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Le anime dei bambini abortiti sono con il Signore?

Gisela Giardino
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Papa San Giovanni Paolo II e la Commissione Teologica Internazionale hanno affrontato la questione

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace (Libro della Sapienza 3, 1-3)

Ho sempre pensato di avere un esercito di anime di bambini non nati che mi sosteneva nel mio lavoro, intercedendo per me presso Dio. Li prego sempre per ottenere le grazie di cui ho bisogno per svolgere questo lavoro di portare le anime a Cristo e alla guarigione. All’inizio sentivo solo la presenza di mio figlio, ma visto che sono passati gli anni so che dietro questo lavoro ci sono milioni di anime – un intero esercito – che intercedono e pregano costantemente per la guarigione e la riconciliazione delle loro famiglie.

Molti ora li conosco per nome. Prego anche di fronte alle cliniche dove so che sono morti. Non si parla più di “bambini morti qui”, ma di “Chris, il bambino di Sally”, o di “Mary, la bambina di Tom”. C’è un collegamento personale sia al bambino che al genitore.

Molti parlano dello status delle anime dei bambini abortiti. Alcuni pensano che non ci siano possibilità che si trovino in cielo perché non sono stati battezzati, ma come per i Santi Innocenti, credo che il loro sia stato un Battesimo di sangue e che il Nostro Salvatore Misericordioso e Sua Madre li abbraccino al momento della loro morte.

Papa San Giovanni Paolo II dice a coloro che hanno perso un figlio nell’aborto nella Evangelium vitae: “Capirete che niente è definitivamente perso e potrete anche chiedere perdono per vostro figlio, che ora vive nel Signore” (n. 99 nel testo originale).

Ricordo la prima volta che ho sentito queste parole, “niente è definitivamente perso”. Hanno suscitato in me la speranza di ritrovarmi un giorno con mio figlio. Siamo fatti per il cielo, per la vita eterna con il Signore. Il nostro tempo qui è limitato, e grazie alla Sua misericordia possiamo riconciliarci con Lui e con i nostri figli.

Anni dopo, il Vaticano ha cambiato la frase al numero 99 della Evangelium vitae – quella che aveva dato tanta consolazione alle donne che piangevano la perdita di un bambino non battezzato per aborto spontaneo, nascita di un bambino morto o aborto. Sembra che i teologi pensassero che Giovanni Paolo II si era spinto troppo in là dichiarando che i bambini non battezzati vivevano nel Signore, implicando che fossero in cielo.

Questa frase è stata sostituita da una che parla della misericordia di Dio e lascia aperta la possibilità che i bambini non battezzati possano stare con il Signore: “Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino”. Non è cosa da poco sperare nella misericordia del Padre, ovviamente, ma il pensiero della possibilità della separazione eterna dal proprio bambino è più di quanto molte madri possono sopportare.

Grazie a Dio nel 2007 papa Benedetto XVI ha approvato una dichiarazione della Commissione Teologica Internazionale intitolata “La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza Battesimo”. Anche se la nota n. 98 approva il linguaggio rivisitato della Evangelium vitae, la “speranza della salvezza” presenta numerose ragioni, tratte dalla Scrittura e dalla Tradizione, per cui è ragionevole sperare che questi bambini vivano “nel Signore”. Oltre al fatto che la Chiesa riverisce i Santi Innocenti, i Vangeli di Matteo e di Marco sono pieni di passi in cui Gesù parla amorevolmente dei bambini innocenti:

Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli” (Mt 19,14; cfr. Lc 18:15-16); “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc 9:37); “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18:3); “Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli ” (Mt 18:4); “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18:6); “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli” (Mt 18:10).

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