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Cosa ha a che vedere con me il giorno di Ognissanti?

Quinn Dombrowski

padre Carlos Padilla - pubblicato il 31/10/14

I nostri nomi sono inscritti in cielo, nel cuore di Maria, per questo vogliamo toccare le vette

Gli eventi devono passare per il cuore. È sempre il cuore che conta. Mettiamo nuovamente il cuore nelle mani di Maria. Ella è nostra Madre. Come ci diceva papa Francesco, “Maria è madre, e non si può concepire nessun altro titolo di Maria che non sia ‘la madre’. Il cristiano non ha diritto di essere orfano. Ha una madre! Abbiamo una madre”. Abbiamo una madre e questo ci rallegra.

Non si tratta, però, della maternità in astratto. È mia madre. Mia madre in prima persona. Ha bisogno del mio “sì”. Ha aspettato paziente. Lo vuole, lo desidera. Gliel’ho dato?

Una persona pregava: “Tu mi guardi sempre. Insegnami a cercarti sempre nel silenzio. A cercarti per guardare insieme il giorno e respirare. Insegnami a consultarti ogni giorno, a raccogliermi e a stare con te, per quanti problemi possa avere. A metterti al centro. Che io preghi sempre per gli altri, che possa sempre passeggiare con te lungo la mia anima irregolare e la tua. Aiutami a sapermi sempre nascondere e a guardare dentro di me per parlare con te. A raccontarti tutto. Ti apro il mio cuore”.

Dobbiamo imparare a pregare così, a guardare così Maria, Gesù. Forse non ho avuto un’esperienza personale, un incontro profondo. Forse non ho compiuto alcun salto audace e sono rimasto alle cose di sempre.

Senza trasformazione del cuore non succede nulla. Se non c’è un rinnovamento personale e unico, non c’è aspirazione ad essere santi. Ed è questo che conta. Vogliamo essere santi.

Diceva padre Josef Kentenich cent’anni fa nell’atto di fondazione: “Raggiungeremo il fine che ci siamo proposti? Per quanto dipende da noi, miei cari – e questo non lo dico vacillando e dubitando, ma con piena convinzione –, noi faremo tutto il possibile”.

È la santità quella che ci si aspetta da noi come cristiani. Non ci sono due classi di cristiani, quelli che aspirano ad essere santi e quelli che si conformano a un minimo. È impossibile. O siamo cristiani con tutto il cuore o non siamo cristiani.

Non possiamo conformarci ad essere rispettosi della legge e non diventare uomini innamorati di Dio nel più profondo. Abbiamo tutti la stessa aspirazione: essere totalmente possesso di Dio.

Padre Kentenich diceva nel 1952: “Questo è il senso della vita: che io riesca a liberarmi di me stesso e mi doni incondizionatamente a Dio e ai suoi desideri”.

Per questo, per quanto dipende da noi, non vogliamo restare quieti. Ci liberiamo dai nostri vincoli e offriamo il nostro “sì”. Vogliamo vivere in Dio e per Dio.

Magari si risvegliasse in noi il desiderio di dare di più, di lottare di più, di amare di più. Magari riuscissimo oggi ad essere più santi di ieri. Magari volessimo essere un santuario vivo di Maria, una dimora del Dio Trino.

Il giorno di Ognissanti è un invito a ingrossare quella lista di santi anonimi con la nostra vita. Non è un giorno per essere ricordati per le nostre azioni. Vogliamo lasciare un’impronta di luce con il nostro passaggio in molti cuori.

I nostri nomi sono inscritti in cielo, nel cuore di Maria. Per questo non vogliamo conformarci a una vita mediocre. Vogliamo toccare le vette.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
santitaspiritualità
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