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Più Europa per la pace nel mondo

© UN foto/Amanda Voisard

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 27/10/14

Il cardinale Parolin su Europa, Medio Oriente, Ucraina: "il dialogo è lo strumento dei forti"

Il 25 ottobre di cinquant'anni fa il beato Paolo VI si recava all'abbazia di Montecassino a suggello della rinascita dell'antico monastero raso al suolo dai bombardamenti del 1944. La visita del pontefice fu l'occasione per la proclamazione di san Benedetto come patrono principale dell'intera Europa che proprio in quegli anni stava muovendo i primi passi di una comunità allargata di stati per scongiurare il pericolo di nuovi sanguinosi conflitti fratricidi nel vecchio continente. Un obiettivo importante, che oggi appare ancora più necessario per restituire le ragioni del dialogo ad un mondo sempre più percorso da tensioni di varia natura, ma che sembra non trovare risposte efficaci a crisi come quella dell'Ucraina o della Siria. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ospite sabato scorso all'abbazia di Montecassino per la celebrazione del cinquantesimo dei due avvenimenti, ne ha parlato con alcuni giornalisti.

Cinquant' anni dopo la scelta di Paolo VI, l'Europa è sempre più litigiosa. Forse a quel tempo, dopo la seconda guerra mondiale, c'era più voglia di unità…

Parolin: In effetti, guardandosi intorno, non si vede più quella voglia di Europa che c'era all'inizio e che ha guidato i passi dei padri fondatori a creare una realtà che ci ha assicurato 60 anni di pace. La perdita della memoria storica di cui soffriamo un pò tutti ci impedisce di ricordare da dove veniamo e quali sono le radici profonde di questa Europa. Guardando alla situazione mondiale dobbiamo fare uno sforzo supplementare perchè l'Europa sia un'oasi di pace, di solidarietà, di accoglienza di fronte ai tanti conflitti che lacerano il nostro pianeta.

L'Europa, però, è un pò carente da questo punto di vista. Nel suo intervento di qualche giorno fa al Concistoro sul Medioriente ha chiesto che la comunità internazionale, e in particolare l'Europa, si attivi per la risoluzione dei conflitti in atto.

Parolin: L'Europa deve trovare una sua voce e una sua presenza anche perchè crediamo che le grandi questioni del Medioriente debbano essere risolte certamente dai paesi che ne sono protagonisti, ma la soluzione non può non avvalersi della collaborazione della comunità internazionale. Sappiamo, tra l'altro, che parte di questi conflitti, o gran parte di questi conflitti, sono dovuti proprio a delle tensioni e delle contrapposizioni che sono all'esterno della realtà del Medioriente. Il mondo deve unirsi ed è importante che l'Europa possa offrire un suo contributo specifico.

E per quanto riguarda la crisi ucraina?

Parolin: Ancora di più. Cercando di mettere insieme gli interessi di tutti. Questa mi pare una chiave per la soluzione della vicenda ucraina. Occorre mettere insieme gli interessi di Bruxelles e di Mosca e soprattutto gli interessi dell'Ucraina.

Nel suo incontro con i vescovi europei, Papa Francesco ha detto privatamente di non capire perchè non sia stato accolto il tema delle radici cristiane dell'Europa. E' un tema uscito dall'agenda?

Parolin: E' finita la discussione sulla Costituzione. E' stata una fase che ha segnato una certa epoca e si è conclusa con l'esclusione del richiamo alle radici cristiane dell'Europa. Per questo motivo non se ne parla più in modo esplicito. Rimane però sempre da parte nostra, anche se non ci sono degli interventi pubblici, la coscienza che l'Europa deve costruirsi sulle sue radici. Una chiara consapevolezza di tali radici è garanzia della sana laicità dell'Europa. Non si tratta soltanto del ricordo storico di quanto è avvenuto nel passato, ma di un aspetto di di grande attualità. Dove fondiamo i temi dei diritti umani, della solidarietà? Hanno un' ispirazione prettamente cristiana. In seguito hanno avuto una evoluzione, ma nel cristianesimo trovano le loro radici e le loro fonti.

Proprio in tema di diritti umani…Nel discorso al Concistoro sul Medioriente lei ha sottolineato il ruolo che può avere l'Iran nella soluzione dei conflitti regionali, ma come conciliare il riconoscimento di questo ruolo con il rispetto dei diritti umani in quel Paese?

Parolin: Credo che più ci si apra al mondo, più si costruiscono relazioni di cooperazione e più il tema dei diritti umani troverà un miglioramento. E' importante che continui il dialogo anche con i Paesi dove sono a rischio i diritti umani. Il dialogo è lo strumento dei forti. Solamente chi ha pazienza e chi ha fortezza interiore riesce a dialogare. Del resto non ci sono altre alternative. Ognuno può rendersene conto. L'alternativa è la guerra, la distruzione, l'annientamento reciproco. E' proprio a posteriori che dobbiamo riconoscere la necessità e l'indispensabilità del dialogo.

