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Domande e risposte di fronte alla morte

ARING

padre Carlos Padilla - pubblicato il 03/11/14

Penso che il cielo sia stare accanto a Dio, accanto a Maria, accanto alle persone che abbiamo amato di più sulla terra

Questo fine settimana è stato un tempo di grazia. Sabato abbiamo celebrato i santi, domenica abbiamo pregato per i defunti. Sabato è stato il giorno dei credenti, domenica il giorno dell’uomo.

Domenica abbiamo ricordato i defunti. Vite che si sono concluse. Vite tante volte non concluse. Si è chiuso l’orizzonte della vita. Ci hanno lasciato dolore e vuoto. Come non temere la morte che frustra tutti i progetti di pienezza!

Tutti camminiamo con la domanda della morte. Con quella ferita. La “tappiamo” con cose e progetti, assicurando un futuro incerto. A volte ci fa male. Tutti dubitiamo, tutti confidiamo in qualche modo, tutti desideriamo lasciare un segno, non essere dimenticati, tutti abbiamo paura del nonsenso, del fatto di scomparire.

La morte fa parte del mistero umano più profondo, ci rende vulnerabili e umani. Siamo piccoli. Bisognosi di altri. Come sarà? Quando? È l’incertezza che accompagna e unisce tutti noi uomini.

Viviamo la vita con passione, ma sappiamo che il tempo è limitato e sogniamo la vita che non finisce, l’amore che non termina.

Nella morte si nasconde il mistero della vita e nella vita quello della morte. Le cose che sono importanti al momento della morte sono quelle importanti nella vita. Di fronte alla morte ci importano le cose più sacre, le persone, Dio, e tante piccole cose smettono di stare in primo piano.

Così vorremmo vivere ogni giorno, ma siamo divisi tra la vetta e le cadute. L’anima e il corpo, la parte più elevata e la discesa. L’immagine della meta, la casa, una destinazione, un riposo.

Non vogliamo perdere la speranza. Abbiamo paura di perdere coloro che amiamo di più. Sentiamo la mancanza di quelli che non ci sono più e non è facile sentire la loro presenza dal cielo. Abbiamo bisogno di toccare, vedere, accarezzare. Ci addolora non averli al nostro fianco. A volte dubitiamo.

Chi non crede potrebbe chiedersi se esiste davvero qualcos’altro. Anche per noi che crediamo a volte è difficile credere senza vedere. Nessuno è tornato per raccontarcelo. È umano temere e dubitare. Non succede niente.

Vorremmo camminare per la vita senza paura. Il salto di fede è incerto e fa tremare. La nostra vita è camminare verso il cielo in quel chiaroscuro della fede e dell’amore. Consiste nell’aiutarci gli uni gli altri, sapendo che la nostra sete sarà placata solo in cielo.

Nulla dovrebbe allontanarci dal suo amore. Dovrebbe bastarci per camminare. Confidando avanziamo. La morte è quella fine che turba tanto il cuore. Il cuore desidera l’infinito e soffre per la temporalità, per la caducità.

Vorremmo che tutto ciò che viviamo fosse eterno. I momenti di gioia, di incontro, di famiglia, di casa. I migliori ricordi dell’infanzia, di intimità con qualcuno che ci ha amati molto, che ci ha compresi, gli istanti di pace in cui abbiamo toccato Dio e abbiamo sentito il suo abbraccio. I momenti di divertimento, di tenerezza, di misericordia e di perdono dato e ricevuto. I momenti di luce. Di riposo dopo la tempesta. La nascita di un figlio, una scoperta che ci ha aperti nuovamente alla vita, una parola che ci ha segnati. Tutti quei momenti che conserviamo dentro sono tesori che vogliono essere eterni.

A volte ci fanno male per la nostalgia del passato e aneliamo al loro ritorno. Quei momenti saranno eterni in cielo. In qualche modo saranno eterni accanto a Dio. E molto di più, perché il sigillo di Dio trabocca sempre.

La rinuncia a tante cose che ci ha toccato nella vita farà sì che il nostro calice dell’anima vuotato si riempia fino all’orlo. Tutto ciò è quello che vivono quanti ci hanno preceduto nel cammino, è questo che crediamo.

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Tags:
mortespiritualità
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