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Sconfiggere la paura del confronto: ecco la sfida di Francesco

AFP PHOTO / GENT SHKULLAKU
ALBANIA, Tirana : TOPSHOTS

Pope Francis (C) arrives to celebrate mass on the Mother Teresa square in Tirana on September 21, 2014. The pope warned during his visit to Albania on September 21 that religion could never be used to justify violence, making an apparent reference to the bloodshed wreaked by the Islamic State group in Iraq and Syria. AFP PHOTO / GENT SHKULLAKU
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Ignazio Ingrao analizza in un libro le trame del dibattito nella Chiesa su coppie e sessualità all’indomani del Sinodo

I nodi, in un modo o nell’altro, stanno arrivando al pettine. Il Sinodo sulla Famiglia non avrà significato la svolta – come dimostrano i punti della Relazione finale che Papa Francesco ha voluto fossero pubblicati – ma sicuramente ha indotto o rafforzato in tutti i partecipanti una consapevolezza: quella di uno scisma ormai compiuto e “sommerso” con la comunità laica dei credenti, che in sempre maggiore porzione vive le questioni personali dei rapporti di coppia e della sessualità utilizzando un comparto della mente lontano da quello nel quale si muove la fede. È un percorso lungo, quello che dovrà riunire la Chiesa e i suoi fedeli: cominciato, e in pochi lo ricordano, con Benedetto XVI, pochi mesi dopo la sua elezione, e ripreso in maniera più eclatante da Francesco, con la sua decisione di indire il Sinodo.

“D’altronde per il pontefice argentino l’importante è iniziare dei processi, aprire delle strade anche se non è possibile definire quale sarà il traguardo”: sono parole di Ignazio Ingrao, vaticanista di Panorama, che appaiono nell’introduzione del suo libro Amore e sesso ai tempi di Papa Francesco. Le coppie, la famiglia, la Chiesa (Piemme, 2014), che verrà presentato giovedì 27 novembre presso la Fondazione Marco Besso a Roma (Largo Torre Argentina 11, ore 17). Il libro presenta un’approfondita analisi del cammino nella Chiesa sui temi della famiglia, dalla comunione per i divorziati risposati ai temi della sessualità, prima e durante l’ultimo Sinodo. Aleteia lo ha intervistato.

Il Sinodo ha fatto emergere alla luce del sole la presenza di un conflitto interno alla Chiesa?

Ingrao: Più che due schieramenti contrapposti esistono certamente delle sensibilità diverse. Questo ce lo portiamo già dal tempo del Concilio Vaticano II, e non c’è da stupirsi. Dire che lo scontro è tra progressisti e conservatori dal mio punto di visto è abbastanza riduttivo. Piuttosto a mio avviso esistono due approcci. C’è una sensibilità di natura pedagogica, che era presente nell’impostazione di Papa Benedetto XVI, dove si sente la necessità di riproporre il Magistero della Chiesa sui temi della famiglia, della morale sessuale, del rapporto di coppia, insomma nella sua integrità, ad un mondo che sembra averlo dimenticato. In questo senso si è prodotto quello che nel libro chiamo “lo scisma sommerso”: cioè, i comportamenti morali sono ormai anche per i credenti lontani dai precetti dottrinali. Questo è un versante, ma c’è un secondo versante che è di natura più dialogica che pedagogica, di dialogo, di rapporto col mondo, un mondo che è cambiato, si è secolarizzato profondamente, e nell’interno del quale la Chiesa stessa si è secolarizzata. Chi ha questa sensibilità dialogica chiede di mettersi in relazione con questo mondo cambiato, e capire come aggiornare attraverso le prassi pastorali la prassi dottrinale. Sono due sensibilità diverse, che non necessariamente sono in contraddizione: possono trovare una complementarietà, una composizione, così com’è avvenuto nel Vaticano II. Il problema è che alcuni di questi temi sono rimasti irrisolti all’indomani del Concilio, e dopo cinquant’anni ce li ritroviamo.

Anche il Sinodo ora concluso sembra aver postposto alcuni temi importanti, vero?