Il 25 ottobre di cinquant'anni fa il beato Paolo VI si recava all'abbazia di Montecassino a suggello della rinascita dell'antico monastero raso al suolo dai bombardamenti del 1944. La visita del pontefice fu l'occasione per la proclamazione di san Benedetto come patrono principale dell'intera Europa che proprio in quegli anni stava muovendo i primi passi di una comunità allargata di stati per scongiurare il pericolo di nuovi sanguinosi conflitti fratricidi nel vecchio continente. Un obiettivo importante, che oggi appare ancora più necessario per restituire le ragioni del dialogo ad un mondo sempre più percorso da tensioni di varia natura, ma che sembra non trovare risposte efficaci a crisi come quella dell'Ucraina o della Siria. Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ospite sabato scorso all'abbazia di Montecassino per la celebrazione del cinquantesimo dei due avvenimenti, ne ha parlato con alcuni giornalisti.

Cinquant' anni dopo la scelta di Paolo VI, l'Europa è sempre più litigiosa. Forse a quel tempo, dopo la seconda guerra mondiale, c'era più voglia di unità…

Parolin: In effetti, guardandosi intorno, non si vede più quella voglia di Europa che c'era all'inizio e che ha guidato i passi dei padri fondatori a creare una realtà che ci ha assicurato 60 anni di pace. La perdita della memoria storica di cui soffriamo un pò tutti ci impedisce di ricordare da dove veniamo e quali sono le radici profonde di questa Europa. Guardando alla situazione mondiale dobbiamo fare uno sforzo supplementare perchè l'Europa sia un'oasi di pace, di solidarietà, di accoglienza di fronte ai tanti conflitti che lacerano il nostro pianeta.

L'Europa, però, è un pò carente da questo punto di vista. Nel suo intervento di qualche giorno fa al Concistoro sul Medioriente ha chiesto che la comunità internazionale, e in particolare l'Europa, si attivi per la risoluzione dei conflitti in atto.

Parolin: L'Europa deve trovare una sua voce e una sua presenza anche perchè crediamo che le grandi questioni del Medioriente debbano essere risolte certamente dai paesi che ne sono protagonisti, ma la soluzione non può non avvalersi della collaborazione della comunità internazionale. Sappiamo, tra l'altro, che parte di questi conflitti, o gran parte di questi conflitti, sono dovuti proprio a delle tensioni e delle contrapposizioni che sono all'esterno della realtà del Medioriente. Il mondo deve unirsi ed è importante che l'Europa possa offrire un suo contributo specifico.

E per quanto riguarda la crisi ucraina?

Parolin: Ancora di più. Cercando di mettere insieme gli interessi di tutti. Questa mi pare una chiave per la soluzione della vicenda ucraina. Occorre mettere insieme gli interessi di Bruxelles e di Mosca e soprattutto gli interessi dell'Ucraina.

Nel suo incontro con i vescovi europei, Papa Francesco ha detto privatamente di non capire perchè non sia stato accolto il tema delle radici cristiane dell'Europa. E' un tema uscito dall'agenda?

Parolin: E' finita la discussione sulla Costituzione. E' stata una fase che ha segnato una certa epoca e si è conclusa con l'esclusione del richiamo alle radici cristiane dell'Europa. Per questo motivo non se ne parla più in modo esplicito. Rimane però sempre da parte nostra, anche se non ci sono degli interventi pubblici, la coscienza che l'Europa deve costruirsi sulle sue radici. Una chiara consapevolezza di tali radici è garanzia della sana laicità dell'Europa. Non si tratta soltanto del ricordo storico di quanto è avvenuto nel passato, ma di un aspetto di di grande attualità. Dove fondiamo i temi dei diritti umani, della solidarietà? Hanno un' ispirazione prettamente cristiana. In seguito hanno avuto una evoluzione, ma nel cristianesimo trovano le loro radici e le loro fonti.

Proprio in tema di diritti umani…Nel discorso al Concistoro sul Medioriente lei ha sottolineato il ruolo che può avere l'Iran nella soluzione dei conflitti regionali, ma come conciliare il riconoscimento di questo ruolo con il rispetto dei diritti umani in quel Paese?

Parolin: Credo che più ci si apra al mondo, più si costruiscono relazioni di cooperazione e più il tema dei diritti umani troverà un miglioramento. E' importante che continui il dialogo anche con i Paesi dove sono a rischio i diritti umani. Il dialogo è lo strumento dei forti. Solamente chi ha pazienza e chi ha fortezza interiore riesce a dialogare. Del resto non ci sono altre alternative. Ognuno può rendersene conto. L'alternativa è la guerra, la distruzione, l'annientamento reciproco. E' proprio a posteriori che dobbiamo riconoscere la necessità e l'indispensabilità del dialogo.

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