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Le parole possono uccidere?

© Periodici San Paolo
http://www.famigliacristiana.it/speciali/migliorisipuo/
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Parte il progetto #migliorisipuò con una forte campagna contro la discriminazione razziale

Vi ricordate quel ragazzino che a Napoli era stato vittima di un grave episodio di bullismo perché considerato troppo grasso?

E’ uno dei tanti, tantissimi atti di discriminazione razziale che ogni giorno, spesso in maniera silente, avvengono nel nostro Paese. Ed è proprio per questo, per non lasciare spazio al silenzio, che nasce «Anche le parole possono uccidere» un’iniziativa senza precedenti che vuole dire a voce alta "No" a quel grande mostro chiamato discriminazione.

La campagna è promossa da AvvenireFamiglia Cristiana, la Federazione italiana settimanali cattolici con le sue 190 testate e dall’agenzia Armando Testa.
 

#migliorisipuò
I manifesti sono emblematici e stanno arrivando in tutta Italia per essere diffusi in parrocchie, oratori, scuole. Il soggetto della campagna presenta dei volti “trafitti” da parole denigratorie, frutto di pregiudizi, che assumono la forma di proiettili.

L’iniziativa è iscritta dentro un progetto più ampio, denominato #migliorisipuò, che prevede lo sviluppo di altre future iniziative analoghe, con l’obiettivo di promuovere consapevolezza, far riflettere, stimolare la crescita personale e della società. 

Significato e uso delle parole
Le parole vanno utilizzate con parsimonia, con coscienza di saperne esattamente il significato e l’etichetta che spesso possono essere per molti individui. Il bambino era ciccione, la donna dell’est Europa inevitabilmente ladra, l’arabo è terrorista, e il naufrago negro. Per non pensare poi a certi epiteti poco gentili che a volte  accompagnato questi termini. Ogni giorno, ogni minuto di ogni giorno si leggono, si ascoltano episodi che fanno accapponare le pelle, accadimenti che portano con sé l’etichetta per il protagonista. (Rivista San Francesco, 23 ottobre)

Una società più fraterna
"Diciamo quindi un “no” alla discriminazione, ma insieme un “sì” a una società più sensibile, attenta, accogliente. Come dice papa Francesco «più fraterna». Proprio lui, di recente ha detto: «Parlar male di qualcuno equivale a “venderlo”, come fece Giuda con Gesù». Con questa iniziativa vogliamo raccogliere il monito di Francesco. I nostri giornali condividono la vocazione a stare dalla parte delle vittime, degli sconfitti, degli imperfetti, di quelli di cui “si dice ogni male”. Cari lettori, fatela vostra questa campagna: venite sui nostri siti internet, sottoscrivetela, lasciate un messaggio, raccontate una vostra esperienza. Rilanciatelo e condividetelo. Migliori si può. Diciamolo a voce alta." (Famiglia Cristiana, 23 ottobre)

 

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