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Perché non mettiamo l'ego al centro della vita?

© Manolo Gómez / Flickr / CC

padre Carlos Padilla - Aleteia - pubblicato il 07/11/14

Lo sguardo cambia, soffriamo meno e amiamo di più

A volte l'amore fa male. L'amore vero, non l'amore malato che provoca dolore senza senso. L'amore vero fa male perché esige il meglio, perché desidera il meglio e dà il meglio.

L'amore sano trae il meglio dall'anima. Questo a volte ci richiede sforzo, lotta, rinuncia, sacrificio, dedizione, ma è molto bello. La creta non è malleabile come vorremmo.

Costruire una casa salda, che resista al vento, costa. Se le basi sono spezzate e sono deboli, non resiste. Ma costa togliere le fondamenta e ricominciare. Dio intaglia la pietra. A volte sento la fragilità delle mie basi. La pietra grezza si spezza. E chiedo a Dio di ricominciare dal basso, dal profondo.

Dio costruisce su ciò che c'è. Colloca la sua pietra preziosa sulle mie basi. Non prescinde da me, anche se io lo vorrei. Conta su di me, per mia sorpresa.

Le sue basi sono salde. La roccia di Pietro. Il fuoco di Paolo. Basi salde che affondano nella fenditura della sua roccia. Costruire la casa mi costerà tutta la vita, ma che importa! Abbiamo tutto il tempo del mondo. Il suo tempo.

Forse viviamo troppo concentrati su noi stessi e per questo costruire risulta difficile. Forse è inevitabile. Viviamo centrati sulle nostre necessità, sui nostri sogni, sui nostri aneliti. Misuriamo in base al nostro piccolo mondo, in base a ciò che sentiamo, pensiamo e facciamo.

Vivere centrati non ci salva. Vivere decentrati sembra la via giusta, ma quanto è difficile!

Mi ricordo sempre sorridendo una vignetta di Mafalda. Miguelito, uno dei protagonisti, vedeva il mondo in base al suo ego. Forse come tutti. E vedendo così il mondo, risultava che la grande torre che vedeva da lontano era insignificante quando metteva il suo dito grassottello davanti agli occhi. In quel momento il suo dito era molto più grande della torre. Il suo dito importava più della torre. Era il suo dito.

Questa vignetta parla molto della vita, del nostro ego. Quell'ego che abbiamo dentro e che ci porta a coniugare tutti i verbi in prima persona. Io faccio. Io ho. Io sono. Io sono stato. Io ho ottenuto. Io ho vissuto. Sì. L'irrinunciabile prima persona con cui coniughiamo la vita. Io ho detto, io ho scritto, io ho amato.

Smettere di stare al centro ci sembra pericoloso. Ci spaventa non essere nominati, menzionati, ammirati. Pretendiamo che tutti pensino bene di noi e ci vogliano bene. Ci fa paura perdere il centro e perderci.

Qualche giorno fa, nell'udienza che abbiamo avuto con lui come Famiglia di Schoenstatt in occasione dei nostri cento anni di storia, papa Francesco ci ha detto: “Aiuta guardare le cose dalla periferia e non dal centro. C’è un solo centro: Gesù!”

Vivere decentrati. Vivere fuori e guardarci. Vivere in Cristo e da Lui guardare alla nostra vita. Sembra molto difficile. Forse impossibile contando solo sulle nostre forze.

Alla fin fine, sono io ad avere sete, è a me che fa male la vita, sono io a stancarmi quando mi sforzo e a invecchiare quando vivo, io soffro per i fallimenti e amo la vita che vivo, sono io ad essere limitato dalla malattia. Come si coniugano altrimenti i verbi principali della vita? Come si può amare se non in prima persona?

Io amo e sono amato. Io do e ricevo. Io vinco o perdo. Io avanzo o retrocedo. C'è sempre la prima persona al centro. Io al centro. Sono le mie cose che importano. Ciò che riguarda me e mi fa soffrire.

Le ingiustizie nei miei confronti. Le sconfitte nelle quali perdo. Le offese che mi colpiscono. L'oblio. Sono i miei progetti, la mia agenda, le mie passioni, la mia vita. Ciò che mi piace o che non mi piace. Il mio viaggio, la mia esperienza.

Metterci nei panni dell'altro è apparentemente impossibile. Forse ci manca empatia. Anche così, papa Francesco ha ragione. La vita si vede in un altro modo quando ci decentriamo. Quando le mie cose smettono di essere le più importanti. Quando la vita non ruota intorno a me.

Allora le cose mi colpiscono in un altro modo. Sono più libero. Più di Dio. Quando rinuncio al mio ego per amore di un “tu”, di molti “tu”, lo sguardo cambia. Soffriamo meno. Amiamo di più.

Ci sono persone che hanno il dono speciale di saper uscire da sé. Forse hanno ricevuto una grazia di Dio, e vivono la propria vita decentrati. Sono angeli. O santi che possiamo toccare.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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