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Critica il gender? Si scatena l’ira del pensiero unico

© SHUTTERSTOCK

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 07/11/14

Gli ideologi della "indifferenza di genere" sempre pronti ad attaccare qualunque tentativo di discussione dei loro presupposti

L’inaudita aggressione contro la professoressa Cristina Zaccanti per un articolo sull’ideologia di genere e le incredibili linee pedagogiche dell’Onu, pubblicato sul bollettino parrocchiale di Rivarolo Canavese (e denunciato in poche ore, con un effetto valanga, da centinaia di articoli e siti Internet in tutta Italia, tutti ispirati dall’impulso originario della stessa lobby) merita una riflessione che va al di là dell’episodio locale e ci interroga sulla libertà e su un nuovo totalitarismo che minaccia tutti, e che nella stessa provincia, Torino, si era già manifestato nel caso di un’insegnante di religione a Moncalieri solo pochi giorni prima. 

Nel numero dell’autunno 2014 del «Bollettino parrocchiale di Rivarolo» l’insegnante ha pubblicato un breve articolo dal titolo «L’ideologia gender», in cui afferma che esiste una bene organizzata lobby gay il cui primo scopo è diffondere l’ideologia di genere: una lobby che va dall’Onu e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fino all’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali (Unar) in Italia e a chi si batte per fare passare il disegno di legge Scalfarotto sull’omofobia. Contro l’articolo sono insorte le organizzazioni Lgbt, la Regione Piemonte, giornalisti di testate locali e nazionali e anche il sindaco di Rivarolo, il quale ha affermato che «argomenti come questo vanno affrontati su periodici di altro tenore». Una bellissima dichiarazione, da cui si ricava che a Rivarolo il primo cittadino pensa che spetti al sindaco stabilire di quali temi si può occupare il bollettino della parrocchia e quali invece sono vietati.

Non entro neppure nel merito dell’articolo della professoressa Zaccanti. Una nota su un bollettino parrocchiale per sua definizione non è un testo di rivista giuridica o sociologica. Non ha note a pié di pagina né apparato scientifico. È una chiacchierata domestica con i parrocchiani, fatta in famiglia. Da sociologo e da giurista posso notare anch’io alcune imprecisioni. Ma ne noto peraltro a decine anche tra chi critica la professoressa Zaccanti, e si dedica con zelo ad abbattere uno per uno gli alberi senza vedere la foresta, che invece la docente canavesana aveva colto nel suo testo: c’è un pensiero unico, che vuole imporre la sua dittatura a tutti. Può darsi che il tema sia stato correttamente identificato, ma poi non svolto appieno nell’articolo. Ma ci hanno pensato i critici, gli attivisti della lobby gay, i giornalisti a fornire la dimostrazione eventualmente mancante. Proprio l’aggressione dimostra che su un punto di fondo la professoressa Zaccanti ha ragione. Si può sostenere di tutto, anche che siamo stati creati da omini verdi extraterrestri, che la Terra è piatta, che in Corea del Nord si rispettano i diritti umani, e nessuno reagisce. Se però si denuncia il tentativo d’imporre l’ideologia di genere e l’agenda della lobby gay ecco che si viene sbattuti in prima pagina e si diventa in poche ore il mostro di Rivarolo.

Attenzione: non sto sostenendo che ogni riga dell’articolo è precisa. Sostengo invece, e con forza, che non spetta all’Arcigay, ai politici, ai giornalisti censurare un bollettino parrocchiale, così come noi cattolici non pretendiamo di censurare le pubblicazioni interne del mondo degli attivisti omosessuali, che quanto a imprecisioni – e uso un eufemismo – certamente non scherzano. Non si tratta di folklore di provincia, né solo di semplice nostalgia – pure confessata e manifestata sui giornali – per altre stagioni della Chiesa di Ivrea, ma di una questione molto seria. Forse, oggi, la più seria di tutte.

Nel novembre 2013 Papa Francesco ha dedicato un piccolo ciclo di omelie

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ideologia gender
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