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“Nello spendersi, la vita raddoppia”

© violetkaipa/SHUTTERSTOCK

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 07/11/14

La serie di libri di don Marco D'Agostino continua ad aiutare gli educatori ad affrontare i problemi adolescenziali

Loris Priori torna per aiutarci a scandagliare la mente e il cuore degli adolescenti in “Posso fare ciò che voglio? Adolescenti, scelte e inquietudine” (San Paolo), altro episodio della serie di libri scritti da don Marco D'Agostino per offrire un supporto agli educatori.

In una “puntata” precedente, Loris ha avuto un incidente con lo scooter e ha dovuto rimanere in ospedale per un mese e mezzo, giorni che per lui hanno rappresentato “un’autentica prova”: “ho avuto tanto tempo per ripensare all’esperienza del breve tratto di vita percorso fino ad oggi, alle cose dette e messe in opera, a quelle non viste, al bene che avrei potuto fare e non ho fatto”.

La caduta, riconosce, alla fine “è stata salutare. Non per lo scooter o per le mie ossa, ma per la mia testa!”.

“È stata un laboratorio serio di riflessione grazie al quale ho potuto ripensare alle situazioni e alle persone, limare qualche spigolo ancora troppo appuntito del mio carattere, approfondire lati oscuri della mia persona che necessitavano di essere illuminati a giorno”.

“Stare immobile, ingessato e dolorante, bisognoso di tutto, ha contribuito a illuminare il senso della mia vita”. “Auguro a tutti di avere occhi e orecchie aperti per intercettare persone e gesti. Auguro a tutti un’occasione per riflettere”.

Tra i ricordi che si affollano nella mente di Loris durante il ricovero c'è la figura di un professore, quello di storia e geografia, che gli ha trasmesso molto più delle nozioni scolastiche e che ha scritto alla sua classe una lettera che ha fatto riflettere molto.

“Diventare grandi”, ha scritto il docente, “ha un costo. E anche molto salato. Costa fatica, energia e tanta umiltà. Per crescere bisogna mettersi nell’ottica di non avere sempre ragione, anche se si vuole uscire il venerdì e il sabato sera. La crescita è, innanzitutto, imparare ad essere onesti con se stessi. E l’onestà chiede di essere persone forti, che sanno sopportare le cose gravi della vita”.

“Diventare grandi non significa criticare gli adulti. Questo serve a poco. L’adolescenza è una malattia da cui guarirete in fretta anche voi e vi ritroverete adulti anagraficamente, con l’impegno di diventarlo a ogni costo anche nella vita, per il vostro bene e perché non facciate soffrire le persone che avete intorno”.

Da questo episodio, Loris passa a raccontarne un altro che ha come protagonista il suo compagno di classe e grande amico Omar. Una volta Omar era sparito e Loris non riusciva a contattarlo. Anche i suoi genitori non sapevano dove fosse andato, sapevano solo che stava bene. Poi Omar ritorna e Loris va a trovarlo con l'intenzione di dirgliene quattro e battergli in faccia il fatto di essersi sentito abbandonato. A casa di Omar c'è un gruppo di ragazzi e ragazze, lui è andato a comprare il gelato per tutti. Loris è confuso, non capisce chi siano quelle persone, pensa che Omar abbia cambiato giro di amicizie e si sente ancor più abbandonato.

Alla fine salta fuori che si tratta di un gruppo di ragazzi che fa volontariato. “Quegli adolescenti – Omar si era aggiunto a loro nelle ultime settimane quando aveva saputo dell’iniziativa – erano partiti dieci giorni con altri ragazzi più piccoli, affidati ai servizi di neuropsichiatria infantile, frequentanti un centro diurno o residenti in comunità per minori”.

E ora erano tutti a casa di Omar per vedere le foto del mare. Loris resta, anche se combattuto sul da farsi, dopo che Omar è tornato a casa con il gelato e gli ha chiesto di unirsi a loro. “Non era un film. Non c’erano spettatori ma solamente gli attori di quell’esperienza, grandi e piccoli. Sani e malati. E io? Con Omar mi sedetti accanto ai ragazzi. Mi sentii per la prima volta uno di loro. Malato di cuore e di testa. Debole e incapace di decidere, ma desideroso di esserci. Bisognoso di amicizia, ma anche di fare del bene e ascoltare i guai degli altri. E, forse, già per questo sulla via della guarigione”.

Una delle foto ritrae una cappella. Il crocifisso sembra dire al protagonista: “Loris, rifletti. Non essere superficiale! Non buttar via il tuo tempo”.

In camera di Omar, una fotografia ricorda poi ai due amici una recita in cui avevano messo in scena la parabola dei talenti, ed è fonte di ispirazione per Loris. “Il mio talento da mettere in gioco: accorgermi semplicemente di ciò che avevo trovato in me ed era in mio potere attivare e impiegare. Adesso, finalmente, potevo fare mia quell’espressione: volevo decidere di fare il bene. Sarebbe stato un vero 'casino', ma entusiasmante. Di solito, nella logica umana, non succede: accogliere e giocare il 'tutto per tutto' perché il poco produca molto. Straordinario. Umanamente impossibile. Ma per il Vangelo non lo era. Per una volta, di fronte a ciò che avevo visto e capito quel pomeriggio, volevo provare a crederci. Nello spendersi, la vita dei servi raddoppia”.

Di ritorno a casa, Loris sente “la voglia di iniziare un nuovo un cammino”. “Avrei voluto essere un altro Loris. Il vero Loris. Ma sapevo anche che questo non sarebbe stato possibile magicamente, d’un tratto. Avrei dovuto scegliere – e stavo davanti a questa decisione con trepidazione – di educarmi a crescere, ad amare, a far entrare gli altri nella mia vita. Ma come?”.

“Dovevo iniziare a invertire l’ordine dei pensieri: più scopro ciò che ho, più ringrazio Chi mi ha dato un sacco di doni. Più capisco il bene da fare, più cresco nell’amare. Più amo, più spendo. Più amo, più metto in gioco i miei talenti. Devo avviare un’economia che investe tutto nel bene”.

E allora auguri, Loris, per questo tuo percorso!

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