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Risvegliamoci dal letargo dell’aborto!

Embrión 2 – it

© Wei Hsu and Shang-Yi Chiu

Forum Libertas - pubblicato il 27/10/14

Appello disperato di una persona che lavora con madri che hanno scelto di non abortire

Come risvegliarsi dal letargo che soffre la società di fronte al tema dell'aborto?

Noi che lavoriamo con madri che hanno scelto di non abortire viviamo quotidianamente il valore della vita umana. Esorto tutte le persone a uscire dal letargo dell'indifferenza sotto lo scudo del “Non è un mio problema”, “Quello che faccio non servirà a niente” o “Perché mettermi nei guai?”

Nella nostra società sono moltissime le persone che non conoscono cosa si sta facendo realmente con le migliaia e migliaia di bambini che non arrivano a nascere perché vengono letteralmente gettati nella spazzatura. Dobbiamo essere tutti informati della verità.

Bisogna riflettere sull'enorme cambiamento di senso delle parole che vengono impiegate per giustificare l'ingiustificabile: definire “interruzione di gravidanza” (qualcosa che si riferisce alla madre) ciò che è in realtà uccidere il bambino non nato (al quale si dà la categoria del “non è niente”).

Nel caso in cui durante un viaggio, a causa di un incidente, morissero quattro persone, suonerebbe come sarcasmo o burla se i titoli dei mezzi di comunicazione parlassero del fatto che l'incidente “ha interrotto la vita di quattro persone”.

Interrompere è una cosa, uccidere è un'altra

Quante madri, per via di questo inganno con le parole, non sanno cosa stanno facendo realmente!

“Interrompono” la gravidanza autogiustificandosi con frasi ripetute: “Non era il momento di restare incinta”, “Non lo volevo”, “Sono senza lavoro, sono sola”… Tutte queste frasi vengono utilizzate per nascondere la verità: la morte dei loro figli.

Quelle stesse madri potrebbero usare la stessa giustificazione quando, rimanendo senza lavoro e sole, ad esempio per la morte del marito, decidessero di uccidere uno o tutti i loro figli? Nessuno nella società direbbe che la madre ha interrotto la sua maternità, né potrebbe affermare che la sua azione rispondeva al fatto che “non era il momento di restare vedova” o che la povertà o la vedovanza erano “una situazione non desiderata”.

Forse l'unica situazione che sembra dare valore alla vita dei figli è quella in cui questi si trovano fuori dall'utero materno, di modo che uccidere un figlio quando è fuori dal grembo è un delitto mentre ucciderlo quando è all'interno è un diritto? Che ipocrisia! O siamo pazzi?

In questo caso, come in tanti altri, i politici preferiscono giocare con le parole.

La scienza dice qualcosa di diverso: dice che l'essere umano è umano dal momento stesso della fecondazione dell'ovulo da parte di uno spermatozoo e ciò che si forma in quel momento non si può mai chiamare “nulla” o “cosa”, ma “vita umana”. Chi nega questo o è ignorante o agisce in malafede o per interesse.

Invito nuovamente tutti a uscire dal letargo dell'indifferenza di fronte alla farsa dell'“interruzione volontaria della gravidanza”. Le madri e i loro figli ve ne saranno grati.

Non solo i figli; anche le madri, come possiamo testimoniare noi che stiamo accanto a loro e tanti psicologi e psichiatri che curano le madri cadute nell'inganno dell'aborto e soffrono di vari disturbi; disturbi che i medici che hanno consigliato loro l'aborto e quanti le hanno spinte a effettuarlo non sono capaci di curare. Non sono tutte, ma molte, anche se non lo manifestano né ricorrono ai professionisti.

Grazie per aver letto queste righe. Ti invito, caro lettore, ad aiutare a far sì che la nostra società esca la letargo per quanto riguarda l'aborto.

Suor Aurora Gallego, direttrice della Casa Cuna Santa Isabel di Valencia (Spagna).

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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