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Macché dimissioni, lei resta ancora in trincea

© Arkadiusz Komski

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 28/10/14

Parla l'infermiera che dice no alla pillola abortiva

di Luigi Santambrogio

É scesa in piazza con altri duecento amici dell’associazione “No 194” per pregare per i bambini uccisi dall’olocausto abortivo e chiedere l’abrogazione di una legge ingiusta e omicida. Ma soprattutto, per testimoniare e rassicurare che lei non si ritira dalla lotta pro life perché si fermi la strage degli innocenti e la “cultura dello scarto”. Chiara Margherita Ulisse, l’infermiera di Voghera che ha fatto obiezione di coscienza alla pillola del giorno dopo e per questo è stata costretta a dimettersi, è tornata in pubblico per la prima volta dopo il suo allontanamento, ospite del corteo che l’altro giorno ha sfilato per le vie del centro di Milano.

«Sono ancora in trincea», dice alla Nuova Bussola, «e non ho alcuna intenzione di abbandonare la battaglia. Sono ancora qui, a dispetto di quelli che vorrebbero sbarazzarsi di me e degli amici che lottano per difendere la vita e il diritto all’obiezione di coscienza contro una legge ingiusta e disumana». Le armi sono quelle della ragione e del pacifico dissenso. A Milano, l’associazione ha manifestato gioiosamente distribuendo coroncine di Nostra Signora di Guadalupe e libriccini con il “Rosario dei bimbi non nati”. Il loro obiettivo è raccogliere firme per un referendum abrogativo della legge 194, legge che ha reso l’aborto pratica contraccettiva e di massa. “Sei milioni di bambini abortiti, dieci milioni di embrioni congelati.Tutto fatto pagare ai cittadini per legge. Benvenuti nel Quarto Reich”, sta scritto su uno dei tanti cartelli esposti dai manifestanti che, anche a Milano, hanno dovuto subire l’assalto di femministe e centri sociali, tenuti a bada dalla polizia.

Chiara Margherita Ulisse è diventata subito la “guest star” della manifestazione, in molti sono andati a stringerle la mano, a manifestarle solidarietà dopo il linciaggio mediatico subito e il licenziamento, camuffato da dimissioni volontarie, da parte della Asl di Pavia. A farle da angelo custode e body guard, Giorgio Celsi, l’infermiere che ogni mercoledì da anni va davanti alla clinica Mangiagalli a distribuire volantini contro l’aborto. «L’associazione “No194” l’ha rintracciata per offrirle l’assistenza di un avvocato e lei ha accettato l’invito», rivela Celsi. «Abbiamo avuto l’onore di avere al nostro fianco Chiara Margherita: a lei diamo tutta la nostra solidarietà, la nostra stima e l’aiuto di cui avrà bisogno per portare avanti la libertà di esprimere il proprio pensiero e di lavorare con professionalità in scienza e coscienza». 

Celsi, che è anche vicepresidente della “No 194”, pesa con prudenza le parole, ma non abbastanza per non far capire che il caso Ulisse è tutt’altro che chiuso. Anzi, l’annuncio che l’associazione le offrirà assistenza e supporto legale (il presidente di “No 194” è l’avvocato Pietro Guerini), lascia decisamente aperta l’ipotesi che quelle dimissioni saranno ritirate per cominciare la battaglia sul reintegro dell’infermiera in ospedale. Occasione sicuramente importante per portare alla pubblica attenzione il diritto, oggi calpestato, all’obiezione di coscienza da parte degli infermieri. Celsi non vuole spingersi oltre, troppo il clamore mediatico che la vicenda ha prodotto, ma una vittoria lui l’ha già ottenuta. Spiega: «Dopo le dimissioni di Maria Margherita, molti si sono interrogati se questo gesto rappresentasse una resa, una gesto di sfiducia. Oggi sappiamo che non è così, la sua presenza al corteo ha dissipato ogni dubbio: lei continuerà a battersi e noi l’aiuteremo su tutti i fronti». Anche quello legale contro la Asl? Celsi non vuole dire altro, ma mica è difficile immaginare che andrà a finire così.

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abortobioetica
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