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Agevolazioni fiscali per gli enti ecclesiastici, scoppia il caso in Europa

EU 2013 - European Parliament
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Antritrust contro Commissione Europea. Per Ici e Imu non pagata dalla Chiesa chiesti 4 miliardi di rimborsi

Clamorosa decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ammette alla discussione il ricorso contro la Commissione Europea che aveva autorizzato l’Italia a non chiedere agli enti no profit (e dunque anche quelli ecclesiastici) il rimborso dell’Ici non versato tra il 2006 al 2011 in seguito a esenzioni giudicate illegittime dalla stessa Commissione. 

Quest’ultima aveva invece giudicato legittimo il regime delle esenzioni introdotto nel 2012 con il passaggio dall’Ici all’Imu con il governo Monti. 

LE AGEVOLAZIONI DEL 2006
La denuncia risale 2006. A sottoscriverla l’ex deputato Maurizio Turco e il fiscalista Carlo Pontesilli, esponenti del Partito Radicale, contro una legge varata dal governo Berlusconi in piena campagna elettorale. Si trattava dello sconto del 100% sull’Ici, poi diventata Imu, e del 50% sulle tasse sul reddito, ovvero l’Ires sulle attività nei settori dell’istruzione e della sanità privata. 

LA CONDANNA DEL 2012
Dopo una serie di archiviazioni da parte di Bruxelles e numerose contro denunce, nel 2012 – sostiene Repubblica (5 novembre) – hanno ottenuto la condanna di questo regime fiscale di favore concesso ad alberghi, scuole e cliniche gestite dagli enti ecclesiastici. 

ANTRITRUST CONTRO COMMISSIONE EUROPEA
Secondo l’Antitrust europeo si era di fronte ad un sistema di favore che distorceva il mercato, favorendo i beneficiari rispetto ai concorrenti che invece le tasse le pagavano tutte. Ma nel 2012 La Commissione Europea, sottolinea Repubblica, non è andata fino in fondo e non ha ingiunto al governo di recuperare le cifre non pagate nel quinquennio precedente. Una quota che l’Anci stima in circa 4 miliardi. 

ATTACCO ALLA LIBERTA’ RELIGIOSA
Sulla questione interviene con una nota il sociologo torinese Massimo Introvigne, vice-responsabile nazionale di Alleanza Cattolica e coordinatore dell’Osservatorio della libertà religiosa. «La decisione rappresenta un grave attacco alla libertà religiosa – afferma Introvigne – e cozza anche contro una decisione del 2011 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (che è cosa diversa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea), che aveva giudicato illegittima una normativa fiscale francese che aveva l’effetto, e in verità anche lo scopo, di ridurre in bancarotta i Testimoni di Geova, così violando la loro libertà religiosa. Lo stesso capiterebbe in Italia alla Chiesa Cattolica, che dovrebbe versare, secondo primi calcoli, circa quattro miliardi di euro».

NESSUN TRATTAMENTO DI FAVORE
Secondo Introvigne, la Commissione Europea «nella decisione del 2012 ora contestata non autorizzò affatto l’Italia a praticare un trattamento di favore nei confronti della Chiesa Cattolica». Ma «constatò semplicemente che applicare retroattivamente la normativa del 2012 agli anni precedenti era sia ingiusto sia tecnicamente impossibile, perché presumeva accertamenti su come fossero utilizzati i locali su cui calcolare le imposte, calcolando i metri quadrati destinati a uso commerciale e quindi tassabili e quelli destinati a uso non commerciale e quindi non tassabili, calcoli che evidentemente non si possono fare con riferimento al passato, ben potendo il modo di utilizzare un locale variare nel tempo».

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