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Paulo Coelho satanista? Come il rock anni Settanta

© Wikipedia

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 27/10/14

I romanzi dello scrittore brasiliano giocano con una spiritualità che è solo intrattenimento

La religione vende, non c’è alcun dubbio. Vende quando è raccontata sul grande schermo, e anche in libreria. Ne sono un esempio i grandi e multimediatici successi di Dan Brown, ma anche i libri di Paolo Coelho. Non è certo inopportuno, per un cattolico, chiedersi quale sia la religione che si racconta nelle opere d’intrattenimento, proprio perché queste riescono a far breccia su un numero di persone ben maggiore rispetto a quello raggiunto da saggi teologici o dalle encicliche. La diffusione è senz’altro più ampia, ma è anche più profonda? Quanto toccano davvero, queste opere, le corde più intime della spiritualità di ognuno? Sull’autore dell’Alchimista e di tanti altri romanzi si è detto tanto, soprattutto sulle sue trame che parlano di iniziazione, di forze più o meno misteriose, di figure magiche. Alcuni lettori leggono nella sua letteratura una minaccia poiché, richiamandosi al passato del giovane Coelho, che per certi periodi della sua vita avrebbe perfino aderito ad organizzazioni (come la Società Alternativa) dedite alla ribellione politica e a pratiche di magia nera, trovano legami con il satanismo, soprattutto laddove le sue storie sembrano trattare in modo ambiguo la lotta tra il Bene e il Male. Abbiamo voluto vederci chiaro, noi di Aleteia, e per questo ci siamo rivolti al professor Eloi Stein, poeta e docente brasiliano di lingua e letteratura portoghese presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma.

Chi è Paulo Coelho?

Stein: Coelho è membro dell’Accademia Brasiliana delle Lettere, ma ne fa parte soprattutto per il successo dei suoi libri, non perché i suoi libri siano di letteratura in senso stretto. In ambito accademico e universitario la sua “letteratura” non è considerata più di tanto. L’ho conosciuto quando era il paroliere di un poeta e cantante ribelle importante, Raul Seixas, a metà degli anni Settanta [proprio con lui si iscrisse alla Società Alternativa, N.d.R.]. Quando si cantano le canzoni rock, invocare le streghe come faceva lui all’epoca ha un senso, ogni giovane fa questo in una fase della propria vita. Sono cose che appartengono alla vita di molti in un determinato momento. Ma se ci spostiamo sul piano della letteratura andiamo già in un altro discorso.

Ma che letteratura è quella di Coelho?

Stein: In Brasile abbiamo un termine per questo tipo di scrittura, che definiamo come “auto-ajuda”, cioè sono libri con cui uno aiuta se stesso, libri degli altri nei quali uno può trovare l’eco di alcune proprie parole o idee in un certo momento. Questo si dice di libri che non sono romanzi di costume o che descrivono un’epoca. Se io dovessi descrivere i romanzi di Coelho, quelli che ho letto, devo dire che farei pure confusione se dovessi ricordarmi cosa appartiene all’uno o all’altro. Si assomigliano tutti, per certi versi. Penso che vengono letti in una fase della vita, da giovani, e non possono far male perché restano confinati a questo. Certo, non lo leggono solo i ventenni, ma penso che il pubblico che lo ama, che si riconosce nei suoi libri, appartenga a questa fascia d’età. Anche io, certo, ho letto dichiarazioni di ragazzi che dicono: leggendo Coelho ho ritrovato la spiritualità che avevo perso nell’adolescenza. Sinceramente penso che questa spiritualità persa tornerebbe comunque se hai una buona formazione di base, magari te ne sei allontanato per un periodo ed è un fatto generazionale. Ma se la tua base è solida prima o poi ci ritorni, e il passaggio intermedio per Paolo Coelho non è quello che ti riporta necessariamente alla base.

Ritrova elementi legati al satanismo nella sua scrittura?

Stein: Io sinceramente questi aspetti non li vedo. Leggere i suoi romanzi può essere come guardare Angeli e Demoni: sarà anche divertente, ma non mi dice niente, né può intaccare la mia cristianità o la mia fede. La religione di cui anche lui parla è qualcosa in cui c’è un po’ di tutto. Nei suoi libri Coelho utilizza le religioni spesso sconosciute, ci aggiunge un po’ di magia, magari una strega. Tutto questo è divertente e interessante da un punto di vista dell'intrattenimento, ma siamo nel regno della fiction, dove ci si diverte con il mistero. Coelho non tratta mai di religione in maniera approfondita e seria. Non arriva all’esoterico, forse solo un pochino, ma non recupera mai la fede.

Leggiamo un passo da Il Diavolo e la signorina Prym, dove i personaggi sono attori in un gioco cosmico impegnato in un'epica battaglia tra il Bene e il Male: “Se vogliamo esorcizzare il nostro diavolo, lo abbiamo perso, se veniamo affascinati dalla sua potenza, ci controlla”. Lei ci trova solo un gioco letterario?

Stein: Se io prendo questa citazione e la metto nella musica rock degli anni Settanta la ballo, e magari mi ci diverto. Leggendola ora, mi può anche intrattenere mentre leggo il libro, mi può avvincere, ma una volta terminato il libro, ho chiuso. Questa è la mia sensazione. Dall'altra parte lui parla di amore, e sappiamo quanto l’amore sia importante nella vita e nella letteratura. In fondo ha ragione, no? È il bene che deve vincere. Usa dei luoghi comuni che funzionano nella finzione della letteratura. Non voglio sottovalutare i giovani, ma è quella la fase in cui ti puoi divertire con queste cose. Ma una volta chiuso il libro, cosa rimane?

E i ragazzi come lo interpretano? Che esperienza ha come docente?

Stein: Io penso che anche i giovani, se si riavvicinano alla spiritualità non sarà certo per gli argomenti che usa Paulo Coelho, ma per altri motivi. Giorni fa ho tenuto un esame di lingua portoghese ad un ragazzo; doveva portare un libro a piacere ed ha scelto Paulo Coelho. Ebbene, abbiamo faticato a parlarne, ad andare in profondità, non riuscivamo ad allargare il discorso dal romanzo al contesto, all’epoca storica, ai costumi. Poiché il mio obiettivo era la lingua, ciò che contava era la struttura delle frasi. Ma per l’approfondimento non siamo riusciti ad andare da nessuna parte. Insomma, non è letteratura su cui ci sia tanto da dire. Questo stesso ragazzo mi diceva: mi ha interessato, l’ho letto di un fiato, ma dopo? Chi era il personaggio? Il ragazzo già l’aveva dimenticato, e faticava ad andare nei dettagli.

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