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Caterina, la malattia irreversibile e il senso dell’istante

Piemme
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Nell'esistenza di Caterina Simonsen c'è tutta la consapevolezza che la vita «è una costante, è presente in ogni respiro»

«Amo troppo la vita e tutto ciò che mi ha dato. Ogni istante, ogni respiro, ogni  colpo di tosse. La malattia ti ricorda quanto non devi mai dare nulla per  scontato, anche le cose che sembrano più naturali».

Per Caterina nulla è apparente, nulla è banale. Vede le cose che vediamo noi, ma da una prospettiva diversa.

Caterina ha 26 anni e non può guarire. E sa cosa significhi avere addosso questa malattia che «ha cambiato ogni cosa, ha ribaltato l’orizzonte. Prima di tutto, mi ha dato una certezza, e le certezze, per quanto dolorose, sono un punto di partenza, la gravità cui ancorare la tua esistenza».

Con la malattia, l’essenziale è diventato visibile ai suoi occhi. Vivere perennemente con "la pep mask", lo strumento per misurare quanto riempiono i polmoni, le ha fatto comprendere che non essendoci per lei un «poi», un «domani», «l’istante è tutto, passato, presente, futuro. Diventa l’aria che respiri». Come le dice a un certo punto Enrico, il fidanzato che lei vorrebbe allontanare per non farsi veder morire piano piano: «Fino a quando starò al tuo fianco? Per sempre». Ed è questo il passaggio più intenso dell’autobiografia di Caterina Simonsen "Respiro dopo respiro. La mia storia" edita da Piemme e ripresa da Tempi.it  il 2 novembre.

La salute non basta a dare un senso
Nella fievole esistenza di Caterina c’è tutta la consapevolezza che la vita «è una costante, è presente in ogni respiro» e che ogni essere umano è attaccato a tutto quel che gli capita, doloroso o gioioso che sia, perché è un dono: «Con il tempo sono arrivata persino ad amare le cicatrici che punteggiano il mio corpo, a trovarne un significato. Sono come le stelle che indicano la direzione ai marinai, come i puntini di quel gioco che solo uniti hanno un senso». E la ricerca di questo «significato», come lo chiama Caterina, è ciò che ci accomuna tutti «la vita può essere difficile anche quando stai bene, sei figo e tutto il resto. La salute non basta a darle un significato».

"Non lasciate soli gli amici malati. Io non posso mollare"

La storia di Caterina era venuta alla luce nel dicembre 2013 quando aveva eroicamente pubblicato sul web un messaggio. Nelle immagini si vedeva lei con il sorriso nascosto dai tubi che le permettono di respirare. In mano teneva un cartello un testo scritto con i pennarelli: "Io, Caterina S., ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la vera ricerca sarei morta a 9 anni". 

La sua presa di posizione aveva immediatamente suscitato commenti irripetibili da parte delle frange più estreme dell’animalismo. Quel giorno, a Caterina arrivarono offese di ogni tipo e persino minacce di morte. Ma dopo l’iniziale spavento, Caterina non si è arresa neppure a contestazioni così violente. Anzi, con la tenacia che da sempre la contraddistingue, ha continuato a spiegare la sua storia, a esporre le sue ragioni. Fino ad arrivare alla sua autobiografia.
 

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