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Le profezie di Paolo VI e Chiara Lubich

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Città Nuova - pubblicato il 12/11/14

La co-essenzialità dei profili petrino e mariano. Le sorprese dello Spirito nella vita della Chiesa

di Roberto Catalano

Quando ho ricevuto l’invito per partecipare alle due giornate di studio sul rapporto fra Paolo VI e Chiara Lubich mi ha subito colpito la parola ‘profezia’. È un vocabolo che spesso amo usare parlando di Chiara Lubich. Si dice, infatti, che la profezia sia uno degli aspetti tipici di un carisma e, avendo seguito la Lubich fin dalla mia giovinezza, ho avuto modo di constatare quanto l’elemento profetico l’abbia accompagnata nel corso della vita.

Avrei decine di esempi: discorsi che faceva a noi giovani sessantottini prevedendo un futuro che pareva utopia e che invece, regolarmente, si è realizzato; capacità di intuire problemi del mondo che si sono verificati magari decenni più in là. Insomma, seguire un carisma mi ha fatto toccare con mano che chi lo riceve, e soprattutto lo sa vivere ed interpretare, ha la capacità di vedere avanti e cogliere i segni dei tempi.

Negli stessi anni in cui avevo deciso di seguire Chiara Lubich, Giovanbattista Montini era diventato Paolo VI e non di rado, durante i convegni giovanili a Roma, ci capitava di andarlo a salutare in un’udienza generale. Mi affascinava il suo modo di parlare, il suo pensiero nitido e logico e, col passare del tempo, ho constatato quanto la profezia fosse anche un suo tratto prezioso.

Negli ultimi anni, per motivi professionali, ho dovuto approfondire suoi discorsi, documenti, lettere, encicliche e ho visto come quest’uomo che aveva vissuto nella Curia romana la gran parte della sua vita aveva saputo cogliere, anche se da angolature diverse, ciò che il futuro avrebbe riservato alla Chiesa e all’umanità.

Proprio la profezia è stata, mi sembra, la chiave di lettura per ripercorrere le vicende di queste due figure del secolo scorso (Chiara è morta nel 2008 è vero, ma ha vissuto 80 dei suoi 88 anni nel XX secolo), sia pure da prospettive diversissime che hanno trovato, poi, espressioni e linguaggio sorprendentemente comuni.

Il Convegno Paolo VI e Chiara Lubich – La profezia di una Chiesa che si fa dialogo svoltosi il 7-8 novembre 2014, presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo (Roma), promosso dall’Istituto Paolo VI (Brescia) e dal Centro Chiara Lubich (Rocca di Papa) del Movimento dei Focolari, ci aiutato a riportare alla luce aspetti inediti di questi due giganti.

Nel corso delle giornate di studio si sono succedute relazioni e dibattiti, che hanno permesso di conoscere, sotto prospettive di ambito storico, sociale, ecclesiale, ecumenico e teologico, il rapporto iniziato nel 1952 tra l’allora sostituto della Segreteria di Stato mons. Montini e Chiara Lubich, fino alla morte di Paolo VI nel 1978.

Il percorso ha toccato periodi importanti sia per la Chiesa che per il nascente Movimento dei Focolari con la spinta carismatica che lo contraddistingueva fin dai primi passi compiuti nella città di Trento. Dalla disamina degli anni ’50 sono emersi i forti dubbi dell’autorità ecclesiastica nei confronti della novità costituita dai Focolari ed il loro superamento all’inizio degli anni ’60 con le prime approvazioni. Qui Paolo VI ha avuto un ruolo fondamentale con il suo impegno personale nella progressiva configurazione giuridica e istituzionale del Movimento.

Un secondo capitolo ancora poco conosciuto, ma di grande interesse, è quello legato alla presenza dei Focolari nei Paesi dell’Europa dell’Est, fin dai primi anni sessanta, in piena Guerra Fredda, assieme all’intensificarsi di importanti contatti in campo ecumenico realizzatisi nello stesso periodo. Quanto esposto, è stato ampiamente documentato sia da una folta corrispondenza epistolare tra Chiara e Paolo VI, sia da quanto la Lubich ha scritto nel suo diario in seguito alle udienze private con papa Montini.

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testimonianze di vita e di fede
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