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Cosa possono fare i laici nella Chiesa?

© Sabrina Fusco / ALETEIA

Padre Henry Vargas Holguín - Aleteia - pubblicato il 11/11/14

I ministeri laicali sono servizi pastorali alla comunità

I ministeri laicali sono servizi di certi laici alla comunità cristiana di carattere eminentemente pastorale, come proclamare o introdurre le letture della Messa, animare i canti delle celebrazioni, distribuire la Comunione, aiutare il sacerdote sull'altare, essere catechista, portare la Comunione ai malati…

Si basano su un concetto della Chiesa come mistero di comunione: tutti siamo Chiesa e tutti, come cellule del corpo mistico di Cristo, abbiamo una funzione. Per questo, non solo i sacerdoti o i religiosi esercitano ministeri, ma anche i laici.

Nella prima lettera ai Corinzi si legge che tutti formiamo un unico corpo in Cristo (1 Cor 12,12 ss.).

Tutti siamo necessari e dobbiamo mettere al servizio degli altri i doni, le funzioni, i carismi e i ministeri che il Signore, lo Spirito e la Chiesa stessa hanno suscitato e continuano a suscitare.

Fin dalle sue origini, quindi, la Chiesa si è avvalsa di una consistente varietà di servizi, funzioni e compiti che ricevono il nome generico di ministeri; tutto in vista della missione. È per questo che la Chiesa è definita anche “ministeriale”, come si deduce dalle lettere paoline (Rm 12, 6-8).

Secondo il Nuovo Testamento, i ministeri ecclesiali possono essere di tre tipi:

a) Quelli voluti da Gesù: gli apostoli – pastori ed evangelisti (Lc 6,13; Lc 10,1);

b) Quelli ispirati dall'azione dello Spirito Santo. Sono i ministeri segnalati nelle lettere paoline: il ministero di apostolo, di profeta e di maestro, ecc. (1 Cor 12,28; Ef 4,11).

c) Quelli eletti dalla Chiesa: i “collaboratori” di San Paolo, che non sono altro che i responsabili delle comunità cristiane (Rm 16,3; 1 Ts 3,2; 2 Cor 8,23; 1 Ts 5,12; 1 Cor 16,16).

Dio ha voluto non solo l'esistenza di ministeri in tutte le comunità e in ciascuna di esse, ma anche la diversità e la creatività in base alle necessità che si presentavano (At 1,21-26; 6,1-3).

I ministeri laicali sono segno di vitalità della Chiesa, un dono del Signore alla comunità di credenti e un'esigenza di fedeltà alla vocazione di servizio che deve caratterizzare i seguaci di Gesù di Nazareth.

Questi ministeri sono intrinsecamente collegati al ministero ordinato, ma non sono un prolungamento di questo. Si basano sulla grazia battesimale; è questa la condizione indispensabile per il ministero, e i fedeli partecipano alla vita e alla missione della Chiesa in base alla loro condizione di laici.

I ministeri laicali hanno la loro dignità, e questo significa segnalare il loro posto all'interno della Chiesa.

Ovviamente, il servizio del ministro laico ha bisogno di una capacità specifica, una competenza dimostrata e una specifica accettazione pubblica all'interno della Chiesa stessa.

È l'appello della Chiesa che trasforma il carisma personale in ministero ecclesiale.

Il ministero laicale è un elemento fondamentale nella strutturazione e nell'organizzazione della comunità cristiana, che ha diritto di avere i ministeri e i ministri di cui ha bisogno.

Per accedere al ministero sono necessari lo stimolo e la formazione da parte della comunità, l'accettazione e l'invio da parte dell'autorità ecclesiale legittima.

A differenza del ministero ordinato, i ministeri laicali hanno una durata temporale.

La Chiesa, attraverso il Concilio Vaticano II e molti documenti, sostiene la riscoperta dell'identità dei laici e della loro missione nella Chiesa e nel mondo.

Il primo testo ufficiale che nomina i ministeri dei laici è la lettera apostolica Ministeria quaedam del 1972, nella quale Paolo VI afferma che i ministeri possono essere affidati ai laici, smettendo di essere riservati ai candidati al sacramento dell'Ordine.

Tra gli altri documenti c'è, ad esempio, il Catechismo della Chiesa (1994), che parlando dei fedeli cristiani (nn. 871-873) riconosce che tra i battezzati c'è una vera uguaglianza quanto a dignità e azione, ma esistono diversi ministeri, carismi e doni.

Alcuni possono anche essere chiamati a collaborare con i pastori (n. 910), tutto per la comune edificazione dell'unico Corpo di Cristo.

C'è poi l'esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI, del 1975.

Questo documento segnala (n. 70) che i secolari hanno in primo luogo come vocazione specifica l'evangelizzazione nel cuore del mondo, nei complessi ambiti della politica, della società, dell'economia, della cultura, delle scienze e delle arti, e sono chiamati a esercitare certi ministeri all'interno della Chiesa.

L'esortazione apostolica di papa Giovanni Paolo II Christifideles Laici, del 1998, permette di comprendere molto meglio cosa siano i cosiddetti ministeri e funzioni laicali.

Partendo da questa esortazione, si potrebbe compiere la seguente distinzione:

a) Ministeri sacramentali e pubblici: hanno come base il sacramento dell'Ordine

b) Ministeri stabili non sacramentali o istituiti: i principali sono oggi quelli di lettore e accolito

c) Ministeri laicali occasionali, esercitati in circostanze determinate e puntuali: volontariato di carità, catechisti, sacrestani…

Questi ministeri definiti “laicali”, sia quelli occasionali che quelli stabili, aiutano a concretizzare le quattro dimensioni tradizionali della Chiesa: carità (diakonia), comunione (koinonia), evangelizzazione (martyria) e culto (leiturgia).

Sono ministeri importanti e necessari ed espressione del comune sacerdozio battesimale dei fedeli e della ricchezza di manifestazioni dello Spirito per l'edificazione della Chiesa.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
apostolato dei laicicatechismolaici
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