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Angelo Pio, mio figlio con la sindrome di Down: un dono di Dio!

Sisters of Life

Sisters of Life - pubblicato il 29/10/14

Parla una madre single che ha deciso di tenere suo figlio malgrado le pressioni ad abortire e ha scoperto una profonda felicità

Può raccontarci qualcosa della sua vita prima della nascita di Angelo Pio?

Gina: Facevo la giornalista. Ho iniziato alla CBS News, ho lavorato alla rivista 48 Hours, sono stata reporter televisiva nello Stato del West Virginia, reporter temporanea a New York e all’inizio del 2001 ho iniziato a lavorare alla ABC News. Il vero punto di partenza di questa storia, da vari punti di vista, è stato l’11 settembre 2001, perché facevo parte di una grande équipe di giornalisti che copriva gli eventi di quei giorni a Ground Zero. Sono rimasta lì fino alla mattina del giorno dopo e ho vissuto una sensazione molto forte che mi faceva pensare “Non so cosa succederà quando mi sveglierò da questo incubo”. Ero sempre stata molto determinata, ma dopo tutto quello ho sentito all’improvviso la necessità di avere più equilibrio nella mia vita.

Cosa ha fatto per trovare questo equilibrio?

Gina: Ho deciso di andare in vacanza in Italia, da sola. Avevo sempre voluto visitare il Vaticano e mi piaceva molto papa Giovanni Paolo II. In quel viaggio ho conosciuto un uomo e me ne sono subito innamorata. Abbiamo avuto una relazione piena di problemi, ma abbiamo continuato a fare tira e molla per qualche anno. Quando sembrava che le cose si stessero consolidando e abbiamo iniziato a parlare di matrimonio, sono rimasta incinta. In un primo momento siamo stati entrambi molto felici.

Cosa è accaduto durante la gravidanza?

Gina: Quando ero al terzo mese di gravidanza, gli esami hanno rivelato che il bambino era affetto dalla sindrome di Down. È stato uno shock, una sofferenza. Quasi non dormivo, e quando ci riuscivo mi svegliavo con una sensazione soffocante di disperazione, di tristezza, di paura. È una cosa che ti strangola! Varie persone mi spingevano a porre fine alla gravidanza: il mio medico era una di queste, ma anche il padre di mio figlio… E questa era la cosa più dolorosa. Lacera il cuore quando dicono che tuo figlio non deve nascere! Soprattutto quando sei così fragile…

Come ha affrontato la pressione ad abortire?

Gina: In mezzo a tutto quel caos, con tutta quella pressione, ho preso appuntamento per sottopormi all’aborto. Dopo aver riattaccato il telefono, ricordo di aver sentito un enorme peso dentro, quasi soffocante; era la disperazione assoluta, la sensazione di una rottura completa… Non ho parole per descrivere quella sensazione.

Cosa le ha fatto cambiare idea?

Gina: Altre persone nella mia vita sono state decisive. Una di queste, in particolare, è stata un sacerdote meraviglioso, che non lasciava che mi sentissi abbandonata. Oggi so che aveva una montagna di gente che bombardava i cieli con preghiere per me e per il mio bambino! Il potere della preghiera non può mai essere sminuito, perché nel mio cuore la paura stava vincendo la battaglia… Ero completamente distrutta! Ha presente quei disegni con l’angioletto e il diavoletto che sussurranno ciascuno in un orecchio di una persona? Era proprio così! Il diavoletto sussurrava al mio orecchio: “Tutto questo può finire una volta per tutte… Dopo l’aborto la vita continuerà… Le cose torneranno normali. Non sei costretta. Potrai avere un altro figlio in futuro”. Era un vero disco rotto che risuonava nella mia testa. Un sacerdote mi ha suggerito di parlare con le Sisters of Life [congregazione delle Sorelle della Vita]. Ho telefonato e ho parlato con una delle religiose. È stata una battaglia durata qualche settimana. Poi ho ricevuto una grazia enorme. Ho posto fine al mio fidanzamento e mi sono trasferita nel convento del Sacro Cuore di Gesù.

Perché è andata in convento?

Gina: Dovevo riuscire ad ascoltare ciò che Dio mi diceva… Avevo bisogno di sapere: “Mio Dio, mi stai proprio chiedendo di essere una madre single di un bambino con la sindrome di Down?” Quando vivi nel Sacro Cuore, la tua vita di preghiera aumenta, che tu lo voglia o no. E io lo volevo! Ricordo con la massima chiarezza che quando ho deciso di andare al convento ho avuto quella sensazione che si ha quando si è appena detto “Sì”. Quella leggerezza, quella pace… Penso che sia la ricompensa per la dedizione, no?

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sindrome di down
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