Aleteia logoAleteia logo
Aleteia
martedì 21 Settembre |
San Matteo
home iconApprofondimenti
line break icon

Il Dio delle sorprese e il Papa preso in giro

© DR

don Marco Pozza - Sulla strada di Emmaus - pubblicato il 27/10/14

Dichiarare beato Paolo VI è stato come firmare una certezza che regna sovrana nell'avventura cristiana

Il Sinodo sulla Famiglia si è chiuso con la beatificazione di Giovanni Battista Montini, passato alla storia con il nome di Paolo VI, papa dal 1963 al 1978. Una chiusura azzeccata che tanto somiglia ai commiati firmati dall’Orchestra Filarmonica di Vienna in calce alle loro splendide esecuzioni musicali: quei finali sono sintesi e nostalgia del tutto, apparizione e memoria, presenza e anticipo. Sono lo svelamento dello splendore che seduce i sensi per conquistare il cuore: e farlo segregare dalla bellezza.

Dichiarare beato Paolo VI è stato come firmare una certezza che regna sovrana dentro le pieghe e le piaghe dell’avventura cristiana: «Un papa che non subisse critiche fallirebbe il suo compito di fronte a questo tempo», ha puntualizzato con la sua fine riflessione Joseph Ratzinger commentando tale beatificazione. Paolo VI ha vissuto il martirio della fede e morì con le stimmate del martirio cucito addosso. Non tanto il martirio fisico del sangue e delle graticole, ma quello ben più sottile e lacerante dell’ironia e della solitudine. Tant’è che oggi, a leggere la storia cristiana nel trambusto di questo tempo, si sarebbe quasi certi di poter dire che se Cristo tornasse al mondo non verrebbe più appeso ad una croce ma verrebbe messo al ridicolo. E’ questo il tempo dell’intelligenza: la messa a morte era al tempo della passione e del sentimento. Un Papa morto in odium fidei: ridicolizzato per aver testimoniato che la fede, quand’è autentica, non è un’affermazione che chiude qualsiasi discorso ma è un’interrogazione che allarga gli orizzonti degli uomini e delle donne di tutti i tempi. Esponendo la propria appartenenza a Cristo al rischio della storia.

Un Sinodo, quello che si è appena chiuso, che si era aperto narrando di due fazioni: quella dei conservatori e quella dei progressisti. E che si è chiuso – e non poteva essere diversamente – sostenendo che hanno vinto i conservatori sui progressisti o, a seconda degli umori, i progressisti sui conservatori. Una lettura alquanto parziale e approssimativa che abita da sempre i discorsi di coloro che non accettano d’andare al cuore delle questioni ma s’innamorano della superficie: del quasi banale, dello scontato, del prevedibile. In realtà questo Sinodo è stata una splendida immagine di Chiesa, una narrazione genuina e per certi versi inaudita di ciò che rende fascinosa e saporita la scelta cristiana: la Presenza di un Dio delle sorprese che, essendo tale, non ha paura delle novità e dei luoghi nei quali esse amano svelarsi, ovvero le periferie della società. Di una Chiesa «che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani» come ha sottolineato papa Francesco nella sua relazione conclusiva.

Eccola la grande bellezza strappata alle previsioni puntualmente smentite: il rammentare all’uomo d’oggi che l’appartenere a Cristo non è esibire una conoscenza perfetta di come rispondere a tutte le domande che il mondo pone. Ma, forse, l’esatto suo opposto: mostrare la sua innata capacità – che in Gesù di Nazareth s’è svelata in maniera impareggiabile – di saper attraversare con dignità e dolcezza i sentieri dell’incertezza, quelli della complessità affettiva e persino quelli del dramma. Le ore di quelle sere che sono pesanti nel cuore di chi, rincasando, avverte il sospetto che non ci sia più nessuno ad attenderlo. L’angoscia d’essere rimasto solo in un mondo affollato.

Un Sinodo e un invito. Quello di fare i conti con la domanda delle domande, l’unica alla quale i Vangeli offrono ospitalità: che la Chiesa decida nuovamente come vuole essere. Se rimanere una maestra seduta dietro una cattedra di scuola o una donna che è prima di tutto compagna di viaggio. Pronta a spartire e condividere ciò che, forse, non è ancora manifesto a ciascuno.

(da L’Altopiano, 25 ottobre 2014)

Tags:
paolo visinodo famiglia
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Top 10
1
POPE JOHN PAUL II
Philip Kosloski
I consigli di san Giovanni Paolo II per pregare
2
BABY
Mathilde De Robien
Nomi maschili che portano impresso il sigillo di Dio
3
SINDONE 3D
Lucandrea Massaro
L’Uomo della Sindone ricostruito in 3D. I Vangeli raccontano la v...
4
PAURA FOBIA
Cecilia Pigg
La breve preghiera che può cambiare una giornata stressante
5
Gelsomino Del Guercio
Ecco dove si trovano tombe e reliquie dei 12 apostoli (FOTO)
6
Padre Ignacio María Doñoro de los Ríos
Francisco Vêneto
Il cappellano militare che si è finto malvivente per salvare un b...
7
SERENITY
Octavio Messias
4 suggerimenti contro l’ansia
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni