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Perché si dice che i morti “si sono addormentati”?

“Requiem Æternam”: The Mass for the Dead, Revisited – it

Bouguereau

<em>The ascension of the soul to heaven (Bouguereau Adolphe-William)1878</em>

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 24/10/14

L'espressione è di origine biblica e ci ricorda come la morte sia stata sconfitta da Cristo

Caro don Antonio,

nella Messa il celebrante dice: “Ricordati dei nostri fratelli che si sono addormentati nella speranza della risurrezione”. Quell'“addormentati” mi ha sempre lasciato perplessa.

Patrizia

Cara Patrizia, la tua domanda riguarda il nostro destino ultimo. Noi crediamo “che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno” (Catechismo n. 989). Con la morte fisica, “l'anima viene separata dal corpo. Essa sarà riunita al suo corpo il giorno della risurrezione dei morti” (n. 1005). Prima del giudizio finale alla fine dei tempi, avviene il giudizio particolare. La parabola del povero Lazzaro (Luca 16,22) e le parole di Cristo in croce al buon ladrone (Luca 23,43) ne sono una testimonianza. “Ogni uomo”, leggiamo nel Catechismo, “fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre” (n. 1022). Nella gloria del cielo i santi e i beati “continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all'intera creazione” (n. 1029).

Riguardo ai defunti che si stanno purificando, la Chiesa ne onora la memoria e offre per loro suffragi affinché possano giungere alla visione beatifica di Dio; raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza in loro favore (cfr n. 1032).

Nella preghiera eucaristica noi preghiamo Dio per i vivi e per i defunti e commemoriamo i santi. Il ricordo dei defunti viene espresso con varie formule: “quelli che risposano in Cristo” (Preghiera eucaristica (I); “i nostri fratelli, che si sono addormentati nella speranza della risurrezione” (II), “i nostri fratelli defunti” (III), e altre. I termini “riposare” e “addormentati” sono di origine biblica. In greco esistono due verbi per indicare il sonno. Uno di questi, koimaomai, è spesso usato in senso traslato per indicare la morte. Che per gli antichi è come un sonno da cui non ci si risveglia. La Bibbia usa questa terminologia in un senso nuovo. Nel Vangelo di Giovanni Gesù dice: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato, ma io vado a svegliarlo”. Egli aveva parlato della morte di lui, ma i discepoli pensarono al “riposo del sonno” (11,11-12). E' san Paolo che usa più volte il verbo “addormentarsi” per indicare la morte (cfr 1Corinzi 15,18; 1Tessalonicesi 4,13.14.15: il termine “morti” della traduzione italiana alla lettera è “addormentati”).

La novità cristiana è il superamento della morte come fine di tutto: in realtà è come un sonno ristoratore al quale segue il risveglio a un giorno nuovo; non è il buio definitivo, ma un riposo che apre i nostri occhi alla luce di Dio. Non dobbiamo più temere la morte, sconfitta da Cristo. Ora è il passaggio di un sonno che introduce all'incontro con Cristo. D'altra parte, dal verbo koimaomai deriva la parola “cimitero”, che significa “dormitorio”, “luogo di riposo”. 

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