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Il card. Burke omofobo? Un ex gay racconta la verità

Geerlingguy/Wikimedia Commons
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“Ho rinunciato alla Chiesa cattolica, ma lui non ha mai smesso di credere in me”

In un articolo su Celebrate Life Magazine, intitolato “Uscendo da Sodoma”, Eric Hess, uno dei principali attivisti gay nella storia del Wisconsin (Stati Uniti), racconta la vera paternità spirituale del cardinale Raymond Burke, accusato da alcuni di omofobia dopo la sua partecipazione al Sinodo dei vescovi sulla famiglia.

Nel suo articolo, Hess ricorda la sua infanzia turbolenta di figlio di un padre alcolista e violento, il che lo ha portato, “nel dolore, a cercare l’amore di mio padre tra le braccia di altri uomini”. Dopo una giovinezza di grande confusione affettiva – Eric colloca oggi la causa dei disordini sessuali, del diritto all’aborto e dei diritti omosessuali “nella mentalità anticoncezionale predetta nel 1968 da papa Paolo VI nella Humanae vitae” -, nel 1995 Eric ha messo in una scatola la Bibbia e tutte le immagini religiose che conservava dall’infanzia e le ha inviate al vescovo di La Crosse, Wisconsin, con una lettera in cui dichiarava di rinunciare alla Chiesa cattolica.

“Con mia grande sorpresa”, riconosce oggi Eric, “il vescovo, Raymond Burke, mi rispose con un’altra lettera nella quale mi faceva arrivare la sua tristezza; diceva che rispettava la mia decisione e che l’avrebbe notificata alla parrocchia nella quale ero stato battezzato, e affermava che avrebbe pregato per me e che desiderava che arrivasse il momento in cui mi sarei riconciliato con la Chiesa”.

Eric, che all’epoca era uno dei principali attivisti gay del Wisconsin, ricorda di aver pensato “Che arrogante!” e di aver replicato al vescovo con un’altra lettera accusandolo di molestie. “I miei sforzi per scoraggiarlo caddero nel vuoto”, ricorda Eric, perché il presule gli inviò una nuova lettera assicurandogli che non gli avrebbe riscritto, ma che se un giorno avesse voluto riconciliarsi con la Chiesa lo avrebbe accolto a braccia aperte.

Passava il tempo, ma “il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non si sono mai arresi con me”, dice Eric Hess, che allora ha parlato “con un buon sacerdote”, le cui preghiere si sono unite a quelle del vescovo. Alla fine, “il 14 agosto 1998, la grazia divina è entrata nella mia anima in un ristorante cinese, dove mi trovavo con quello che era il mio compagno da più di otto anni; quella sera il Signore mi ha portato fuori da Sodoma, verso il tribunale della sua grazia che sana: il santo sacramento della Penitenza. Il sacerdote che avevo consultato mi aspettava lì. Mentre andavo verso di lui, una voce interiore ha parlato al mio cuore; era gentile, gioiosa e chiara nella mia anima. Mi diceva: ‘Questo sacerdote è l’immagine di ciò che potresti diventare se solo tornassi a Me’”.

Tornando a casa quella sera, Eric ha detto al suo compagno: “Ho bisogno di tornare alla Chiesa cattolica”. Più tardi ha chiamato il vescovo Burke “perché fosse il primo a sapere che stavo tornando alla Chiesa”, e ha preso un appuntamento. “Un mese dopo la mia riconciliazione con Dio e con la Chiesa sono entrato nell’ufficio del vescovo, e lui mi ha abbracciato. Mi ha chiesto se ricordavo tutto ciò che gli avevo inviato in una scatola anni prima. Ovviamente lo ricordavo, e il vescovo me lo ha restituito dicendo che aveva sempre pensato che sarei tornato”.

Ora, passati gli anni e dopo che il cardinale Burke ha partecipato al Sinodo sulla famiglia e ha ricevuto alcune accuse di omofobia, Eric Hess confessa che colui che oggi è l’arcivescovo di Saint Louis “viene diffamato per la sua fedeltà a Dio, alla Chiesa e alle anime. Posso dire che è un vero pastore e per me è diventato un padre spirituale che è immagine del nostro Padre del cielo”.

Tutto il contrario dell’immagine con cui alcuni vogliono identificare il cardinale Raymond Burke.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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