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“W l’amore”, un progetto che banalizza la sessualità

Leo Hidalgo
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Dall'ideologia gender all'uso del preservativo. In Emilia Romagna cresce la protesta contro il manuale voluto nelle scuole dal Servizio Sanitario Nazionale

Un progetto di educazione affettiva e sessuale rivolta a insegnanti, genitori e studenti delle scuole secondarie di primo grado. Un’iniziativa che dovrebbe aiutare i preadolescenti a sviluppare attitudini e competenze per quanto riguarda le relazioni, l’affettività e la sessualità e a viverla in modo consapevole e sicuro. 

Avallato dal SSN
Dopo una prima fase sperimentale, il Servizio Sanitario della Emilia Romagna sta estendendo "W l’amore" – questo il nome del progetto – a tutte le scuole della regione. Molti consigli di classe lo hanno già approvato. Eppure questo progetto – che prevede la collaborazione fra operatori sanitari e insegnanti, che vengono formati e affiancati per affrontare questi temi con gli studenti – sta scatenando in più di una scuola. 

Ideologia gender
A Piacenza sono insorti contro "W l’amore" Forum Famiglie, Unione Giuristi Cattolici, Circolo Voglio La Mamma, S.I.P. – Sentinelle in Piedi, e La Manif Pour Tous. In un duro comunicato evidenziano i limiti del progetto. «Ai ragazzi – scrivono – viene proposta una visione della affettività e della sessualità secondo la quale, tra l’altro, i generi sessuali sono “molti e diversi tra loro”; che “non c’è un modo giusto di essere maschi e femmine e non ci sono caratteristiche esclusivamente femminili o maschili!” e che “esistono piuttosto modi di essere per esprimere te stesso/a”; che l’orientamento sessuale è “eterosessuale”, “omosessuale” o “bisessuale"». 

L’uso del preservativo
Nel manualetto, ad uso degli adolescenti, prosegue la nota, «si spiega compiutamente e per immagini l’uso del preservativo (anche aromatizzato per un uso oro-genitale), che si raccomanda come unico mezzo per evitare le infezioni veneree, e, in caso di incidenti, si indica l’uso del Norlevo (discusso farmaco di cui – nel dibattito scientifico – si afferma l’effetto abortivo), come pillola del giorno dopo».

Banalizzare la sessualità
In proposito, le associazioni che sottoscrivono il  comunicato «invitano i genitori che non sono d’accordo sui contenuti di tali insegnamenti – che banalizzano la sessualità e promuovono la cultura di genere rivolgendosi ad adolescenti in una delicatissima fase del loro sviluppo, o anche solo sul fatto che sia la scuola a somministrarli – a vigilare ed a prendere ogni opportuna informativa (visionando, anche, il materiale didattico), prima di esprimere il consenso (che la scuola è obbligata a richiedere) alla frequenza dei loro figli a tali corsi, che non è obbligatoria e non può essere imposta».

Un diritto dovere dei genitori
Le associazioni firmatarie chiedono al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Piacenza «a vigilare attentamente sulla correttezza delle procedure adottate dalle scuole» e sono pronte a fornire ai genitori «che lo desiderano», il «supporto che dovesse occorrere per impedire ogni abusiva elusione del loro diritto dovere di educare i figli, sancito dalle convenzioni internazionali (p. es. l’art. 26, comma 3, della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) e dall’art. 30 della Costituzione».

 

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