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RI”USCITI” E “ATTRAENTI”: come Bergoglio comanda!

© CISM
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Tre storie di vocazioni davvero molto toccanti

Aperto, fiducioso e sognatore. Salvatore ha 32 anni e una laurea in ingegneria informatica. Tra un esame e un’esperienza di volontariato con i disabili, matura l’attrazione fatale: "perché non donare tutta la mia vita?"

Sveglia alle 6. Preghiera e meditazione in comunità. Poi via verso il campus universitario. Messa per studenti e personale. Mattinata tra corridoi, aule, confessioni, caffè e quattro chiacchiere con gli studenti. Pranzo con confratelli in comunità. Pomeriggio con i giovani studenti o con i ragazzi dell’oratorio. In serata, tempo per stare insieme fraternamente, studio, preghiera.

"Negli anni della mia adolescenza ho coltivato il sogno di cambiare il mondo. Poi ho capito che dovevo, con l’aiuto di Dio, iniziare a cambiare me stesso ed essere testimone nei luoghi in cui vivevo." I miei maestri? Sono i poveri e i tanti sacerdoti che mi hanno accompagnato nel mio cammino. Sono loro che mi hanno aiutato ad "uscire" piano piano da una visione egoistica della vita, per andare verso gli altri".

Un uomo realizzato! "Sono un semplice prete in cammino, felice di esserlo, per dare speranza in un mondo che sembra aver perso l’orientamento".

Altro ingegnere, Maurizio: aperto curioso e in ascolto. Assetato di senso, concretamente in cammino: "un viaggio in autobus con i migranti marocchini, alcune esperienze di strada con i senza dimora, l’incontro con alcuni religiosi".
Poi un frate: "mi ha fatto percepire l’amore incondizionato e liberante di Dio". Con lui tante persone, incontri semplici, quotidiani ma straordinari con la storia dell’uomo".

E poi il cammino condiviso con i confratelli "senza i quali nulla potrei come uomo e come religioso".

Una strada che diviene gratitudine e restituzione di quanto ricevuto e "continuamente ricevo". Un fratello gemello sposato, con quattro bambini: "tante strade, ognuno di noi ne ha una, unica e la storia si intreccia e si compone con altre storie".

Per lui sveglia alle 6.30, due ore di preghiera. Colazione, lavoro in convento o per le vie del quartiere. Pranzo. Alle 14.30 visita alle famiglie e a persone sole, condivisione con i fratelli sulla Parola. Alle 19 il rientro e la preghiera del vespro. Cena e tempo condiviso."In un quartiere di periferia, difficile, cerchiamo di portare il Vangelo, nei gesti, per come possiamo". Per poi scoprire che "il Vangelo vuole bene alle persone, superando chi lo porta" e che "ad essere evangelizzati, in realtà siamo noi, continuamente".
 
Poche parole per Federico, 38 anni. Non ama parlare, guarda lontano. Laurea in legge a Canterbury, in Teologia all’Antonianum, in Missiologia all’Urbaniana. Bilingue, istruttore di canoa. Tra qualche giorno l’ordinazione. Poi partirà per il Sud Sudan. 

Qualcuno tra politici, manager e comunicatori anticlericali vuole accompagnarlo?
 

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