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Padre Swami e quel perdono possibile solo a Dio

© Il Cuore dell'assassino

Aleteia - pubblicato il 12/11/14

Si può perdonare chi uccide una suora? "Il cuore dell'assassino" è la storia di un miracolo chiamato Misericordia

“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno” è solo facendo nostra una delle ultime frasi di Gesù prima di morire in croce che si può comprendere la storia di suor Rani, del suo assassino Samundar Sigh e del suo incontro con padre Swami. Una vicenda che è raccontata con estremo realismo dal film-documentario “Il cuore dell'assassino”

https://player.vimeo.com/video/90990224

Siamo nel Madhya Pradesh, nord-ovest dell'Indira. Samundar è un giovane 22enne analfabeta, plagiato dai zamindar, un gruppo di fanatici hindu famosi per adescare i più poveri sottomettendoli alla loro volontà. Rani Maria è una suora francescana missionaria che ha scelto i villaggi tribali proprio per essere vicina agli ultimi e per tirarli fuori dalla tirannia dell'usura. Le loro strade si incrociano il 25 febbraio 1995 quando gli zamindar valutano la suora troppo scomoda perché da intralcio ai loro affari. Così ordinano a Samundar di eliminare Rani: lui la segue su un autobus, dove la suora è sola e la uccide a coltellate. Samundar è scosso, scappa subito nella giungla ma poco dopo i poliziotti lo raggiungono per portarlo in galera: c'è l'ergastolo che lo aspetta.

La vita rinasce in un incontro

Passano 7 anni e un giorno si presenta davanti alla sua cella padreSwami Sadanand, sacerdote carmelitano, che conosceva bene suor Rani. In questo incontro la sua vita inizia a cambiare. Miracolosamente. «Quando lessi, sul giornale che Samundar fu condannato diventai triste. Dopo aver digiunato per quaranta giorni decisi di andare a cercarlo in carcere». Swami racconta i loro incontri al penitenziario: «Nessuno – mi disse Samundar – è mai venuto a trovarmi, né i miei genitori, né mia moglie, che mi ha abbandonato ». Mi chiese il perché di quella visita. E io gli risposi molto semplicemente: «Tu sei mio fratello e io non ti lascerò mai solo». Poi aggiunsi: «Dio ti ha perdonato».

Cristiani e induisti 

Nel frattempo il dolore pervade la famiglia di suor Rani. Padre Swami lo sa e si rivolge a suor Selmy, sorella della vittima, perché annulli i sentimenti di odio verso il carnefice e le propone un gesto simbolico: «Sorella se voleste stringere il Rakhi (il braccialetto dell’unità e della fratellanza) al polso di Samundar, voi fareste un gesto importante per il mondo intero». Per il giovane quello diventa il giorno della svolta, il momento in cui una suora e un sacerdote cristiano si fanno sorella e fratello di un giovane induista abbandonato ai suoi peccati. 

Un perdono umanamente impossibile

Samundar racconta quel momento, quando suor Selmy, guardandolo con gli occhi carichi di lacrime, disse: «Sono anni che aspettavo questo momento». Di lì a poco la famiglia di Rani chiede la grazia per Samundar che uscirà di prigione nell’agosto del 2006. La madre spalanca le porte di casa all’assassino di sua figlia: «Io accetto Samundar ». Oggi per suor Rani è aperto il processo di beatificazione. "Il primo frutto del martirio di suor Rani – si legge su Credere (9 novembre) – è sbocciato nel cuore del suo assassino. Perdonato e accolto nella famiglia della vittima."

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