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Obama, ecco perché ha deluso i cattolici

Peter Souza

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 05/11/14

Il collasso democratico nelle elezioni di Midterm scoperchia una pentola colma di aspettative deluse e promesse mancate

Sei anni sono passati da quando quello “Yes, We Can!” pronunciato davanti al popolo americano falciò ogni ostacolo frapposto tra il primo candidato nero alle elezioni presidenziali e la Casa Bianca. Era uno slogan carico di grandi attese, che scuotevano anche la sensibilità e le attese dei cattolici d’America. Doveva essere il debutto di un’epoca rivoluzionaria, che avrebbe cambiato la società nei suoi diritti fondamentali e nelle distanze tra le classi sociali. Ebbene, nel 2014 gli Stati Uniti fanno retromarcia, bruscamente, riconsegnando ai repubblicani il controllo dell’intero Congresso. Obama dunque nei suoi ultimi due anni di presidenza non potrà contare su una maggioranza democratica che, mugugno più mugugno meno, supporti le sue riforme. È già aperto il tempo dei bilanci, anche per gli ambienti cattolici, tutt’altro che soddisfatti di questi anni di presidenza. Aleteia ne ha parlato con Andrea Gagliarducci, Vatican analist per Catholic News Agency.

Come si presentò Barack Obama al mondo cattolico?

Gagliarducci: Quando fu eletto la prima volta portava una ventata di freschezza, era l’uomo multirazziale, con una forte apertura ai temi sociali, quelli sui quali gli Americani erano più sensibili dopo tanti anni di presidenza repubblicana. Ponendo l’attenzione sui temi dell’immigrazione, inoltre, strizzava l’occhiolino anche ai “latinos”. Si diceva allora che i repubblicani avevano dilapidato l’eredità di Reagan, passando da un repubblicanesimo aperto al mondo ad uno fatto di muri, il cui simbolo era quello eretto alla frontiera con il Messico. Di certo in un dibattito polarizzato come quello americano non si può dire che né i democratici né i repubblicani coprano tutti i “temi cattolici”: l’unico presidente cattolico è stato Kennedy, un democratico la cui famiglia non ha mai rispecchiato i temi di fondo del cattolicesimo. L’avversario di Obama alle ultime elezioni, Mitt Romney, era un mormone e il suo vice era Paul Ryan, che si definiva cattolico ma che a suo tempo aveva rilasciato dichiarazioni discutibili in tema di Dottrina Sociale. Eppure nessuno ricorda che negli Stati Uniti il “New Deal” era stato fondato proprio sulla Dottrina Sociale della Chiesa, portata in America da monsignor John Ryan, un sacerdote del Midwest che dopo aver letto la Rerum Novarum aveva introdotto nell’amministrazione Roosevelt temi come il salario minimo, i sindacati e così via. Il cattolicesimo americano ha dentro di sé tutto questo, ma quando il dibattito si polarizza c’è poca facilità di scelta per un cattolico, che non trova tra repubblicani e democratici chi lo rappresenti in tutto. Ma Obama era comunque visto come una grande speranza.

Anche dalla Chiesa americana?

Gagliarducci: La Chiesa americana era più scettica. I vescovi americani dagli anni Settanta in poi sono stati scelti con un profilo preciso, incline alla battaglia culturale. La Chiesa USA negli anni Ottanta produce due documenti fondamentali, uno sulla “reganomics” e uno sulla prolificazione delle armi nucleari, ma da lì si sposta sui temi più ampi della libertà religiosa, in senso lato. Avevano capito che dovevano dare battaglia a livello culturale, perché era lì che stavano perdendo. Giovanni Paolo II tutto questo lo sostenne. Su Obama erano attendisti, anche perché ovviamente un vescovo non può prendere posizione chiaramente a favore o contro, anche se c’è chi l’ha fatto. La Conferenza episcopale americana deve dialogare con tutti e sapersi far sentire da tutti.

