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Insolito: un reality show in un convento

© Lifetime TV
Sisterhood
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“The Sisterhood: Becoming Nuns”, una nuova serie americana, vuole accompagnare cinque ragazze nel loro cammino di discernimento vocazionale

di Sylvain Dorient

È difficile immaginare una cosa più paradossale della decisione di una ragazza di diventare suora al centro dell'attenzione. È l'obiettivo del reality show “The Sisterhood: Becoming Nuns”, che partirà questa settimana negli Stati Uniti.

La trasmissione non ha cattive intenzioni. Le cinque ragazze scelte, simpatiche e gradevoli, attirano le telecamere e pongono fine alla tipica immagine delle suore che si ha a volte.

Stacey Jackson, una delle candidate, difende il programma, vedendolo come un mezzo per evangelizzare: “Abbiamo la missione di arrivare alle persone, e quelle della mia generazione sono sempre on-line o a guardare la televisione”.

La ragazza è un'eccezione: a 12 anni, mentre le sue amiche incollavano i poster delle star alle pareti della propria camera, si innamorava di Santa Teresa di Lisieux.

Ha avuto una carriera da attrice in un ambiente in cui la sua fede stona, ma a 26 anni si è chiesta se non dovesse sostituire le telecamere con l'abito religioso.

Il suo percorso atipico ha attirato il produttore del reality show, ma Stacey dubitava: “Volevo essere certa che prendesse la fede sul serio prima di impegnarmi”.

Tranquillizzata su questo aspetto, ha voluto anche una conferma dalla sua amata Teresa, e allora le ha chiesto di mostrarle se doveva proprio partecipare al programma. Nove giorni dopo, durante il carnevale le hanno donato un fiore: era il segnale che aspettava.

Le tappe del suo discernimento, insieme a quelle di altre quattro ragazze, riprese dalle telecamere, stoneranno nell'universo televisivo, afferma Stacey.

“Le persone si chiedono cosa sia importante nella vita. Chi sono senza il cellulare, il trucco o l'attenzione degli uomini?”, ha chiesto.

“La gente crede che le religiose siano amareggiate e noiose, ma io non avevo mai riso tanto nella vita quanto con loro. Hanno un autentico senso della gioia, e non sono prese dalle nostre piccole schiavitù. Sono allegre e sollecite”.

Secondo uno dei registi che hanno diretto la Jackson in passato, è non solo una grande attrice, ma anche “una ragazza la cui fede è contagiosa”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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