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L’Italia è in deflazione: cosa significa

JEAN-PIERRE MULLER

Città Nuova - pubblicato il 31/10/14

I prezzi scendono, ma questo non porta ad un aumento degli acquisti, ma al crollo degli investimenti, dei salari e dell'occupazione. Cosa fare per invertire la rotta?

Che l’Italia si trovi in piena crisi economica è ormai ampiamente assodato, anche perché le conseguenze sono evidenti a tutti: giovani disoccupati, attività che chiudono, aumento dei cartelli “vendesi” sulle abitazioni. Ma la cosa ancora più triste è che il Paese è travolto da una vera e propria crisi di fiducia! E ciò lo si rileva non solo dalla diminuzione degli acquisti, ma anche dai minori investimenti. L’Italia è, quindi, indeflazione.

Ma cosa significa deflazione e cosa accade con essa? Questo termine è ormai tristemente noto e spesso utilizzato dai media quando si parla della nostra economia. Purtroppo, non c’è da star tranquilli! La deflazione può definirsi “l’opposto” dell’inflazione, poiché i prezzi invece di salire scendono: ma la loro caduta invece di portare ad un aumento degli acquisti, paradossalmente, fa crollare investimenti, salari e occupazione. In poche parole, la deflazione distrugge ricchezza. Infatti, se aspettative di prezzi futuri più bassi si diffondono, il problema per l’economia sarà dovuto al fatto che consumatori e investitori potrebbero rinviare le proprie spese in attesa di prezzi più convenienti. Così il circolo vizioso prezzi bassi- minori consumi rischia di autoalimentarsi.

A peggiorare il quadro c’è il fatto che sono scesi anche i prezzi del cosiddetto “carrello della spesa”, cioè l’insieme dei beni essenziali che comprende l’alimentare e i prodotti per la cura della casa e della persona. Vediamo meglio gli effetti di questa deflazione.

Perché è un problema
Durante lunghi periodi di deflazione non sono solo i prezzi di ciò che compriamo che continuano a calare, ma diminuiscono anche i prezzi dei servizi, dei trasporti e quindi, con il tempo, anche gli stipendi. C’è una cosa che però rimarrà probabilmente a un valore stabile: gli interessi sui debiti. Quindi, mentre gli stipendi calano – e in generale il reddito nazionale diminuisce – diventa in proporzione sempre più difficile pagare gli interessi sul proprio mutuo o sul proprio debito pubblico. Il secondo principale effetto della deflazione è che rende poco conveniente spendere i propri soldi. Se ad esempio qualcuno volesse comprare un televisore in un periodo di deflazione, avrebbe la tendenza a rimandare ancora un po’ l’acquisto, aspettando che il prezzo scenda ulteriormente.

Cosa si può fare
Una cosa è praticamente certa: la deflazione è l’attuale problema dell’Italia e il prossimo problema dell’Europa. Questo significa che la crisi economica non è finita e che rischia seriamente di non finire a breve: le prossime mosse della BCE saranno decisive in tal senso. Secondo l’economista franceseDominique Strauss-Kahn, ex direttore generale del Fmi, ci vorrebbe un coordinamento internazionale delle politiche economiche e fiscali. In pratica, secondo la sua teoria, tutti i Paesi europei più avanzati dovrebbero allentare il peso del fisco, così da sostenere i consumi privati. Ciò non vuol dire allentare le imposte in egual misura in tutti gli Stati, ma diminuirle nello stesso periodo, facendo sempre attenzione a non causare l’effetto opposto: l’inflazione.

In effetti è vero che nel Paese si respira aria di rassegnazione proprio perché questa crisi sembra non conoscere fine, ma non è un vicolo cieco! È solo un tunnel e prima o dopo ritornerà la luce. È necessario ritrovare ottimismo e fiducia perché l’Italia non è un Paese senza futuro. «Bisogna – come diceva Chiara Lubich – guardare avanti e puntare in alto con fiducia e con ottimismo cristiano».

QUI L’ORIGINALE

Tags:
crisi economica
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