Ingrao: Direi piuttosto che la discussione ha incontrato dei nodi. Il papa ha fatto sì che alla fine venisse pubblicata la Relazione finale del Sinodo per intero, anche in quei paragrafi che non erano stati approvati dall’assemblea. Con questo atto di forza il papa ha voluto che la discussione, in quest’anno che ci separa dalla prossima assemblea, fosse di nuovo a tutto campo e che quindi si discutesse anche sui temi più controversi. Io non parlerei di impasse, ma di un esame di maturità che è stato richiesto alla Chiesa, sulla capacità di confrontarsi apertamente su questi argomenti.

Nel libro ricordi che Benedetto XVI aveva già tentato alcune aperture sui temi della famiglia. Non è così?

Ingrao: E’ vero. Benedetto XVI all’indomani della sua elezione aveva ben presente questa tematica. Ad Aosta nel 2005 lo pose, certamente alla sua maniera, con un certo timore, perché temeva il fatto di non sapere quale potesse essere l’esito di una discussione su questi argomenti, ma capiva e sentiva che era necessaria. Infatti nel 2012 quando andò a Milano all’incontro delle famiglie mise di nuovo sul tappeto questo argomento. Purtroppo quei discorsi rimasero sullo sfondo perché l’attenzione mediatica era sul cardinal Bertone, sullo scandalo del maggiordomo e così via. Nessuno volle cogliere questa sensibilità, direi che si è voluto tentare di bloccare questo confronto. Cosa che si vuole fare anche oggi, perché la paura del confrontarsi apertamente è quella che sembra sempre vincere. Quindi non è che a vincere sono i conservatori o i progressisti, ma la paura di confrontarsi.

C’è anche paura che una concessione sui temi della famiglia, come la comunione ai divorziati risposati, darebbe luogo poi a una deriva su altri temi?

Ingrao: E’ vero, perché sullo sfondo c’è l’Humanae Vitae di Paolo VI, e quindi tutta la questione che riguarda la morale sessuale e la contraccezione, il sì alla vita della Chiesa e il no all’uso dei mezzi artificiali di controllo delle nascite. E mentre il tema dei divorziati risposati riguarda un mondo più circoscritto, quello della morale sessuale riguarda tutti in modo trasversale, dall’Africa all’America del Nord. Quindi c’è il timore di rimettere in discussione questo argomento. Il papa da questo punto di vista è stato molto chiaro, mi sembra: non ha voluto che il Sinodo affrontasse questo nodo e negli ultimi discorsi ha riaffermato quella che è la Dottrina Sociale della Chiesa sull’eutanasia, l’aborto e sul sì alla vita.

Il Sinodo per alcuni versi è stato un referendum pro o contro Francesco?

Ingrao: Sì, è vero. Qualcuno a mio avviso ha utilizzato strumentalmente le questioni dottrinali per fare un referendum sul pontificato, e non solo tra i conservatori. In realtà c’è stato qualcuno che l’ha votato al Conclave perché si aspettava da lui una riforma organizzativa della Curia che ridesse orgoglio e prestigio alla Chiesa purché non toccasse i temi del Magistero, ed è rimasto spaventato dal resto. E c’è qualcuno che si è visto toccato anche sui suoi spazi di potere, sul suo ruolo all’interno della Curia, magari su cose che sono state fatte per anni e che adesso non si possono più fare, e quindi utilizza strumentalmente questo dibattito per fermare l’azione di Francesco.

Il Sinodo ha accresciuto in tutti una consapevolezza di questo scisma con la società?

Ingrao: Assolutamente sì. Proprio per questo sostengo che la faida non è tra conservatori e progressisti, ma tra chi ha un atteggiamento più pedagogico e chi lo ha più dialogico, proprio perché entrambi i gruppi si rendono conto che la società si è profondamente secolarizzata e che lo scisma sommerso è la maggiore emergenza della Chiesa di Francesco. Il futuro di questo pontificato non verrà giudicato perché avrà accorpato due o tre dicasteri, ma su cosa avrà prodotto sul tema della famiglia. 

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