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La Croce - Quotidiano - pubblicato il 28/10/14

La fede di una mamma di fronte ai problemi di salute della propria bimba

di Katia Giardiello

Mi chiamo Katia e sono la mamma di piccola M, una bambina oggi di 10 mesi nata con una gravissima e rarissima malformazione ad una vena del cervello. 22 agosto del 2012 a 37 settimane e qualche giorno faccio una semplice eco di controllo. Il medico sbianca esce e ne entra un altro, un professore. Ci dice che c’è un problema grave, c’è un altissima possibilità che la bambina nasca morta o gravemente cerebrolesa, con danni neurologici o motori, perché praticamente metà del suo cervello è una massa aneurismatica. Mio marito praticamente sviene e l’unica cosa che provo è un enorme tenerezza, penso che è mia figlia e la proteggerò. 

M nasce il 24 agosto viva e sembra sana, mi viene appoggiata in grembo dopo un parto fisiologico perfetto di 5 ore, un marito ed un’ostetrica meravigliosi, insostituibili. Due minuti, il tempo di guardarla dritto negli occhi e mi viene portata via, in un reparto di subintensiva per poterla controllare da cima a fondo e capire se sta bene. Dopo 4 giorni la rivedo e inizio ad andare lì in reparto per allattarla, la notte invece con il papi si torna a casa, da soli. Dopo 20 giorni torna a casa con noi in attesa di poter intervenire sulla massa, ci dicono che inspiegabilmente la bambina è sana, ma l’aneurisma potrebbe scoppiare da un momento all’altro o creare danni permanenti o ancora farle scoppiare il cuore per l’enorme quantità di sangue che pompa. Va trattata, operata endoscopicamente, i rischi sono alti, ma se non si agisce morirebbe comunque. A 29 giorni di vita ricevi il battesimo “ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio” poi, il viaggio della speranza in un altra regione, da un importante professore che però ci confonde con la sua poca umiltà. Lui è molto importante ma noi preferiamo affidarti a chi ti ha fatta nascere. 

Porziuncola, affidamento della piccola a Maria. Fine novembre unzione degli infermi: voglio che sia tutta tua, sempre e comunque. 4 dicembre prima operazione rischio di morte altissimo, di emorragia, e su una bimba così piccola non si farebbe in tempo ad arrivare in sala operatoria. M esce dalla sala operatoria indenne. la massa cresce e bisogna operare di nuovo. siamo nella fatica, fisica, psichica e spirituale. Il respiro è pesante. Questo secondo intervento ha i medesimi rischi e noi siamo molto molto stanchi. Il fatto di avere più coscienza di tutto non aiuta. Il cammino è fatto di grandi speranze ma anche di profonda angoscia. Sentirsi ripetere alcune parole ormai da sei mesi è veramente faticoso. Nei momenti di angoscia, quando il dolore diventa a volte rabbia e Male, il rumore dentro la testa è tanto e si teme anche di fare del male al proprio bambino. La parola morte e la parola malattia o malformazione diventano un nemico che se non viene in qualche modo “accolto” non lascia spazio all’Amore.

Chiediamo sempre e incessantemente preghiere, la Rete della piccola M di amici, parenti, conoscenti è fitta e ci sostiene con pensieri e preghiere. risonanza di controllo. L’aneurisma non è solo, sono due sacche gigantesche che crescono velocemente, sono tra loro collegate e, mai visto prima, drenano nel cervello, quindi per inciso le sacche non possono essere semplicemente trombizzate cioè chiusa la sacca come negli altri casi di aneurisma, perché drenano sangue buono direttamente nel cervello. M è il primo caso assoluto al mondo. bisognerà trattarla regolarmente per ridurre al minimo i rischi e far sì che possa vivere una vita normale. 

5 febbraio seconda operazione rischio di trombosi. M entra in sala operatoria. La porta si chiude, la porta si apre. M è viva — lacrime — M è viva. Nessun danno cerebrale. La massa è stata trattata al 90 per cento. 24 febbraio festeggiamo il complemezzano, per essere una che doveva nascere morta, è una data da festeggiare. Iter solito. Dopo un mese risonanza di controllo. Il trend di crescita si è bloccato e l’aneurisma più grande si è esteso, però pur trattando il 90 per cento si è ridotta la sacca più piccola ma l’altra quella più grossa non è cambiata, non si è ridotto nulla. Si sono anche formate altre malformazioni.

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Tags:
maternitàtestimonianze di vita e di fede
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