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Come possiamo contemplare Dio?

© Kevin Dinkel

Gaudium Press - pubblicato il 13/11/14

Santa Teresina, nel suo letto dell'infermeria del convento, si chinava per contemplare il tramonto e si rallegrava alla vista delle stelle in cielo

Visto che gli uomini sono esseri limitati e contingenti, non possono abbracciare con la loro intelligenza tutte le realtà soprannaturali, soprattutto quelle che si riferiscono direttamente all'Essere per eccellenza, Dio stesso. A ragione, la dottrina della Chiesa insegna che di Dio sappiamo molto più ciò che non è che ciò che è (1).
Di fatto, per esporre in parole umane l'ineffabile mistero divino, ci avvaliamo di metafore e analogie sia per via positiva – attribuendo a Dio qualità degli esseri creati in grado massimo e infinito – che per via negativa – escludendo da Lui qualsiasi imperfezione.

Per via positiva, si distinguono in Dio nove attributi: perfezione, bontà e bellezza infinite, immutabilità, immensità e ubiquità, infinità, eternità, unicità e semplicità, della quale parleremo ora.

Che Dio sia assolutamente semplice lo ha insegnato papa Innocenzo III nel IV Concilio Lateranense, e questa dottrina è stata ribadita in concili successivi:

“Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che uno solo è il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile, incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo: tre Persone, ma una sola essenza, sostanza, cioè natura assolutamente semplice” (DS 800)

Se analizziamo il mondo che ci circonda, verificheremo che tutto ciò che esiste ha ricevuto l'esistenza in un determinato momento. Così, un tavolo non può esistere senza l'azione del falegname.

Oltre a questo, non è difficile percepire che tutte le cose create sono in continuo movimento: passano i mesi e le stagioni, alcuni nascono e altri muoiono… A loro volta, tutte le creature corporee sono composte di materia e forma che le determina.

Nell'uomo, ad esempio, l'anima dà forma e vita al corpo. Secondo Filone d'Alessandria, un corpo senz'anima non è altro che un mero cadavere. Se analizziamo bene la questione, constatiamo che tutte le creature sono di natura composta, per essenza ed esistenza, potenza e atto o materia e forma.

Contrariamente a ciò che accade nel mondo visibile, in cui tutte le cose sono formate da parti o composte da esseri diversi, in Dio non ci sono parti né composizione, perché Egli è puro Spirito (2). Egli è assolutamente semplice, incompatibile con ogni composizione, molteplicità e materia, sia essa fisica, metafisica o logica.

Dire che Dio è semplice equivale ad affermare che Egli è infinitamente al di sopra di tutto ciò che è creato, non contenendo in sé alcuna miscela di potenza visto che, come insegna il Dottore Angelico, Dio è “atto purissimo” (3), essendo di conseguenza forma pura.

Anche se in vari passi della Sacra Scrittura ci sono allusioni al braccio potente del Signore e alle meraviglia compiute dalla sua destra, non significa che Dio abbia un corpo e quindi materia. Siamo noi che attribuiamo queste caratteristiche a un Essere puramente spirituale per poter comprendere meglio il suo modo di agire.

In Lui non si distinguono neanche essenza ed esistenza, visto che Egli stesso ha rivelato “Io sono colui che sono” (Es 3,14). In effetti, Dio è spirito perfettissimo e purissimo, e quindi indivisibile e semplicissimo.

Vista la fragilità del nostro intelletto, non siamo capaci di abbracciare a fondo questa dottrina che diventerà del tutto chiara solo nei cieli, dove, illuminati dalla luce della gloria, vedremo Dio faccia a faccia come Egli è (cfr. Gv 3, 2).

Nel frattempo, la Provvidenza desidera che già su questa terra possiamo intravedere un po' della sua semplicità impressa nelle creature, soprattutto negli uomini, creati a sua immagine e somiglianza.

Spesso nella storia dei santi possiamo trovare fatti che rivelano in modo speciale qualche aspetto di Dio. Può trattarsi della carità o dell'obbedienza, della povertà o della magnificenza, in base al bene che deve essere diffuso in quel momento.

Ma com'è possibile che creature composte manifestino la semplicità assoluta di Dio?

È chiaro che non si tratta di rappresentarla in modo essenziale, ma in forma analogica. In generale, le anime virtuose sono semplici una volta sprovviste delle complicazioni provenienti dai vizi. In questo modo, quelle anime sono un terreno fertile per l'azione della grazia e rispondono con dolcezza agli appelli divini, siano essi interiori o esteriori attraverso l'universo creato.

Per poter comprendere meglio, prendiamo ad esempio Santa Teresina, che viveva molto semplicemente la vita ordinaria di una malata grave, ma sempre allegra e soddisfatta. Nell'infermeria del convento, in un letto, si chinava per contemplare il tramonto, si rallegrava alla vista delle stelle in cielo e un giorno, quando cambiarono la posizione del letto, esclamò: “Come sono contenta! Poter ammirare le foglie rosse della vite vergine!”.

Quella semplice visione della natura – se considerata solo con gli occhi umani – elevava a tal punto l'anima di Santa Teresina alla contemplazione di Colui che è la Somma Bellezza che malgrado le grandi sofferenze dell'anima e del corpo era sempre gioiosa.

Se vogliamo essere semplici e contemplare la gloria di Dio, non limitiamoci ad ammirare, ma imitiamo le virtù dei santi. Come diceva il grande Sant'Agostino, cos'è seguire se non imitare? (4). Ci sarà così assicurata la felicità della patria celeste, dove con gli angeli e tutti i santi capiremo facilmente gli ineffabili misteri divini.

di suor Ariane Heringer Tavares, EP

1 ROYO MARÍN, Antonio. Dios y su obra. Madrid: BAC, 1963, p. 45.
2 ISTITUTO TEOLOGICO SAN TOMMASO D'AQUINO – 1STITUTO FILOSOFICO ARISTOTELICO TOMISTA, Deus… Quem é Ele? São Paulo. Lumen Sapientiae. 2012. p.41.
3 SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologica. I. q.2. a3.
4 SANT'AGOSTINO, De sancta Virgin. 27 (PL 40, 441): "Quid est enim sequi, nisi imitan?"

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
santi e beati
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