Quali sono i temi cattolici che Obama ha supportato e quelli che ha sfidato?

Gagliarducci: Quando si parla di cattolici ci si riferisce ad un mondo molto variegato. Il punto è che né sui temi sociali né su quelli della vita Obama ha soddisfatto le attese fino in fondo. C’erano molte attese sui temi sociali, ma poi su questi, ad esempio quello del divario tra poveri e ricchi, non ci sono stati passi avanti e questo ha prodotto un certo scoramento. Sui temi della vita tra cattolici e Obama il divario è stato totale, a partire dalla famosa riforma sanitaria, che prevedeva la contraccezione finanziata; ci sono stati forti momenti di scontro con gli ospedali cattolici e con le associazioni religiose. Il vero problema di fondo qui era quello della libertà religiosa: se non mi sento di favorire un aborto, perché lo devo fare? C’era un’obiezione di coscienza che veniva cancellata. Poi ci sono aspetti che non sono passati sui giornali italiani, ma che sono importantissimi e hanno portato ad un’unione tra le varie Chiese cristiane: ad esempio, alla fine dello scorso anno cinque Chiese cristiane, tra cui la Conferenza Episcopale, si sono costituite come parte civile in un procedimento contro lo Stato dello Utah che aveva approvato una legge sui matrimoni omosessuali nonostante il parere contrario espresso da un referendum popolare. Oggi lo Utah ha la prima repubblicana nera di colore. Il divario tra cattolici ed Obama si è allargato da subito. Lui aveva un carisma e una propensione al dialogo interreligioso che lo hanno portato al Nobel per la Pace, dopo quel grande discorso a Il Cairo. Ma anche questo aspetto è stato poi disatteso: i focolai di guerra non sono diminuiti, l’intervento degli Stati Uniti è uscito dal territorio reale, ma è entrato pesantemente a livello internazionale sul Medio Oriente. Sono tutti temi su cui Obama ha deluso l’elettorato cattolico.

Da Benedetto XVI a Francesco: come è cambiato il rapporto tra Obama e la Santa Sede?

Gagliarducci: Inizialmente Benedetto apprezzò il modello americano della “sana laicità” promosso da Bush, nel quale tutte le religioni potevano trovare uno spazio. Con l’arrivo di Obama si cominciò a dibattere molto vivacemente sui temi della libertà religiosa. Quindi già sotto Benedetto c’era stato un cambiamento: quando Obama lo venne a trovare, Benedetto gli lesse l’istruzione della Congregazione per la Dottrina della Fede Dignitas humanae dedicata ai temi della bioetica e alla difesa della vita, per fargli capire cos’è un aborto. Papa Francesco piace di più ai democratici americani, perché rispecchia tutti i temi sociali che loro appoggiano. Ma allo stesso modo – come ha sottolineato anche Massimo Faggioli che non si può dire essere un teologo di destra – Papa Francesco guarda agli americani con lo spirito del sudamericano che guarda con sospetto agli Yankees. Per questo tende a cercare una qualche alleanza con i gruppi evangelici degli Usa, che sono molto forti (storica è la foto in cui Francesco si scambia “il cinque” con il leader evangelico James Robinson). Tra Obama e Francesco, rispetto a Benedetto, c’è meno scontro culturale e più tensione sociale, testimoniata anche dalla decisione di mettere mons. Blase J. Cupich a capo della diocesi di Chicago, contro il parere di molti vescovi americani.

Ora cosa succederà, in vista delle elezioni del 2016?

Gagliarducci: Ora sarà interessante vedere come si porranno i repubblicani nei confronti della gerarchia cattolica. Il loro leader è Mitch Connell, uno che sa il fatto suo e che ha messo in piedi la strategia vincente in modo brillante. Vide che Obama aveva raggiunto il 70% dei consensi, erodendo il loro elettorato; allora decise di puntare solo sui temi specifici sui quali lui era perdente (libertà religiosa, vita, matrimonio omosessuale e immigrazione) ed ha recuperato terreno.

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