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Mario Adinolfi - La Croce - Quotidiano - pubblicato il 11/11/14

Mario Adinolfi commenta la decisione di TV2000 di invitare Vladimir Luxuria in una delle edizioni del TG

Vladimir Luxuria opinionista alla tv dei vescovi nel giorno in cui il Cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, afferma che le nozze gay sono "un cavallo di Troia", somiglia decisamente alla sventurata mossa che pose fine al più epico dei conflitti: portare il cavallo dentro le mura, pensare che fosse un dono, restare addormentati e disarmati. La mia amica Elisa Calessi scrive che è una gran mossa editoriale invece, perché mai s’è parlato così tanto di Tv2000, la tv dei vescovi appunto. Vero, ha ragione Elisa. Se ne è parlato. Ne stiamo parlando anche qui, persino su un giornale che per ora non esiste se non sui social network (dal 13 gennaio siamo in edicola però, fate un circoletto rosso sul calendario).

Il problema è la banalità. Il problema è che Paolo Ruffini e Alessandro Sortino, direttore e vicedirettore di Tv2000 che hanno fatto tanta televisione, ci ripropongono lo schema della televisione a cui sono abituati. Vuoi far parlare? Gioca con il "contrasto di sapori", con "quello che non t’aspetti". Ficca la suora nel talent show decotto che altrimenti nessuno guarderebbe. Poi vuoi farle vendere il disco? Falle cantare "Like a Virgin", gioca sull’ambiguità, in fondo la cantava Madonna, che con i video che simulavano atti sessuali in chiesa e canzoni come "Like a prayer" ha costruito un impero. Metti il prete accanto al cruciverbone, alle tette e ai culi, manda frate Cionfoli nel regno delle canzonette sceme. Così quello impazzisce e noi con lui. Ma l’effetto è garantito. Sono trent’anni che funziona così la televisione e il mondo dell’intrattenimento, tutti vogliono fare Madonna: zozzerie in paramento sacro. Per far soldi e "far parlare".

Ho fatto tv molto a lungo, come Ruffini e come Sortino, ne conosco i meccanismi. Ho avuto Luxuria ospite quando conducevo la prima trasmissione "seria" mandata in prima serata da Mtv. La recita era sempre la stessa: allora Luxuria era "il trans in Parlamento". Il contrasto di sapori, quello che non t’aspetti. Funzionava. Come Madonna, ci ha costruito su, sapientemente. Ieri appena ha saputo del mio disappunto per l’invito a diventare opinionista della tv dei vescovi, ha subito twittato dicendomene peste e corna, facendosi seguire da quello stormo di teppisti Lgbt della rete che ormai intimidiscono chiunque osi opporre un ragionamento contrario al pensiero unico sull’argomento. Luxuria twittandomi direttamente contro sperava di ottenere repliche e scatenare un "flame", una polemica. Mi sono astenuto da qualsiasi replica. Ho fatto tv molto a lungo e più a lungo ho frequentato la rete. Ripeto, ne conosco i meccanismi. La ricerca ossessiva di visibilità di questi figuri mi ha stancato. Ormai non replico mai.

Insomma, possiamo decidere questo, d’essere "più papisti del Papa" in una traduzione libera e offensiva del magistero di Papa Francesco, che per me invece è il Pontefice che alla conclusione del sinodo dei vescovi ammoniva a "resistere alla tentazione di scendere dalla Croce per compiacere il mondo". Oppure possiamo scegliere anche mediaticamente la via più stretta, quella di parlare con il cuore, di non fare giochini da esperti di televisione, di non essere banali. Alla fine di ogni serata di presentazione di Voglio la mamma o di ogni evento con i miei amici moschettieri contro i falsi miti di progresso, scendo dal palco del teatro o del palazzetto che ci ospita fradicio di sudore. Non è molto televisivo, il sudore. Di solito c’è una truccatrice pronta a tamponartelo a ogni break, non devi mai "sembrare lucido" (è il gergo televisivo, ma pare un invito ad essere sempre ambigui, confusi). Proprio ieri mi ha scritto una ragazza che ha assistito alla serata al Palacongressi di Loreto: "Mi hai conquistata, ma non perché parli bene, tanti sono capaci di farlo. Mi hai conquistata perché parli con il cuore e si vede".

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