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Come sono stati scelti i libri da inserire nella Bibbia

Renan Marks / Flickr / CC
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L'elenco dei libri biblici, detto canone, si è formato un po' alla volta

Chi ha scelto quali libri inserire nella Bibbia e con quale criterio?

Giulia, Borgomanero

La domanda riguarda il canone biblico, cioè l’elenco dei libri ispirati, normativi per la fede in quanto ispirati dallo Spirito Santo. Questo elenco si è formato un po’ alla volta nel corso dei secoli. Il punto di partenza è la Bibbia ebraica, che i cristiani hanno poi chiamato Antico Testamento quando hanno aggiunto alcuni testi propri, cioè i Vangeli, le lettere apostoliche e l’Apocalisse, denominati Nuovo Testamento. La parola testamento deriva dal latino e traduce un termine ebraico che significa “alleanza”: si riferisce perciò al patto che unisce Dio e il suo popolo, che per noi cristiani è culminato in Cristo.

La Bibbia ebraica comprende 39 libri ed è suddivisa in tre grandi sezioni: la Torah o Legge (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio); i Profeti anteriori (Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele, e 1-2 Re) e posteriori (Isaia, Geremia, Ezechiele e i dodici profeti “minori”); gli Scritti (Salmi, Proverbi, Giobbe, Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Qohelet, Ester, Daniele, Edra, Neemia, 1-2 Cronache). Di questa divisione si trova traccia nel prologo greco al libro del Siracide, che risale al 130 a.C. Ne parla Gesù stesso nel Vangelo di Luca: “Bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi” (24,44). Il canone ebraico definitivo è stato fissato da autorevoli rabbini verso la fine del I secolo dopo Cristo. I cristiani aggiungono sette libri, basandosi sulla traduzione greca dei Settanta, in uso in molte sinagoghe al tempo della prima predicazione cristiana: Tobia, Giuditta, 1 e 2 Maccabei, Sapienza, Siracide, Baruc e alcune sezioni greche di Daniele ed Ester. Tra i motivi della loro esclusione dal canone ebraico l’essere stati scritti in greco e non in ebraico.

La scelta degli ebrei di non considerare alcuni libri presenti nella traduzione dei Settanta ha creato discussioni tra i cristiani. In due sinodi della Chiesa africana, a Ippona nel 393 e a Cartagine nel 397, si ribadì il canone lungo, detto alessandrino (la traduzione dei Settanta è stata realizzata ad Alessandria d’Egitto). Lo stesso papa Damaso, in un decreto del 382, presente l’elenco dei libri biblico secondo il canone alessandrino. La ratifica definitiva è avvenuta nella Chiesa cattolica nel 1546, con il concilio di Trento, che non ha solo ribadito la tradizione più autorevole. Ciò si era reso necessario in risposta alla scelta di Lutero e della riforma protestante, che aveva di fatto adottato il canone ebraico (anche perché i cattolici citavano per la dottrina delle indulgenze 2Maccabei 12,46). Lutero, tuttavia, pur non ritenendoli ispirati, dichiarava utile la lettura dei libri aggiunti nella versione dei Settanta. I protestanti chiamano questi libri apocrifi e talvolta li mettono in appendice alle loro Bibbie; i cattolici li chiamano deuterocanonici.

Anche per il canone del Nuovo Testamento ci sono state varie discussioni tra il II e il IV secolo. Ci sono rimaste varie tracce di questo: un frammento del II-III secolo (detto muratoriano), testi di Ireneo, Papia, Eusebio, Atanasio, del concilio di Cartagine (IV secolo). La fissazione ufficiale definitiva in ambito cattolico risale al concilio di Trento. Le Chiese protestanti oggi condividono lo stesso canone, anche se Lutero aveva proposto di collocare le lettere agli Ebrei, di Giacomo, di Giuda e l’Apocalisse dopo gli altri scritti, gli unici ritenuti veri.

I criteri secondo cui sono stati scelti i libri del Nuovo Testamento sono tre: l’origine apostolica; la conformità del contenuto alla regola della fede apostolica; il loro uso nella liturgia della maggior parte delle Chiese. Riguardo all’Antico Testamento, il concilio di Trento dà due motivazioni: la certezza di fede che Gesù risorto non ha abbandonato i suoi discepoli e li ha guidati nella scelta per mezzo del suo Spirito; l’uso secolare dell’antica versione latina Vulgata, che traduce tutta la Bibbia greca dei Settanta.

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