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L’annunciazione e la visitazione nella mia vita

© FotoRita
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Annunciazione e visitazione sono intimamente unite nella vita di Maria e nella nostra

Abbiamo sperimentato l’amore di Maria nella nostra vita. Abbiamo vissuto la sua accoglienza, la sua mano santa che calma il cuore. Abbiamo toccato la pace di saperci inscritti per sempre nel suo cuore di Madre. Abbiamo visto, ascoltato, trovato, toccato, sentito. La vita e la pace, i sogni sacri che ci danno la vita.

Abbiamo toccato pietre sante sulle quali riposiamo, sulle quali costruiamo. Abbiamo gridato e riso rallegrandoci per la vita.

Abbiamo taciuto, in ginocchio, pregando nel profondo dell’anima, perché quell’incontro personale con Maria nella nostra storia è ciò che ci cambia. Abbiamo pregato nel nascondimento di un santuario, nella sacralità di un bosco.

Abbiamo donato la vita, l’abbiamo seppellita per sempre sicuri di recuperare un giorno quello a cui abbiamo rinunciato. Non ci appartiene il tempo che ci viene regalato, né la terra, né le persone che Dio mette sul cammino. Non è nostro l’amore seminato nell’anima, né l’amore che doniamo a volte con riserva. Sappiamo che solo se il seme muore dà frutto. Lo sappiamo.

Guardiamo indietro commossi. Maria accoglie quel “sì” dato alla nostra storia, al nostro cammino. Apparteniamo interamente a Dio. Ella ci ha accolti con il suo cuore aperto. Siamo parte del Santuario. Siamo santuari viventi.

Due immagini ci hanno accompagnato questi giorni nella celebrazione del giubileo dei cent’anni del movimento di Schönstatt: l’Annunciazione dell’angelo a Maria e la visita a sua cugina Elisabetta.

L’Annunciazione ha a che vedere con il nostro “sì”, con la nostra disponibilità ad essere figli. Ciò che ci salva nella vita è imparare ad essere bambini. Gesù è stato figlio. Ha imparato tra le braccia di Maria ad essere uomo essendo bambino. Ha imparato tra le braccia di Dio ad ascoltare i suoi desideri. Si è lasciato educare, curare, accogliere.

Maria nell’Annunciazione è anche lei figlia, bambina debole nelle mani di Dio. Il “sì” silenzioso di Maria nell’Annunciazione è il “sì” di una bambina che ha imparato a confidare, spogliandosi delle proprie certezze. Maria si lascia guidare. Accetta la propria condizione di serva e si mette nelle mani di Dio. Inizia così il cammino della sua vita.

La visitazione è possibile solo partendo dall’esperienza della precarietà. Quando non temiamo nulla, quando siamo vuoti, quando non temiamo di perdere i nostri diritti, possiamo intraprendere il nostro esodo.

Maria si è fatta povera e si è messa in cammino. Obbedendo, appartenendo interamente a Dio. Noi siamo quei figli che Maria cerca. Si è messa in cammino. È quello che fa sempre. Non solo ci aspetta, ci viene a cercare. Ci seduce con il suo amore. Ci abbraccia aspettando la nostra risposta. Aspetta con rispetto il nostro “sì”.

Annunciazione e visitazione sono intimamente unite nella vita di Maria e nella nostra. Non c’è via d’uscita senza il nostro “sì” nella dedizione. Senza annunciazione non può esserci visitazione.

Abbiamo sperimentato l’annunciazione. L’Angelo del Signore è venuto nella nostra vita a dirci che ha bisogno di noi. E noi in ginocchio abbiamo detto “sì” donando la nostra vita.

Per questo abbiamo sperimentato anche il desiderio di visitare, di portare il volto di Maria in tanti luoghi. Diciamo di sì e ci mettiamo in cammino. Portiamo il volto di Maria nella nostra anima. La sua vita, la sua grazia, la sua forza.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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