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Una giornata nella vita della Vergine Maria

© Waiting For The Word

Primeros Cristianos - pubblicato il 27/10/14

Il cibo quotidiano era probabilmente molto simile a quello che conosciamo oggi nelle regioni mediterranee. Il pane si spezzava con le mani, senza usare il coltello, e si consumava solo o con olio e accompagnato da vino, latte, frutta e quando era possibile da un po’ di carne o di pesce. Il latte era in genere conservato in otri fatti con pelli di capra cotte e si beveva direttamente da questi. La cosa più probabile è che quando si prendeva fosse quasi sempre acido. Dal latte si ottenevano anche il burro e il formaggio, che erano alimenti di base dei luoghi in cui ci si dedicava all’allevamento, come in Galilea.

Un altro elemento importante di quella popolazione era l’olio, e si mangiavano anche le olive conservate in salamoia. L’olio si portava anche quando si andava in viaggio, in piccole bottiglie di argilla simili a fiaschette. Era anche frequente bere vino, che in genere era forte, e per questo si beveva di solito allungato con acqua, e a volte mescolato con alcune spezie o addolcito con miele.

Tra i piatti più comuni c’erano i ceci e le lenticchie. Le verdure più note erano fave, piselli, porri, cipolle, aglio e cetrioli. La carne che si mangiava di più era quella di agnello o di capra, e un po’ di pollo. La frutta più comune erano i fichi, i datteri, le angurie e le melagrane. Le arance, oggi tanto abbondanti in quella zona, non erano ancora conosciute nella Galilea dei tempi di Maria.

Prima di mangiare si recitavano delle preghiere per rendere grazie a Dio per gli alimenti ricevuti dalla sua bontà. La benedizione della tavola si faceva più o meno in questi termini: “Benedetto sia tu, Signore, Dio nostro, re dell’universo, che ci hai dato oggi da mangiare il pane, frutto della terra”. E si rispondeva “Amen”.

Trasporto dell’acqua e lavaggio degli indumenti
Per la preparazione del cibo, un lavoro duro che era necessario svolgere ogni giorno era il trasporto dell’acqua. La fontana di Nazareth era a una certa distanza, a un po’ più di quindici minuti a piedi dalle case del villaggio. Probabilmente Maria ci andava ogni mattina a riempire la sua anfora, e tornava a casa portandola sulla testa, com’è abitudine in quella zona, per continuare a lavorare. Qualche giorno forse doveva tornare lì in altri momenti della giornata per lavare gli indumenti.

Gli abiti che doveva lavare Maria erano quelli che utilizzavano lei, Giuseppe e Gesù. L’abbigliamento in genere era composto da una tunica interiore, ampia, in genere di lino. Arrivava fino alle ginocchia o ai polpacci e poteva essere senza maniche o con maniche fino alla metà del braccio. La tunica si stringeva al corpo con una specie di fascia, fatta con una frangia lunga e ampia di lino che si avvolgeva varie volte intorno al corpo, non sempre portata liscia, perché si formavano delle pieghe che potevano essere utilizzate per portare il denaro. Sopra la tunica si portava il vestito esteriore, o mantello, quadrato o tondeggiante, in genere di lana.

La maggior parte dei giorni di Maria sono stati indubbiamente del tutto normali. Trascorreva molte ore affaccendata nei compiti domestici: preparazione dei pasti, pulizia della casa e degli indumenti, tessitura della lana o del lino e preparazione degli abiti necessari alla sua famiglia. Alla fine della giornata arrivava sicuramente stanchissima, ma con la gioia di chi sa che quei compiti apparentemente avevano un’efficacia soprannaturale meravigliosa e che svolgendo bene il suo lavoro stava realizzando un compito di primaria importanza nell’opera della Redenzione.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
vergine maria
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