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Gli eroi di guerra che sono stati anche eroi del Vaticano II e della Chiesa di oggi

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Philip Jenkins - Aleteia - pubblicato il 10/11/14

Come la guerra ha modellato il pensiero dei principali cattolici francesi del XX secolo

Negli ultimi mesi, abbiamo sentito parlare molto del centenario della I Guerra Mondiale. Vogliamo davvero scrivere la nostra storia sulla base di guerre e spargimento di sangue? Per i cristiani, e soprattutto per i cattolici romani, è impossibile esagerare l’influenza di quella lotta sulle realtà attuali. La Grande Guerra ha edificato in larga misura la Chiesa cattolica moderna.

È ben noto che la reazione teologica alla guerra ha trasformato il cristianesimo protestante attraverso l’opera teologica rivoluzionaria di pensatori come Karl Barth, ma anche per i cattolici la Grande Guerra ha gettato una lunga ombra, sovvertendo le idee dell’idoneo rapporto tra la Chiesa e la cultura secolare.

L’orrore della guerra ha costretto i credenti a riscoprire le proprie radici distintive in termini di ribadire il valore dell’autorità spirituale, intesa come la Bibbia, per i protestanti, e come le pratiche della Chiesa antica, per i cattolici e gli ortodossi. Nello spettro, vediamo uno sforzo in vista di ciò che i pensatori francesi hanno definito ressourcement, il ritorno alle fonti del pensiero e del credo.

Senza la loro diretta esperienza della guerra, possiamo comprendere poco gli atteggiamenti di alcuni dei pensatori cattolici più significativi del secolo. Ciò è stato particolarmente vero in Francia, dove il clero non è stato esentato dalla coscrizione e dal servizio militare attivo. Tra i più influenti pensatori francesi dell’epoca, Henri-Marie de Lubac è stato ferito gravemente nella sanguinosa battaglia di Verdun, alla quale ha partecipato anche il filosofo laico Étienne Gilson. Il genio mistico Pierre Teilhard de Chardin è stato un pluridecorato veterano del fronte, che ha descritto la sua esperienza di guerra come un “incontro con l’Assoluto”. Jacques Maritain ha servito brevemente nell’esercito francese prima di essere riformato. Anche se il teologo Yves Congar aveva solo dieci anni quando è scoppiata la guerra, i suoi diari registrano gli anni agonizzanti in cui le forze tedesche hanno occupato casa sua e che gli hanno fatto sperimentare quotidianamente gli effetti della guerra sui civili.

In vari modi, ciascuno di loro – de Lubac, Gilson, de Chardin, Maritain, Congar – ha formato il pensiero cattolico dei decenni successivi. Insieme hanno modellato quella che alcuni hanno definito nouvelle théologie, nuova teologia, una definizione usata inizialmente in senso negativo. La loro teologia non era affatto nuova nella sua enfasi sul ressourcement, un ritorno radicale al mondo della Bibbia e dei primi Padri libero dalle trappole del compromesso politico.

Questi pensatori cattolici hanno lottato per limitare le ambizioni dello Stato e le sue rivendicazioni sulle anime dei singoli credenti. All’epoca, il più noto di questi pensatori era Maritain, le cui teorie si basavano sull’umanesimo liberale e su una rivitalizzata teoria dei diritti naturali. Per Maritain, gli Stati secolari potevano chiedere la lealtà dei cristiani solo quando riconoscevano l’intero e complesso aspetto spirituale dell’umanità. Tra le altre cose, ha giocato un ruolo centrale nella stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, e il suo concetto della “dignità della persona umana” è diventato parte integrante del pensiero politico cattolico. In una delle sue opere più famose, “Umanesimo integrale” (1936), Maritain esplorava le prospettive di una nuova cristianità, che avrebbe operato in modo molto diverso dai modelli più antichi e sarebbe stata basata sull’accettazione del pluralismo. Era una cristianità che rifiutava decisamente il militarismo, la tirannia e perfino il nazionalismo, in qualsiasi senso tradizionale, ed esaltava la giustizia sociale.

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concilio vaticano iiprima guerra mondiale
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