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Papa Francesco: “Gesù piange quando il nostro cuore si chiude alle sue sorprese”

© Mazur/catholicnews.org.uk

Radio Vaticana - pubblicato il 20/11/14

Così il pontefice durante l'Omelia a Santa Marta di questa mattina

di Sergio Centofanti

Gesù piange su Gerusalemme perché non ha riconosciuto Colui che porta la pace. Il Papa commenta il Vangelo del giorno, spiegando che il Signore piange per “la chiusura del cuore” della “città eletta, del popolo eletto. Non aveva tempo per aprirgli la porta! Era troppa indaffarata, troppo soddisfatta di se stessa. E Gesù continua a bussare alle porte, come ha bussato alla porta del cuore di Gerusalemme: alle porte dei suoi fratelli, delle sue sorelle; alle porte nostre, alle porte del nostro cuore, alle porte della sua Chiesa. Gerusalemme si sentiva contenta, tranquilla con la sua vita e non aveva bisogno del Signore: non se ne era accorta che aveva bisogno di salvezza. E per questo ha chiuso il suo cuore davanti al Signore”. “Il pianto di Gesù” su Gerusalemme – afferma il Papa – è “il pianto sulla sua Chiesa, oggi, su di noi”:

“E perché Gerusalemme non aveva ricevuto il Signore? Perché era tranquilla con quello che aveva, non voleva problemi. Ma anche – lo dice il Signore nel Vangelo – ‘se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che ti porta la pace. Non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata’. Aveva paura di essere visitata dal Signore; aveva paura della gratuità della visita del Signore. Era sicura nelle cose che lei poteva gestire. Noi siamo sicuri nelle cose che noi possiamo gestire… Ma la visita del Signore, le sue sorprese, noi non possiamo gestirle”.

E Papa Francesco aggiunge:

“E di questo aveva paura Gerusalemme: di essere salvata per la strada delle sorprese del Signore. Aveva paura del Signore, del suo Sposo, del suo Amato. E così Gesù piange. Quando il Signore visita il suo popolo, ci porta la gioia, ci porta la conversione. E tutti noi abbiamo paura non dell’allegria – no! – ma sì della gioia che porta il Signore, perché non possiamo controllarla. Abbiamo paura della conversione, perché convertirsi significa lasciare che il Signore ci conduca”.

“Gerusalemme era tranquilla, contenta – ha proseguito il Papa – il tempio funzionava. I sacerdoti facevano i sacrifici, la gente veniva in pellegrinaggio, i dottori della legge avevano sistemato tutto, tutto! Tutto chiaro! Tutti i comandamenti chiari… E con tutto questo Gerusalemme aveva la porta chiusa”. La croce, “prezzo di quel rifiuto” – osserva il Papa – ci mostra l’amore di Gesù, ciò che lo porta “a piangere anche oggi – tante volte – per la sua Chiesa”.

“Io mi domando: oggi noi cristiani, che conosciamo la fede, il catechismo, che andiamo a Messa tutte le domeniche, noi cristiani, noi pastori siamo contenti di noi? Perché abbiamo tutto sistemato e non abbiamo bisogno di nuove visite del Signore… E il Signore continua a bussare alla porta, di ognuno di noi e della sua Chiesa, dei pastori della Chiesa. Eh sì, la porta del cuore nostro, della Chiesa, dei pastori non si apre: il Signore piange, anche oggi”.

Il Papa, infine, invita ad un esame di coscienza: “Pensiamo a noi: come stiamo in questo momento davanti a Dio?”.

Qui l'originale

Tags:
omelia santa martapapa francesco
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