusory Benefits.

[Traduzione dall'inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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